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24.4218 · Interpellanza · 2024-09-27

Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport

Liquidato

Wortlaut

Le guerre e i conflitti sono in aumento a livello globale e rafforzare la nostra capacità di difesa è una questione urgente. Tale intento può essere realizzato solo con una capacità di produzione di beni d’armamento sufficiente. A questo riguardo la finanza sostenibile si sta rivelando sempre più un ostacolo: oltre 1600 miliardi di franchi sono investiti secondo presunti principi «di sostenibilità» che stabiliscono direttive in materia ambientale e di diritti umani. In tale contesto i beni d’armamento, con i quali Paesi democratici che applicano i medesimi standard della Svizzera possono difendersi, spesso vengono qualificati come non sostenibili.

Ciò comporta un’esclusione sistematica dagli investimenti delle imprese appartenenti all’industria degli armamenti. Già oggi per queste imprese è praticamente impossibile aprire un nuovo conto bancario o stipulare un’assicurazione. I contratti in scadenza non vengono rinnovati. Anche il disbrigo di singoli affari in materia di armamenti è quasi impossibile se ci si appoggia a banche svizzere. Ci sono addirittura casi in cui i collaboratori di aziende d’armamento incontrano ostacoli quando svolgono operazioni bancarie a titolo personale. Diversi interventi politici e iniziative a livello amministrativo consolideranno ulteriormente questa evoluzione, ad esempio nel settore del «greenwashing».

Un’interpretazione unilaterale della sostenibilità che non tiene conto della sostenibilità a livello di politica di sicurezza mette a rischio la capacità di difesa del nostro Paese negli anni a venire. In una dichiarazione congiunta, i ministri della difesa dei Paesi UE hanno rilevato che l’esclusione di investimenti in beni d’armamento è una delle ragioni alla base dei depositi di munizioni vuoti in Europa.

Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:

  • L’industria svizzera degli armamenti dispone di accesso sufficiente a capitali per poter garantire una politica di sicurezza sostenibile?

  • Quali ostacoli crea la finanza sostenibile per quanto riguarda l’accesso ai capitali per l’industria svizzera degli armamenti?

  • Quali misure adotta la Confederazione, da un lato, nell’ambito della sua responsabilità in materia di politica di sicurezza e, dall’altro, nel quadro dei tentativi normativi nel settore della finanza sostenibile, al fine di garantire l’accesso ai capitali per l’industria degli armamenti?

  • Il Consiglio federale ritiene opportuno migliorare le condizioni quadro nel settore della finanza sostenibile a beneficio della sostenibilità in materia di politica di sicurezza?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Sullo sfondo di un contesto di sicurezza notevolmente peggiorato in Europa e di un persistente esubero della domanda sui mercati internazionali degli armamenti, l’importanza di una base tecnologica e industriale rilevante in materia di sicurezza (STIB) performante e solida nonché dello sviluppo di capacità di produzione dell’industria degli armamenti in Svizzera sono nuovamente aumentati. Per ampliare le proprie capacità di produzione, ma anche per finanziare lavori di ricerca e sviluppo, le imprese svizzere appartenenti all’industria degli armamenti necessitano di fonti di finanziamento sufficienti. Gli scambi tra l’Ufficio federale dell’armamento armasuisse e l’industria degli armamenti mostrano che, nonostante l’incremento delle uscite statali per la difesa a livello europeo, l’accesso al capitale per le imprese svizzere del settore rimane una sfida. In particolare a farne le spese sono soprattutto le piccole e medie imprese (PMI) ma anche l’impresa di proprietà della Confederazione RUAG MRO. In questi casi, la Confederazione ha anche già condotto colloqui con gli istituti finanziari interessati, in particolare se si stratta di banche in mano statale, ossia le banche cantonali. Inoltre la Confederazione facilita l’accesso ai prestiti bancari per le PMI attraverso le fideiussioni per PMI. 2. Le banche e altri investitori istituzionali possono applicare le proprie direttive e i propri criteri riguardo alle loro decisioni di investimento che possono interessare l’ambiente, la socialità e la gestione imprenditoriale in senso lato. Nell’ambito di queste direttive, le banche e gli investitori istituzionali possono definire criteri per le prestazioni di servizi finanziarie destinate alle imprese operanti nel settore degli armamenti. Alcune banche, ad esempio, escludono in modo esplicito la concessione di crediti a imprese che producono armi il cui impiego è condannato a livello internazionale o che forniscono armi a Paesi che violano in modo grave i diritti umani o in cui sussistono rischi di corruzione elevati. Anche nel caso in cui le imprese svizzere degli armamenti e i loro affari non sono interessate da questi criteri, spesso gli oneri amministrativi per l’accesso a queste prestazioni di servizi finanziari sono elevati. Da colloqui tenuti con le imprese svizzere degli armamenti, l’Ufficio federale dell’armamento armasuisse è inoltre a conoscenza del fatto che alcune banche abbiano rifiutato loro prestazioni di servizi finanziari come crediti o l’apertura di un conto bancario a causa dei rischi di reputazione assunti. Inoltre in singoli casi lo svolgimento degli affari di queste imprese per il tramite di banche svizzere viene reso difficile. Tuttavia in questo contesto non vi è alcun nesso con le prescrizioni della Confederazione in materia di prodotti di investimento sostenibili. Le sfide menzionate risultano in prima linea dalla domanda del mercato e dalle preferenze degli investitori. Come già spiegato nel parere all’interpellanza 24.3525 Broulis, le banche possono rifiutare o interrompere le relazioni d’affari e le transazioni con singoli clienti o categorie di clienti. 3. e 4. Il Consiglio federale è consapevole dell’importanza di un accesso al capitale per il mantenimento dell’industria svizzera degli armamenti. Il DDPS mira quindi a sfruttare i margini di manovra del diritto in materia di appalti pubblici per poter acquistare maggiormente in Svizzera beni d’armamento e materiale civile per l’esercito e per altre istituzioni preposte alla sicurezza dello Stato. Nel 2023 il volume degli acquisti in Svizzera dell’Ufficio federale dell’armamento si attestava complessivamente a 653 milioni di franchi, di cui 315 milioni di franchi per il materiale bellico. La Confederazione non dispone tuttavia di strumenti per poter obbligare le imprese private a fornire determinate prestazioni all’industria degli armamenti. Conformemente all’articolo 94 della Costituzione federale la Confederazione e i Cantoni si attengono al principio della libertà economica. Nell’ambito delle loro competenze provvedono per condizioni quadro favorevoli all’economia privata. Le deroghe da questo principio sono ammissibili soltanto se sono previste dalla Costituzione federale. Gli attuali lavori della Confederazione nell’ambito della finanza sostenibile si incentrano sull’aumento della trasparenza per gli investitori e non prevedono alcun divieto di effettuare investimenti nell’industria degli armamenti.