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25.3454 · Interpellanza · 2025-05-06

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

La crisi della biodiversità e del clima rappresenta una sfida a livello globale, che non solo mette a rischio la qualità della vita delle generazioni future, ma minaccia anche l’esistenza di numerose specie, spazi vitali ed ecosistemi. Il cosiddetto «ecocidio» è una delle forme più gravi di degrado ambientale ed è inteso come un danno grave e diffuso agli ecosistemi, provocato intenzionalmente, che rappresenta una minaccia per la vita e il benessere di persone e animali.

L’ecocidio è sempre più oggetto di discussione a livello internazionale ed è già punibile in diversi Paesi, come Ecuador, Armenia, Bielorussia, Russia e Vietnam. In Europa, il riconoscimento dell’ecocidio nei diritti penali nazionali è al momento oggetto di discussione o, come in Belgio o in Francia, è già una realtà. Nel 2024, il Consiglio europeo ha approvato una nuova direttiva contro la criminalità ambientale, che prevede tra l’altro la criminalizzazione di condotte paragonabili all’ecocidio.

In questo contesto, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

  1. nelle sue risposte alle interpellanze 17.3947 e 21.3286, il Consiglio federale ha spiegato che allo stato attuale non è opportuno ampliare lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI). Nel frattempo, il reato di ecocidio è stato ufficialmente sottoposto all’esame degli Stati membri della CPI. Il Consiglio federale appoggerà l’iniziativa di Vanuatu, Figi e Samoa di introdurre l’ecocidio come reato nello Statuto di Roma?

  2. Perché, in materia di ecocidio, la Svizzera è in ritardo rispetto a Paesi come la Russia, il Kazakistan, l’Armenia, l’Ecuador e il Vietnam?

  3. In quale misura il Consiglio federale ritiene che la Svizzera abbia la responsabilità di promuovere il riconoscimento e il perseguimento degli ecocidi attraverso sforzi diplomatici e partenariati internazionali? Quale ruolo può assumere la Svizzera a livello internazionale in termini di protezione dell’ambiente e di riconoscimento dell’ecocidio?

  4. Quali misure sta adottando il Consiglio federale affinché a livello nazionale e internazionale vi sia una maggiore consapevolezza di quello che sono l’ecocidio e il degrado ambientale?

  5. Quali misure, oltre a quelle adottate nel quadro della modifica della legge sulla protezione dell’ambiente (22.085), sono previste per rafforzare la legilsazione e perseguire penalmente chi, con la propria condotta, è artefice di un degrado ambientale di dimensioni pari all’ecocidio?

Stellungnahme des Bundesrates

1 e 2. La Svizzera segue con attenzione le discussioni sul tema della criminalità ambientale e sullo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (RS 0.312.1) che si tengono nei vari forum formali della CPI. In questo contesto va menzionata anche la procedura di consultazione sulla gestione della criminalità ambientale nel quadro dello Statuto di Roma, avviata nel 2024 dall’Ufficio del procuratore della Corte e che attualmente è nella seconda fase. Il Consiglio federale non ha ancora preso posizione in merito all’iniziativa di Vanuatu, Figi e Samoa presentata alla fine del 2024. Le discussioni sulla proposta di modifica sono appena cominciate negli Stati Parte allo Statuto di Roma. 3. Il Consiglio federale si impegna a favore della messa a punto e dell’attuazione di meccanismi di controllo efficaci nel quadro di accordi ambientali multilaterali, come ad esempio nell’Accordo sul clima (RS 0.814.012). A tal proposito fa riferimento al suo parere in risposta all’interpellanza Thorens 17.3947 «Ecocidi o reati gravi contro l’ambiente. Porre fine all’impunità». 4 e 5. Il Consiglio federale si impegna a rafforzare l’esecuzione in materia di reati ambientali. Come illustrato nel suo parere in merito all’interpellanza Thorens 21.3286 «Ecocidi o danni ambientali gravi. Il Consiglio federale intende migliorare le disposizioni penali del diritto in materia di ambiente?», nel 2018 ha istituito un gruppo di coordinamento contro la criminalità ambientale, che ha il mandato di rafforzare la lotta contro i reati ambientali a livello nazionale e internazionale.