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Infiltrazioni islamo-gauchiste, anti-occidentali ed antisemite nelle Università svizzere. Chiudere gli occhi e continuare a versare contributi pubblici miliardari?

24.3618 · Interpellanza · 2024-06-13

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Continuano le occupazioni delle Università svizzere ad opera di cosiddetti collettivi studenteschi pro-Palestina. Oggi è nuovamente il turno dell’Università di Berna. Non di rado le manifestazioni scivolano nell’antisemitismo: “Dal fiume al mare” è infatti uno slogan antisemita, che inneggia alla distruzione dello Stato d’Israele.

Le occupazioni spesso non sono pacifiche; non mirano alla libera discussione, bensì alla censura e all’intolleranza. All’Università di Losanna è addirittura stata stilata una lista di proscrizione a danno di docenti e dottorandi “rei” di aver collaborato con Università israeliane: una deriva di evidente stampo fascista.

Preoccupa che le manifestazioni di cui sopra vengono appoggiate anche da parte del corpo insegnante. Si ricorda che, all’indomani dell’aggressione messa a segno da Hamas il 7 ottobre, un docente dell’Istituto per gli studi sul Medio Oriente dell’Università di Berna esultò sui social per il massacro. Il docente venne allontanato e l’Istituto chiuso.

L’appoggio di parte del corpo docente alle occupazioni Pro Palestina lascia presagire che - soprattutto all’interno delle facoltà umanistiche - esistano pesanti infiltrazioni ideologiche islamo-gauchiste, anti-occidentali magari pure antisemite. Infiltrazioni evidentemente inconciliabili con la neutralità e l’imparzialità che deve essere pretesa dalle istituzioni universitarie, ed intollerabili in funzione dei contributi pubblici plurimiliardari destinati all’istruzione superiore.

Chiedo al CF:

  • Come valuta il CF l’appoggio di parte del corpo docente delle Università svizzere alle occupazioni “pro Palestina”?

  • Come valuta il CF l’allestimento di liste di proscrizione ai danni di docenti e dottorandi “rei” di aver collaborato con università israeliane?

  • E’ intenzione del CF intervenire affinché la neutralità politica ed ideologica delle Università svizzere sia ripristinata?

  • Come valuta il CF il rischio di infiltrazioni ideologiche islamo-gauchiste e antisemite all’interno in particolare delle facoltà umanistiche, vedi il caso dell’Istituto per gli studi sul Medio Oriente dell’Università di Berna? Il CF ha elementi concreti per ritenere che si tratti di un caso isolato?

  • Non ritiene il CF che i finanziamenti miliardari elargiti all’ente pubblico vadano vincolati a precise garanzie di neutralità politica ed ideologica da parte degli atenei?

Stellungnahme des Bundesrates

1 / 2. Il Consiglio federale è al corrente delle manifestazioni e delle occupazioni in varie scuole universitarie in relazione al conflitto in Medio Oriente. In quanto istituti pubblici autonomi, le scuole universitarie hanno la responsabilità di giudicare la portata delle manifestazioni e reagire in modo appropriato, se necessario con il supporto dei propri enti responsabili e delle forze di sicurezza cantonali. Tra i loro compiti rientra anche giudicare la gravità del comportamento degli studenti e del personale. In tale contesto vanno considerati diversi aspetti, come la sicurezza, la prevenzione dei reati e la libertà dell’insegnamento e della ricerca. Il Consiglio federale prende atto che nei casi di violazione dell’obbligo di fedeltà da parte del personale universitario le direzioni degli istituti sono intervenute sanzionando i responsabili (cfr. comunicato stampa dell’Università di Berna del 1° febbraio 2024 sui fatti avvenuti presso l’istituto per gli studi sul Medio Oriente e le società musulmane ISNO). Laddove necessario, le direzioni hanno anche richiesto sgomberi (cfr. comunicato stampa del Politecnico federale di Zurigo dell’8 maggio 2024 e comunicato stampa dell’Università di Basilea del 24 maggio 2024).

3 / 4. Sono le direzioni delle scuole universitarie a essere chiamate in prima linea a giudicare la gravità delle violazioni dell’obbligo di fedeltà e dell’integrità accademica da parte del personale universitario. Le scuole universitarie hanno adottato norme sui limiti della libertà d’espressione in relazione all’obbligo di fedeltà durante le attività di insegnamento e di ricerca e al di fuori (cfr. ad esempio le direttive sulla comunicazione e sull’espressione delle opinioni dell’Università di Berna del 4 giugno 2024). Le scuole universitarie svizzere difendono la libertà dell’insegnamento e della ricerca, che deve dare spazio a un dibattito scientifico aperto e a uno scambio di opinioni rispettoso. Per quanto riguarda eventuali influenze esterne, in seguito agli eventi legati al conflitto in Medio Oriente le scuole universitarie hanno dichiarato apertamente che non tollereranno alcuna strumentalizzazione del proprio istituto o intimidazione dei propri membri (cfr. ad esempio comunicato stampa dell’Università di Friburgo del 14 giugno 2024 e dichiarazione di swissuniversities del 7 maggio 2024 sulle azioni in corso nelle scuole universitarie in relazione al conflitto Hamas-Israele).

5. Ai sensi dell’articolo 45 capoverso 1 della legge federale sulla promozione e sul coordinamento del settore universitario svizzero (LPSU; RS 414.20), il Consiglio federale vincola il riconoscimento del diritto ai sussidi per le università cantonali e le scuole universitarie professionali alla disponibilità di servizi pubblici d’insegnamento (mandato di insegnamento cantonale), all’accreditamento istituzionale (che verifica i processi di qualità della scuola) e all’integrazione nel panorama universitario svizzero. Il Consiglio federale non ritiene necessari ulteriori criteri.

La Confederazione contribuisce al 20 per cento dei costi di riferimento delle università cantonali e al 30 per cento di quelli delle scuole universitarie professionali. Secondo la legge sui PF (RS 414.10) il settore dei PF viene finanziato principalmente dalla Confederazione e si orienta agli obiettivi strategici del Consiglio federale, che comprendono anche temi legati al personale.

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