Crimini di guerra a Gaza. La Svizzera imponga sanzioni al governo israeliano così come alle persone fisiche e giuridiche coinvolte
25.4082 · Mozione · 2025-09-23
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Visti gli attacchi militari continui e illegali di Israele nella Striscia di Gaza, il Consiglio federale è invitato a rivedere la sua politica in materia di sanzioni.
In particolare, è chiamato a:
riprendere le sanzioni adottate o che saranno adottate dall’Unione europea, segnatamente contro i coloni israeliani violenti e i ministri estremisti;
elaborare le basi legali necessarie per consentire alla Svizzera di adottare autonomamente sanzioni per garantire il rispetto del diritto internazionale, soprattutto dei diritti umani.
Begründung
In quanto Stato di piccole dimensioni, la Svizzera dipende in maniera decisiva dal rispetto del diritto internazionale. Tuttavia, negli ultimi anni si è assistito a una progressiva erosione del rispetto di tali regole e norme fondamentali, fino ad arrivare a un vero e proprio disprezzo.Violazioni particolarmente gravi del diritto internazionale vengono attualmente commesse dal governo israeliano e dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Gli attacchi hanno già provocato decine di migliaia di vittime, in maggioranza civili, mentre tantissime altre persone sono ferite o sfollate e non hanno accesso al cibo né alle cure mediche.Parallelamente, la consegna degli aiuti umanitari viene bloccata in maniera intenzionale.Nel mondo le condanne contro queste palesi violazioni del diritto internazionale sono ancora troppo timide mentre quelle del Consiglio federale sono praticamente inesistenti. Tuttavia, è nell’interesse della Svizzera, più che di qualsiasi altro Stato, difendere l’ordine internazionale e far capire chiaramente al governo israeliano che le violazioni del diritto umanitario non possono essere tollerate senza conseguenze. D’altro canto, in quanto Stato che ospita diverse istituzioni internazionali, la Svizzera è tenuta, nei limiti delle sue possibilità, a opporsi alle violazioni del diritto umanitario.Grazie alla legge sugli embarghi, il nostro Paese ha già la possibilità di adottare le sanzioni emanate dalle organizzazioni delle Nazioni Unite, dall’OSCE e dai suoi principali partner commerciali. Con la presente mozione il Consiglio federale è invitato a riprendere le sanzioni attuali e future dei suoi partner europei e a effettuare le modifiche legislative necessarie affinché d’ora in poi la Svizzera possa imporre autonomamente sanzioni in caso di gravi violazioni del diritto internazionale.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
1. Adozione delle sanzioni UE
La Svizzera decide caso per caso, sulla base di un’attenta valutazione degli interessi, se adottare le nuove sanzioni emanate dall’UE. La valutazione tiene conto della politica estera, della politica economica esterna e dei criteri giuridici. Su queste basi la Svizzera ha adottato numerose sanzioni dell’UE, ma non le cosiddette «sanzioni tematiche», con cui vengono puniti gli attori responsabili di determinate azioni in tutto il mondo senza restrizioni geografiche.
Ad esempio, nell’ambito del regime di sanzioni tematiche, nel 2024 l’Unione ha sanzionato alcuni coloni israeliani per gravi violazioni dei diritti umani. Tuttavia, il Consiglio federale ha deciso di rimanere fedele alla propria prassi e di non riprendere questo tipo di misure. I risultati delle votazioni svoltesi rispettivamente l’8 settembre 2025 nel Consiglio degli Stati sulla mozione 25.3561 del consigliere agli Stati Carlo Sommaruga e l’11 settembre 2025 nel Consiglio nazionale sulla mozione 25.3560 del consigliere nazionale Fabian Molina hanno confermato la validità di tale scelta.
2. Modifica della legge sugli embarghi
La legge sugli embarghi consente al Consiglio federale di associarsi alle sanzioni dell’ONU e dei principali partner commerciali del nostro Paese, in pratica dell’UE. Se, oltre a ciò, la Svizzera dovesse emanare sanzioni di sua iniziativa si creerebbero numerosi svantaggi.
In primo luogo, la portata di queste sanzioni sarebbe limitata, dato che ci sarebbero molti modi per aggirarle tramite l’estero. Inoltre, la Svizzera ha scarsa influenza sui suoi partner stranieri per quanto riguarda l’adozione di eventuali provvedimenti e dovrebbe anche fare i conti con le contromisure dei Paesi interessati. Infine, se le misure sanzionatorie dovessero essere adottate in modo autonomo, sarebbero necessarie molte più risorse per progettarle e attuarle.
Per questo il Consiglio federale ritiene che l’adozione delle sanzioni dei nostri principali partner commerciali si sia dimostrata una strategia valida. Pertanto, non ritiene necessario decidere sanzioni indipendenti in questo momento. Esistono infatti altri mezzi per impegnarsi a favore dei diritti umani. Nei suoi contatti bilaterali e multilaterali, in particolare nell’ambito dell’ONU, il Consiglio federale esorta regolarmente al rispetto di tali diritti.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.