Regazzi Fabio · Nationalrat · 2013-11-27
Regazzi Fabio · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2013-11-27
Wortprotokoll
Desidero innanzitutto dichiarare i miei legami d'interesse con il tema del presente dibattito: sono un imprenditore a capo di un'azienda di famiglia con alle spalle quasi settanta anni di storia, che impiega e versa i salari a circa 140 collaboratori. Per dieci anni, fino al 2000, ho esercitato una professione liberale, quella di avvocato-notaio: salvo i salari per due segretarie, dovevo preoccuparmi solo di me stesso. Oggi invece conosco la responsabilità, le preoccupazioni e le difficoltà di assicurare ogni mese il salario ai miei 140 impiegati da cui dipendono altrettante famiglie. So anche quanto sia difficile e faticoso corrispondere un adeguato salario ai propri dipendenti, pur muovendomi in un contesto di contratto collettivo, che a differenza del salario minimo proposto dagli autori dell'iniziativa e fissato dalla Costituzione è il frutto di un'intensa e proficua negoziazione tra le parti sociali.
La mia prima obiezione all'iniziativa risiede proprio nel suo carattere fortemente regolatore, che si vorrebbe ancora una volta sancire a livello legislativo, come per altre iniziative - penso in particolare all'iniziativa popolare "1:12 - Per salari equi", chiaramente e, aggiungo, fortunatamente respinta a larga maggioranza questo fine settimana dal popolo svizzero. Intravvedo quindi nell'iniziativa sui salari minimi un segnale di debolezza da parte dei sindacati che rinunciano al loro ruolo di partner. Come imprenditore, colgo con rammarico questa capitolazione del fronte sindacale, che preferisce delegare il suo compito negoziale allo Stato. Una confusione di ruoli, che rimanda la mia memoria a epoche buie in cui a governi cosiddetti progressisti veniva riconosciuto una sorte di "potere proletario" che di proletario - oltre la facciata - aveva in realtà ben poco.
Ma al di là dell'obiezione di principio ritengo questa proposta fondamentalmente sbagliata e inadeguata all'obiettivo che intende cogliere. Il mercato del lavoro svizzero fa segnare, nel paragone internazionale, risultati eccellenti e si distingue per un basso tasso di disoccupazione, un benessere diffuso e un sistema di assicurazioni sociali solido e all'avanguardia. Nel messaggio del Consiglio federale leggo che nel 2010 il salario medio dei lavoratori a tempo pieno in Svizzera era pari a 77 999 franchi, un risultato che pone la Svizzera in testa ai Paesi europei. Anche a parità di potere d'acquisto, la Svizzera si piazza nei primi posti. Inoltre, il nostro Paese presenta tassi di disoccupazione giovanile nettamente al di sotto della media europea. Stiamo però attenti: la vulnerabilità dei giovani lavoratori potrebbe aumentare ulteriormente con l'introduzione di un salario minimo legale come previsto dagli autori dell'iniziativa. Un riassunto dell'OCSE - degli studi relativi ai salari minimi - rileva che l'introduzione di un salario minimo legale si ripercuote negativamente soprattutto sull'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro.
Inoltre, è concreto il rischio che siano le piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale dell'economia del Paese, a subire maggiormente le ripercussioni negative dell'iniziativa che non quelle di dimensioni più grandi. Ma il paradosso è che l'introduzione di un salario minimo di 4000 franchi penalizzerebbe soprattutto i dipendenti stessi che si vorrebbero tutelare. Ecco un elenco - non esaustivo - dei potenziali rischi ai quali andrebbero incontro:
1. Alcune aziende saranno inevitabilmente tentate a delocalizzare, rispettivamente esternalizzare la propria attività oppure ad automatizzare la produzione; in qualsiasi caso la conseguenza sarà una perdita importante di posti di lavoro.
2. Ai collaboratori verrà chiesto un forte aumento della produttività per compensare i maggiori costi, con tutti i problemi che ne conseguono.
3. Chi guadagna più di 4000 franchi potrebbe vedersi decurtare lo stipendio per riequilibrare la massa salariale.
Non da ultimo, quale imprenditore attivo in un cantone di confine, con un tessuto produttivo piuttosto fragile e messo sotto pressione dalla vicina Italia, vi posso assicurare che con un minimo di 4000 franchi saranno a rischio di chiusura diverse aziende. Di riflesso, il minimo salariale di 4000 franchi costituisce invece una vera e propria manna per i lavoratori stranieri che nel loro Paese ricevono salari ben più bassi che da noi, e che già premono sul mercato del lavoro [PAGE 1854] ticinese - basti pensare agli oltre 59 000 frontalieri registrati nel mio cantone.
In conclusione: ancora una volta dalla cucina della sinistra ci viene proposta una ricetta che rappresenta un boomerang per la nostra economia e che in definitiva arrischia di abbattersi proprio su coloro che l'iniziativa si prefigge di tutelare.
Vi invito pertanto a raccomandare di respingere l'iniziativa e a sostenere la maggioranza commissionale.