Cassis Ignazio · Nationalrat · 2014-05-06
Cassis Ignazio · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2014-05-06
Wortprotokoll
Dopo questo articolato dibattito sull'abolizione dell'imposizione secondo il dispendio quasi tutto è stato detto. Lasciatemi allora esprimere alcune considerazioni di fondo e guardare più da vicino la realtà del canton Ticino che ho l'onore di rappresentare qui.
In fondo la sostanza del dibattito è tutta racchiusa nella domanda volta a sapere se l'imposizione forfettaria sia o no una violazione dell'equità fiscale orizzontale - domanda concettualmente interessante, ma davvero pertinente? Non è un po' come discutere del sesso degli angeli? Non stiamo commettendo lo stesso errore dei teologi bizantini? Assuefatti al benessere della ricca Costantinopoli, essi si dilettavano a dibattere tra di loro sul sesso degli angeli. Quando nel bel mezzo di un acceso dibattito, un messaggero tentò d'informarli che i Turchi di Maometto II stavano per espugnare la città, essi lo respinsero e gli dissero in malo modo: "Vattene, abbiamo cose più importanti da fare!" Così, mentre il dibattito sul sesso degli angeli si faceva intenso, Costantinopoli fu conquistata e l'Impero romano d'Oriente cadde. Eravamo nel 1453. È trascorso mezzo millennio e mi pare che abbiamo dimenticato quella lezione della storia. I voli pindarici sui grandi principi dell'equità fiscale - orizzontale, trasversale, obliqua - sono destinati a frantumarsi contro la cruda realtà di un crescente bisogno di substrato fiscale o semplicemente contro il realismo di una Svizzera pragmatica e federalista.
L'imposizione secondo il dispendio affonda le sue radici nel XIX° secolo. Fu il canton Vaud nel 1862 il primo a proporre una particolare modalità di imposizione agli stranieri senza attività lucrativa, in considerazione di interessi turistici ed economici. Non deve sorprendere se ancora oggi Vaud è in testa ai cantoni che più usano questo strumento di politica fiscale. Nel 2012 1396 contribuenti hanno fruttato 207,8 milioni di franchi di entrate fiscali.
L'esempio vodese fu poi ripreso da Ginevra nel 1928 e nel 1934 dalla Confederazione, la quale introdusse un regime speciale d'imposizione per stranieri che qui dimoravano per ragioni di salute e senza svolgere alcuna attività. L'imposizione secondo il dispendio fu poi disciplinata nel 1948 nel Concordato fra i cantoni della Confederazione Svizzera sul divieto di convenzioni fiscali, che impose ai cantoni una certa uniformità di questo strumento fiscale per attenuare una concorrenza divenuta - si riteneva allora - un po' troppo vivace.
Il 14 dicembre 1990 l'imposizione forfettaria fa il suo ingresso nella legge federale sull'imposta federale diretta e nella [PAGE 633] legge federale sull'armonizzazione delle imposte dirette dei cantoni e dei comuni. Il messaggio del 1983 motiva questa scelta con ragioni pratiche: si trattava di agevolare la procedura di tassazione alle autorità fiscali e non, come spesso sostenuto dai fautori di quest'iniziativa, della volontà di privilegiare una determinata categoria di contribuenti. L'esperienza aveva mostrato che era praticamente impossibile determinare con precisione la situazione finanziaria di un contribuente straniero i cui redditi venivano conseguiti all'estero. Le possibilità d'indagine delle amministrazioni fiscali sono infatti limitate ai soli confini nazionali; anche senza la tassazione forfettaria i fattori imponibili di questi contribuenti nella maggioranza dei casi dovrebbero essere dunque elaborati per apprezzamento. È così ancora oggi, ecco qui il pragmatismo elvetico!
Viene poi la questione del federalismo. Oggi ogni cantone è libero di scegliere. Zurigo, Appenzello Esterno e Sciaffusa e i due semicantoni basilesi hanno scelto di farne a meno. Turgovia, San Gallo, Lucerna, Berna e Nidvaldo hanno invece optato per usarla. Altri, come il Ticino e Ginevra ne stanno discutendo. Questa diversità territoriale infastidisce ovviamente la sinistra, che per sua natura propugna sempre soluzioni centralistiche, perché "diversità" rima con "ingiustizia". Per chi, come me, invece crede nel federalismo, "diversità" rima con "ricchezza", con "incentivo" - un leitmotiv in ogni dibattito parlamentare.
In ultimo uno sguardo al Ticino, che conosce tale regime dal 1953 e dove nel 2012 877 contribuenti hanno fruttato un gettito fiscale di 72 milioni di franchi, in media 82 000 franchi a testa in quell'anno. Il Ticino si situa al terzo posto per numero di contribuenti dopo Vaud e Ginevra e al quarto per il gettito dopo Vaud, Ginevra e il Vallese. Ma attenzione: il Ticino non è Zurigo e nemmeno Ginevra! La tipologia di stranieri è diversa e il gettito fiscale di 82 000 franchi in media non è quello dei 160 000 franchi di Zurigo o dei 220 000 franchi di Ginevra. Per questo è importante considerare che un substrato fiscale di questa importanza verrebbe cancellato con questa iniziativa popolare.
Vi invito a raccomandare di respingere con convinzione questa dottrinale iniziativa popolare.