Romano Marco · Nationalrat · 2012-12-04
Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2012-12-04
Wortprotokoll
Quest'iniziativa è una riforma delle nostre istituzioni inutile e inopportuna. Quest'iniziativa è poi irrispettosa e direi anche oltraggiosa nei confronti delle minoranze del Paese e della pluralità della Svizzera. Per una Svizzera che resti unita e vincente anche nei prossimi anni e decenni, vi invito a respingere la proposta di eleggere popolarmente il Consiglio federale.
L'attuale sistema non è perfetto. Il Consiglio federale non rappresenta tutta la Svizzera. La Svizzera italiana è assente da troppi anni. Ma questa riforma crea più danni che benefici e non risolve gli attuali problemi. L'iniziativa è inutile e inopportuna, poiché l'elezione del Consiglio federale non rappresenta oggi un problema nel suo essere, nel suo realizzarsi. L'elezione diretta creerà una forte spettacolarizzazione del sistema, vi sarà un'americanizzazione. I consiglieri federali saranno costantemente in campagna elettorale e i costi necessari per essere eletti saranno molto importanti. Non bisogna essere esperti di marketing per immaginare che la campagna di un singolo candidato possa costare oltre 2 milioni di franchi. In questo modo si mina la stabilità e la governabilità del nostro Paese. Si restringe ancora ulteriormente la cerchia di persone che hanno la possibilità e la volontà di accedere al Consiglio federale. Abbiamo bisogno di consiglieri federali che lavorano e non di uomini e donne in costante campagna elettorale. L'iniziativa è irrispettosa verso le minoranze linguistiche e culturali della Svizzera per tre motivi:
1. La garanzia costituzionale di almeno due seggi latini crea una pericolosa semplificazione della pluralità elvetica. Gli autori dell'iniziativa - mi pare che non conoscano bene il Paese - presentano la Svizzera composta da due realtà: da una parte gli svizzero tedeschi, la maggioranza, e poi gli altri, tutti assieme in un grande pentolone. Le tre minoranze vengono raggruppate in una sola minoranza. Fate attenzione, questa qua non è assolutamente la Svizzera! La Svizzera è quadrilingue, ha molte regioni e più cantoni plurilingui. Ci sono i romandi, gli italofoni e i romanci. Non siamo assolutamente una realtà unica. La Svizzera non è bipolare.
2. Nella contrapposizione banale, e direi quasi stupida, tra svizzero tedeschi e latini il Ticino rappresenta una parte estremamente piccola di quest'ultimi.
Qual è il risultato? Il Ticino sarà campo di battaglia per accogliere pochi voti, magari decisivi, ma comunque non garanti di rispetto nei confronti della Svizzera italiana. I voti dei ticinesi, detto molto semplicemente, saranno solo acqua al mulino del romando o eventualmente dello svizzero tedesco eletto. La garanzia di minimo due seggi diverrà poi a breve termine in pratica un massimo di due seggi, è questa la realtà. Che mancanza di rispetto e che violenza per la pluralità del nostro Paese! Cari promotori - quasi tutti svizzero tedeschi - di quest'iniziativa, perché non proponete, per la composizione del governo, una clausola che prevede al massimo quattro svizzeri tedeschi e quindi almeno tre latini, diciamo almeno tre non svizzero tedeschi - questo sarebbe rispetto! Mettete un limite alla vostra presenza e non alla nostra!
3. Considerata la distribuzione della popolazione, per avere chance di elezione, sarà poi necessario provenire da un centro urbano dell'Altopiano. Conseguenza: avremo un governo, per quanto non lo sia già adesso, che rappresenta l'Altopiano e si dimentica delle regioni periferiche.
Quest'iniziativa stravolge dunque un sistema che garantisce equilibro e rispetto per la diversità linguistica e culturale del nostro Paese. Chi ha a cuore una Svizzera equilibrata, concreta e rispettosa della pluralità respinge quest'iniziativa.
Sono poi stati presentati due controprogetti che però creano un grossissimo problema, mischiando le carte. Credo che le cittadine e i cittadini svizzeri si debbano esprimere sulla domanda se vogliono eleggere il Consiglio federale o non lo vogliono eleggere. La questione di nove consiglieri federali è una problematica e la presenza della Svizzera italiana in seno al governo ne è un'altra ed è opportuno che il Parlamento se ne occupi nei prossimi anni ancora.