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21.4047 · Interpellanza · 2021-09-21

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Si stima a oltre 120 000 il numero di civili evacuati dall'Afghanistan nel mese di agosto. Un numero ben più elevato si trova già al di fuori del Paese e potrebbe essere tentato di raggiungere l'Europa. In Francia, vari cittadini afghani giunti per via aerea sono stati posti sotto sorveglianza, in quanto sospettati di far parte dei Talebani. Il 7 settembre a Ginevra, Ahmad Walid Massud, fratello del comandante Massud assassinato 20 anni fa, ha affermato che i più vulnerabili dinanzi a un focolaio terrorista in Afghanistan e al massiccio esodo di migranti sono gli Europei. Il 31 agosto il direttore dell'agenzia Frontex, Fabrice Leggeri, metteva peraltro in guardia dagli arrivi di persone che all'apparenza sembrerebbero migranti economici, ma in realtà costituirebbero una minaccia per la sicurezza interna dell'Europa e soprattutto sarebbero legate a movimenti terroristici.

Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:

- È a conoscenza di indizi sulla potenziale radicalizzazione di cittadini afghani giunti in Svizzera dal 2019 o attualmente in procedura d'asilo?

- È a conoscenza di indizi sul potenziale rischio di atti terroristici o violenti ad opera di cittadini afghani giunti in Svizzera dal 2019 o attualmente in procedura d'asilo?

- Esistono indizi secondo cui persone radicalizzate e/o rappresentanti un potenziale rischio terroristico o violento potrebbero approfittare dei flussi migratori dall'Afghanistan per giungere in Svizzera o nello spazio Schengen?

- Servizi stranieri hanno contattato la Svizzera a tale proposito?

- Come valuta i rischi che l'arrivo di migranti provenienti dall'Afghanistan potrebbe comportare per la Svizzera in materia di radicalizzazione, terrorismo o altre forme di violenza?

Stellungnahme des Bundesrates

1. e 2: Il Consiglio federale rammenta che le autorità competenti (Ufficio federale di polizia [fedpol], Servizio delle attività informative della Confederazione [SIC], Ministero pubblico della Confederazione [MPC], Segreteria di Stato della migrazione [SEM], polizie cantonali coinvolte) adottano le misure necessarie per combattere qualsiasi minaccia per la sicurezza interna o esterna della Svizzera. Una possibile minaccia è considerata anche nell'esaminare ogni domanda d'asilo. Da un lato la SEM effettua un controllo delle persone, dall'altro vi sono procedure collaudate nel quadro della collaborazione con i partner della sicurezza. La SEM trasmette al SIC i fascicoli delle persone che chiedono asilo in Svizzera se emergono indizi secondo cui esse potrebbero rappresentare un pericolo per la sicurezza interna o esterna della Svizzera. Il SIC valuta se sussistono sospetti e intraprende i passi necessari. Nel quadro dei suoi compiti legali in materia di lotta al terrorismo, la SEM coordina inoltre strettamente con fedpol le misure che adotta, quali ad esempio la revoca dell'asilo (art. 63 della legge sull'asilo, LAsi; RS 142.31), la fine dell'ammissione provvisoria (art. 84 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione, LStrI; RS 142.20) e la revoca della cittadinanza svizzera (art. 42 della legge sulla cittadinanza, LCit; RS 141.0).

I cittadini afghani che hanno finora presentato una domanda d'asilo in Svizzera non presentano un particolare profilo a rischio per la sicurezza interna.

3. e 5: Il SIC ritiene possibile che membri dello "Stato islamico" oppure ex combattenti jihadisti migrino verso l'Europa, Svizzera compresa. Questa possibilità è tuttavia al momento poco verosimile. Attualmente non sussistono indizi di viaggi con finalità jihadiste dall'Afghanistan verso l'Europa.

4: Le autorità svizzere intrattengono scambi regolari con i servizi esteri. Nel quadro del suo mandato di base, anche il SIC è in contatto con i suoi partner internazionali in merito a questo tema. Nei settori della migrazione e della sicurezza vi sono diversi contatti bilaterali e multilaterali, ad esempio con Europol, Eurojust, l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO) e la Conferenza dei Direttori generali dei Servizi immigrazione (GDISC). Alle autorità svizzere non sono state comunicate informazioni che si iscrivono in tale contesto.

Risposta del Consiglio federale.