25.4854 · Interpellanza · 2025-12-19
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
In adempimento del postulato 22.3877 della CSEC-CN, il Consiglio federale ha pubblicato un rapporto in cui riconosce l’importanza di un’educazione sessuale olistica per promuovere la salute, prevenire le violenze sessuali e attuare la Convenzione di Istanbul. Il rapporto mette in luce determinate lacune: forte eterogeneità cantonale, monte ore insufficiente, accesso impari all’intervento di professionisti qualificati, deficit nell’insegnamento specializzato e mancata integrazione sistematica dell’educazione sessuale nella formazione del corpo docenti.
Queste lacune sono preoccupanti, e lo sono a maggior ragione visto il costante aumento delle violenze sessuali e sessiste e dei discorsi maschilisti, sempre più diffusi fra i giovani, in particolare online. Per prevenire queste derive è fondamentale portare avanti un’educazione sessuale fondata sui diritti, sul rispetto e sul consenso.
Pur stando così le cose, il Consiglio federale non propone misure di coordinamento obbligatorie e si limita a fare sensibilizzazione, nonostante la Confederazione e i Cantoni debbano provvede insieme a un’elevata qualità e permeabilità dello spazio formativo svizzero (art. 61a Cost.). È sorprendente constatare che, a differenza di quanto avviene in altri casi, come per esempio nel passaggio al digitale, l’educazione sessuale non sia un ambito prioritario né degli obiettivi politici comuni né del programma di lavoro 2025–2028.
Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande che seguono:
Come giustifica l’assenza di obiettivi politici comuni espliciti in materia di educazione sessuale nonostante le lacune messe in luce dal proprio rapporto?
Quali misure intende adottare concretamente, nel quadro delle proprie competenze costituzionali, per migliorare il coordinamento, la qualità e la parità di accesso all’educazione sessuale in Svizzera?
Perché si ritiene possibile dotarsi di strumenti di pilotaggio per la digitalizzazione dell’istruzione ma non per un ambito fondamentale per la protezione dell’infanzia, le pari opportunità e la prevenzione delle violenze?
Come può ritenere che gli strumenti esistenti siano sufficienti per garantire un’offerta di qualità basata su prove scientifiche a livello nazionale, quando nel suo stesso rapporto identifica una carenza di risorse e di capacità in numerosi Cantoni?
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale riafferma il suo impegno a favore dei diritti dei bambini e della loro protezione contro la violenza e, in particolar modo, del loro diritto a ricevere un’educazione sessuale completa e di qualità, conformemente alle convenzioni internazionali ratificate dalla Svizzera. La Costituzione sancisce la competenza dei Cantoni in materia di educazione sessuale durante il ciclo scolastico obbligatorio e post-obbligatorio (art. 62 cpv. 1-3 Cost.). Nel suo rapporto del 13 dicembre 2024 (www.sefri.admin.ch > Formazione > Spazio formativo svizzero > Temi trasversali e intersettoriali > Educazione sessuale) il Consiglio federale ritiene che il sistema formativo formale impartisca un’educazione sessuale di qualità e adeguata.
Domande 1+3: La Confederazione e i Cantoni provvedono insieme nell’ambito delle rispettive competenze a un’elevata qualità e permeabilità dello spazio formativo svizzero (61a Cost.). Dal 2011 definiscono obiettivi comuni di politica formativa di carattere generale e sovraordinati. La dichiarazione comune indica, fra l’altro, che la Confederazione e i Cantoni coordinano le loro azioni nell’ambito dell’educazione allo sviluppo sostenibile (ESS). Quest’ultimo tratta inoltre temi quali la parità di genere, la salute e la ricerca della propria identità. Le pari opportunità menzionate nel postulato rappresentano anch’esse una sfida di rilievo nel settore dell’educazione, della ricerca e dell’innovazione (ERI) e, per questa ragione, sono trattate nel messaggio ERI 2025-28.
Domanda 2: La competenza dei Cantoni in materia di educazione sessuale a scuola comprende anche misure per il coordinamento dell’offerta, la garanzia della qualità e la parità di accesso. Di conseguenza, le linee d’intervento e le raccomandazioni identificate nello studio esterno sul quale poggia il rapporto del Consiglio federale (v. sopra) non sono di competenza federale. La Confederazione dispone di un margine di manovra nel settore della formazione professionale (art. 63 Cost.) e in quello delle scuole universitarie (art. 63a Cost.). La SEFRI può sensibilizzare i partner della formazione professionale nel quadro del processo di sviluppo delle professioni e si assicura che la Conferenza delle rettrici e dei rettori delle scuole universitarie svizzere ne venga informata.
Nei settori della salute, delle pari opportunità e delle attività giovanili extrascolastiche, la Confederazione svolge un lavoro di prevenzione e concede aiuti finanziari per progetti appropriati. Nell’ambito del Piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul 2022-2026 vengono inoltre promossi progetti sulla non violenza e la parità di genere di ragazze e ragazzi a scuola (www.parita2030.ch > Piano d’azione > 3.I. PAN CI: Priorità I. Informare e sensibilizzare la popolazione > Misura 11). Sono altresì stati pubblicati standard minimi per la formazione e il perfezionamento in materia di violenza di genere, violenza sessualizzata e violenza domestica per il settore «Scuola e pedagogia» (www.bfeg.admin.ch > Standard minimi per la formazione e il perfezionamento). Da ultimo, l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo sostiene progetti per prevenire la violenza nei confronti di bambini e giovani (in particolar modo per quanto riguarda la violenza e le molestie sessuali).
Domanda 4: L’educazione sessuale e i suoi obiettivi pedagogici sono fissati nei piani di studio delle regioni linguistiche per la scuola dell’obbligo. A livello cantonale possono essere definiti contenuti supplementari. Le direzioni scolastiche provvedono affinché l’insegnamento sia adeguato all’età e al livello degli alunni. Fra le loro responsabilità vi è anche il ricorso a offerte di sostegno esterne e la messa a disposizione di materiale didattico appropriato. Al livello secondario II la salute sessuale e la prevenzione della violenza sessuale vengono affrontati durante l’insegnamento o in modo interdisciplinare. Lo studio sopracitato indica che in tutto il Paese è aumentata la sensibilità nei confronti dell’importanza dell’educazione sessuale a scuola e che le misure esistenti rispondono alle sfide identificate.