Abbassare il grado di protezione dello smergo maggiore per salvare alcune specie ittiche in pericolo e favorire la biodiversità degli habitat acquatici
24.431 · Iniziativa parlamentare · 2024-06-05
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Nella Commissione del Consiglio degli Stati
Wortlaut
Con la presente iniziativa parlamentare si chiede di modificare la Legge sulla caccia, LCP (922.0) come segue:
Art. 7a Regolazione specie protette
1. […]
c (nuovo). Smergo maggiore, dal 1° settembre al 31 gennaio.
Begründung
Il progetto fischnetz, a cura dell’EAWAG (istituto per la ricerca sulle acque nel settore dei politecnici federali) e dell’UFAM (Ufficio federale dell’ambiente), concluso nel 2004, ha dimostrato un declino generale del popolamento ittico e di conseguenza pure del pescato nelle acque svizzere. Nei 10 punti di sintesi sulle raccomandazioni per migliorare la situazione, uno era specifico sulla necessità di garantire un rapporto equilibrato tra gli interessi della tutela del patrimonio ittico e della pesca e quelli della protezione degli uccelli piscivori, e in particolare era esplicitata la necessità di poter autorizzare misure di difesa in caso di elevata densità degli smerghi lungo i corsi d’acqua.
Se già nel 2004 la situazione era considerata critica ed era stato ritenuto opportuno poter regolare lo smergo maggiore in caso di densità elevate, considerato l’aumento in Svizzera negli ultimi 20 anni della sua distribuzione e degli effettivi nidificanti secondo i dati pubblicati dalla Stazione ornitologica svizzera di Sempach, la necessità di intervento sullo smergo maggiore oggi trova una ulteriore maggiore giustificazione.
Da oltre un decennio, vengono investiti annualmente a livello nazionale decine e decine di milioni di CHF per rivitalizzare i corsi d’acqua e mitigare gli effetti negativi della forza idrica (libera migrazione ittica, deflussi discontinui giornalieri, alterazione del trasporto solido), anche a favore della ripresa del popolamento ittico. L’attuale allegato all’Ordinanza concernente la legge federale sulla pesca elenca diverse specie minacciate, fortemente minacciate e addirittura a rischio estinzione. L’aggiornamento della lista rossa dei pesci del 2022 a cura dell’UFAM, rimarca come già la versione del 2007 evidenziava una situazione precaria per i pesci e purtroppo l’aggiornamento non registra alcuna inversione di tendenza con un numero di specie ittiche minacciate in continuo aumento con conseguente erosione della biodiversità. Dunque una situazione peggiorata nonostante gli investimenti sugli habitat acquatici e che vede oggi, su 71 specie ittiche considerate indigene: 9 estinte, 15 in pericolo di estinzione e 8 fortemente minacciate. Tra le specie in pericolo di estinzione vi sono il temolo adriatico, l’alborella, l’anguilla, il naso, la trota marmorata o quella del Danubio, per citare alcuni esempi.
Questa tendenza giustifica degli interventi di protezione e promozione della biodiversità delle nostre acque, vera ricchezza del nostro Paese, e delle specie ittiche autoctone di pregio minacciate. Anche a fronte degl’importanti investimenti per il risanamento delle acque sopraccitati, non possiamo subire passivi l’azione e la predazione incontrastata degli uccelli ittiofagi oggi protetti senza una concreta giustificazione in modo assoluto, come per altro già indicato pure dall’UFAM e dall’EAWAG con il già citato rapporto conclusivo del progetto fischnetz (2004 e 2007). In caso contrario andremmo a compromettere definitivamente la diversità naturale e l’abbondanza delle specie indigene di pesci oltre che la protezione delle specie ittiche oggi minacciate e a vanificare gli sforzi profusi in questo ambito, come ad esempio i tentativi di reintroduzione di 3 specie ittiche oggi considerate localmente estinte come il temolo pinna blu nel fiume Maggia in Ticino, il salmone in Svizzera al nord delle Alpi o il cobite di stagno nella regione di Basilea.
Il cormorano è stato opportunamente inserito nelle specie cacciabili (art. 5 cpv. 1 lett. o LCP), mentre non è stato previsto nulla per le altre due specie critiche quali lo smergo maggiore e l’airone cenerino. Se per l’airone cenerino l’impatto sulla fauna ittica è ritenuto più contenuto, considerata la sua tecnica di predazione selettiva e tenuto conto che nella sua alimentazione vi sono pure piccoli mammiferi e anfibi, diverso è il discorso per lo smergo maggiore. Questa specie di uccello piscivoro si nutre esclusivamente di pesci e in quantità abbondanti e per la quale è necessario poter intervenire laddove l’eccessiva presenza sui corsi d’acqua minaccia la conservazione della diversità delle specie ittiche. Per questi motivi appare indispensabile prevedere, come già avviene per altre specie protette, la possibilità per i Cantoni di intervenire con degli interventi di regolazione, previo preavviso dell’UFAM, inserendo lo smergo maggiore nell’art. 7a cpv. 1 lett. c LCP.
Ciò permetterà il necessario margine di manovra dei Cantoni per la regolazione dello smergo maggiore, contrariamente ad oggi dove è possibile intervenire unicamente sul cormorano, al fine di garantire un corretto equilibrio fra le specie e la tutela della nostra biodiversità.