96.1007 · Interrogazione ordinaria · 1996-03-07
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
1. In due comunicati stampa congiunti i Dipartimenti interessati DFAE e DMF si sono tempestivamente pronunciati in merito al programma "Partnership for Peace" (PFP) ritenendolo un contributo essenziale alla realizzazione della sicurezza in Europa. Contemporaneamente essi hanno rilevato che la Svizzera esaminerà accuratamente la proposta. Nella sua seduta dell'11 gennaio 1995 il Consiglio federale si e chinato sulla questione ma non ha espresso un parere definitive riguardo all'eventualità di una partecipazione svizzera. Ha tuttavia iscritto nel programma di legislatura 1995 - 1999 del 18.3.1996 una decisione concernente la partecipazione alla PFP (obiettivo 20, R 39).
Benché una partecipazione alla PFP sia compatibile con la neutralità e sia nel nostro interesse sui piani della politica estera e di sicurezza, una relativa decisione deve trarre solido sostegno dalla politica interna.
2. L'esame peritale ha chiarito che la partecipazione della Svizzera alla PFP è fattibile ed auspicabile. Il Consiglio federale dispone quindi delle basi decisionali in materia di politica estera e di sicurezza. Il necessario sostegno nell'ambito della politica interna non è ottenibile mediante una rigorosa tabella di marcia. Non appena siffatto sostegno sarà dato, il Consiglio federale deciderà in merito ad un'eventuale collaborazione della Svizzera alla PFP.
Per il resto va rilevato che la NATO e gli Stati aderenti alla PFP hanno invitato a più riprese la Svizzera alla partecipazione, senza però mai spingerci ad una collaborazione in tal senso. La proposta inerente alla PFP non è limitata nel tempo. La sua importanza rimarrà tale poiché, anche in caso di un'eventuale estensione della NATO, la maggior parte degli Stati della Partnership non vogliono o non possono aderire all'alleanza atlantica.
3. Un'eventuale partecipazione alla PFP avverrebbe con la specifica indicazione che la Svizzera permane neutrale. Un'adesione alla NATO sarebbe esclusa espressis verbis, com'è già stato il caso per l'Austria, la Svezia e la Finlandia. Un'eventuale collaborazione si giustificherebbe per il fatto che i nostri interessi alla sicurezza potrebbero essere garantiti più efficacemente rispetto ad oggi all'interno della PFP. Tutto ciò che mira al promovimento della sicurezza e della pace sulla base del dialogo e della cooperazione, rafforza direttamente anche la nostra sicurezza. Questo non vale solo per I'OSCE ma anche per la PFP.
Concretamente, nel contesto della PFP la Svizzera potrebbe fornire contributi nei settori seguenti: formazione nell'ambito della politica di sicurezza, formazione e pianificazione nel contesto dei servizi di ricerca e di salvataggio (aiuto in caso di catastrofe), corsi per una migliore diffusione del diritto internazionale umanitario, formazione di osservatori militari e di personale non armato per operazioni di mantenimento della pace, aiuto nella realizzazione del principio di controllo democratico di forze armate. Già oggi la Svizzera è attiva in tali settori sul piano bilaterale o multilaterale. Il nostro attuale operato potrebbe essere maggiormente evidenziato e coordinato nell'ambito della PFP.
Tali contributi sarebbero forniti alla chiara condizione che non siano formate truppe svizzere per operazioni armate volte ad assicurare la pace e che la Svizzera si astenga dal partecipare a manovre sul terreno. Per il resto va sottolineato che le attività della PFP vertono unicamente sulla formazione, sulla pianificazione e sull'esercitazione, e non prevedono alcun intervento. Ciascuno Stato aderente alla PFP si riserva la piena libertà di decidere in ogni singolo caso se intende o se può partecipare a determinate operazioni.
4. Il postulato "Allarme precoce e condotta nel settore della difesa aerea" è stato oggetto di riflessioni preliminari in seno al DFAE e del DMF. Tuttavia, tenuto conto dell'evoluzione della situazione nell'ambito istituzionale e dei concetti di difesa sul continente europeo, il Consiglio federale è del parere che la problematica evocata dal postulato summenzionato debba essere esaminata nel contesto generale della valutazione delle possibilità e dell'opportunità di una collaborazione internazionale in materia di difesa. Il Consiglio federale risponderà essenzialmente al postulato della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati al momento opportune, qualora dovesse concretizzarsi un'eventuale collaborazione.
5. La PFP è una dichiarazione politica d'intenti per una cooperazione rafforzata nel settore del promovimento della pace. Essa conferisce un contesto per una cooperazione à la carte nell'ambito della politica di sicurezza e militare. Ciascuno Stato partecipante ha il diritto esclusivo di decidere in merito ai contenuti e all'estensione del suo impegno. Non contrae alcun obbligo giuridico e può in ogni tempo ritirarsi parzialmente o completamente dal partenariato. In tal modo la PFP risponde all'esigenza della Svizzera di soluzioni "confezionate su misura".
Ne risulta anche che la collaborazione in seno alla PFP non implica ostacoli politici o giuridici in relazione con la neutralità. Il pericolo di un'interpretazione erronea della nostra neutralità da parte di altri Stati è minino: la Svizzera rafforzerebbe nel suo documento introduttivo la sua neutralità permanente ed armata. Essa sottolineerebbe la sua intenzione di non aderire alla NATO. Il Consiglio federale disporrebbe il programma concreto di cooperazione in modo tale che la neutralità non sia lesa in alcun modo. Inoltre va osservato che anche altri Stati neutrali aventi escluso l'adesione alla NATO partecipano alla PFP senza limitazioni alla neutralità.
Risposta del Consiglio federale.