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23.4405 · Interpellanza · 2023-12-20

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

La Germania ha annunciato nei giorni scorsi che i controlli sistematici ai confini introdotti a metà ottobre per contrastare gli ingressi clandestini saranno prolungati di ulteriori due mesi. C’è motivo di credere che non sarà l’ultima proroga.

Questo perché, secondo il governo tedesco (tra l’altro rossoverde), i controlli funzionano. Ed infatti, stando i dati presentati da Berlino, lo scorso mese di novembre in Germania sono stati registrati solo 4353 ingressi clandestini, ovvero 14mila in meno rispetto ad ottobre. In particolare al confine con l’Austria, gli ingressi sono crollati dai 6900 di ottobre ai 490 di novembre. Mentre sulle frontiere con Polonia e Svizzera la diminuzione è stata del 50%.

Contemporaneamente, la Gran Bretagna ha firmato un ulteriore accordo con il Ruanda, mirato a realizzare i centri asilanti in quel Paese. Il nuovo accordo intende fornire ulteriori garanzie per superare le obiezioni della Corte suprema britannica, che aveva bloccato i primi trasferimenti di migranti verso lo Stato africano.

Londra prosegue dunque sulla via dell’esternalizzazione delle procedure d’asilo.

Chiedo al CF:

  • Come valuta il CF la (prevedibile) decisione della Germania di prolungare per due mesi i controlli sistematici ai confini?

  • Se questi controlli, come dichiarato dal governo tedesco, sono efficaci nel combattere gli ingressi clandestini, che infatti in Germania sono crollati, perché per la Svizzera non dovrebbe valere la stessa cosa?

  • E’ intenzione del CF, alla luce dei risultati ottenuti dalla Germania, riconsiderare l’introduzione di controlli sistematici ai confini con l’Italia?

  • Come valuta il CF il nuovo accordo tra Regno Unito e Ruanda mirato a concretizzare l’esternalizzazione delle procedure d’asilo britanniche nel paese africano?

  • Il CF, nelle sue prese di posizione contro le richieste di esternalizzazione delle procedure d’asilo, ha a più riprese sostenuto che le iniziative in tal senso lanciate da alcuni paesi europei (in particolare Danimarca e Gran Bretagna) non si sono finora concretizzate. Qualora tuttavia si concretizzassero, il CF è disposto a percorrere una strada analoga? Oppure – come lasciano ad intendere varie prese di posizione della CF Baume Schneider – si rifiuta per partito preso?

Stellungnahme des Bundesrates

1.-3. Il Consiglio federale ha preso atto della proroga, da parte della Germania, dei controlli alle frontiere interne e precisa che la Svizzera, non appartenendo all’unione doganale europea, dispone di maggiori possibilità di controllo alla frontiera rispetto agli Stati membri dell’UE. In concreto, il nostro Paese utilizza alle frontiere interne un dispositivo permanente che comprende un’infrastruttura di controllo e collaboratori dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC). Quest’ultimo effettua già controlli delle persone nell’ambito dei controlli doganali. A causa della mutata situazione, negli ultimi mesi l’UDSC ha potenziato il suo dispositivo alla frontiera meridionale. Peraltro, attualmente la Germania effettua al confine con la Svizzera solo controlli mirati, quindi né sistematici né generalizzati. Oltre alla Germania, anche altri Paesi europei hanno ripristinato (talvolta già da vari anni) i controlli alle frontiere interne, che tuttavia hanno ridotto molto poco o per nulla la migrazione irregolare. La diminuzione delle entrate illegali indicata dalle autorità tedesche va considerata nel contesto stagionale. Infatti, anche l’UDSC ha registrato una diminuzione dei soggiorni illegali in Svizzera, nonostante non siano stati reintrodotti controlli sistematici alle frontiere con gli Stati limitrofi (7136 fermi a settembre, 6763 a ottobre, 5014 a novembre e 4021 a dicembre). Anche negli anni scorsi è sempre stata osservata una simile diminuzione stagionale. Il Consiglio federale ritiene che le condizioni per il ripristino da parte svizzera di controlli alle frontiere interne non siano attualmente adempiute. Inoltre, controlli sistematici alle frontiere interne avrebbero importanti ripercussioni per le regioni di confine, in quanto ogni giorno centinaia di migliaia di persone valicano la frontiera.4. Il nuovo accordo firmato il 5 dicembre 2023 tra la Gran Bretagna e il Ruanda, oltre a prevedere il potenziamento del sistema d’asilo ruandese, accorda il diritto di restare in Ruanda anche a persone la cui domanda d’asilo è stata respinta. Intende in tal modo evitare che persone vengano rinviate nel loro Paese d’origine o di provenienza in violazione del principio di non respingimento. Resta da vedere se queste modifiche potranno fugare i timori in precedenza espressi dalla Corte suprema britannica e superare un eventuale esame giuridico da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo. 5. Il Consiglio federale si è espresso a più riprese sulla delocalizzazione delle procedure d’asilo, in particolare in risposta alle mozioni 21.3785 Quadri «Svizzera sulla falsa riga della Danimarca, creare centri asilanti in paesi extraeuropei», 21.3992 Gruppo UDC «Richiedenti l'asilo. Garanzia della protezione in uno Stato terzo sicuro», 23.3950 Chiesa «Cambio di paradigma nella politica d’asilo. Bloccare le rotte migratorie e combattere i passatori e la criminalità» e 23.3176 Müller Damian «Rimpatrio degli Eritrei la cui domanda d'asilo è stata respinta. Avvio di un progetto pilota in uno Stato terzo». Finora nessuno Stato europeo ha potuto attuare un progetto di questo tipo. Il Consiglio federale continuerà a seguire gli ulteriori sviluppi. Si rinvia inoltre alla risposta del Consiglio federale al postulato 23.4490 Caroni del 22 dicembre 2023 «Procedure d'asilo ed esecuzione degli allontanamenti all'estero. Analisi della situazione».