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AB 181850

Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2015-05-06

Wortprotokoll

In Svizzera ci sono circa 220 000 lavoratori e lavoratrici che lavorano su chiamata. Ciò rappresenta circa il 6,6 per cento di tutte le persone attive. Questo numero ha tendenza ad aumentare. Il 60 per cento di queste persone è costituito da donne. Nella maggior parte dei contratti per il lavoro su chiamata non è definito un numero minimo di ore, il salario è quindi spesso molto basso e ciò ha anche conseguenze per quanto riguarda le assicurazioni sociali. Non c'è quindi nessuna certezza né in termini di tempo minimo di lavoro né di stipendio mensile ed agli interessati addirittura si preclude la possibilità di organizzare il proprio tempo, dal momento che devono tenersi a disposizione per il lavoro su chiamata.

Ho presentato quest'iniziativa parlamentare insieme ad un'altra iniziativa, cioè l'iniziativa parlamentare 14.411, "Base legale per il lavoro a chiamata". Quell'iniziativa, con la quale chiedo di regolamentare il lavoro su chiamata, deve essere vista un po' come l'iniziativa gemella a quella oggi in discussione; la discuterò nella Commissione degli affari giuridici a fine mese.

È quindi un po' peccato che trattiamo prima questa iniziativa, la quale dovrebbe invece seguire l'altra iniziativa che chiede una regolamentazione che oggi non abbiamo. Quello che propongo è un concetto: da un lato vi è la necessità di regolamentare un settore molto sensibile, sempre più precario e che tende ad aumentare, quello del lavoro su chiamata, e dall'altro - lo discutiamo oggi - bisogna completare la legge federale sugli acquisti pubblici in modo che il lavoro su chiamata diventi un criterio di aggiudicazione penalizzante in sede di aggiudicazione di un appalto. Ma purtroppo, appunto, si è seguita la via di prima trattare questa iniziativa e non di sospenderla come invece avevo chiesto in commissione in attesa dell'altra iniziativa. Quindi, oggi decidiamo se dare seguito o meno a quest'iniziativa, che andrebbe invece trattata dopo l'altra.

Nel merito della mia proposta: oggi la legge federale sugli acquisti pubblici prevede che l'appalto debba essere aggiudicato a quell'impresa che - nel rispetto delle condizioni di aggiudicazione - propone l'offerta più conveniente sotto il profilo economico. L'appalto va aggiudicato soltanto agli offerenti che garantiscono il rispetto delle disposizioni in materia di protezione del lavoro, delle condizioni di lavoro della manodopera e della parità tra uomo e donna in ambito salariale. In questo sistema di aggiudicazione ci sono però delle lacune, che io chiedo di completare. Un punto riguarda, appunto, il lavoro su chiamata. Ci sono delle aziende che possono offrire servizi a prezzi inferiori, perché approfittano di costi salariali più bassi rispetto a quelli di cui devono farsi carico le imprese che impiegano personale fisso. Ne risulta una distorsione della concorrenza. Ma non solo: il lavoro su chiamata rappresenta in molti casi una forma di precariato e di dumping sociale.

Ecco perché chiedo di completare l'articolo 21 capoverso 2 della legge federale sugli acquisti pubblici, in modo tale che il lavoro su chiamata diventi un criterio di aggiudicazione penalizzante in sede di aggiudicazione di un appalto: le imprese che non si avvalgono di personale su chiamata saranno così favorite rispetto a quelle che preferiscono scaricare i propri rischi imprenditoriali sulle spalle dei lavoratori.

Non si tratta di un criterio che non può essere ammesso e non è nemmeno in contraddizione con la legge sugli appalti - es ist kein leistungfremdes Kriterium -, dal momento che già oggi all'articolo 8 capoverso 2 lettera b della legge federale sugli acquisti pubblici si definisce che l'appalto può essere aggiudicato solo a determinate condizioni. Si tratterebbe di fatto di introdurre una chiarificazione. Come è stato detto, il Parlamento si è occupato già più volte del tema del lavoro su chiamata. In risposta a una mozione Teuscher, il Consiglio federale si era a suo tempo espresso favorevolmente a una regolamentazione del lavoro su chiamata. Purtroppo la mozione fu poi stralciata di ruolo - peccato perché, come detto, c'era stata la disponibilità da parte del Consiglio federale. Non c'è nulla da obiettare al fatto che la Confederazione opti per l'offerta più conveniente, ma l'appalto non dovrebbe essere aggiudicato a scapito dei collaboratori vincolati a modelli di lavoro flessibili, imponendo condizioni di lavoro inappropriate e scaricando su di loro i rischi imprenditoriali. [PAGE 724]

Considero quindi quest'iniziativa parlamentare più che mai d'attualità. Visto che è pendente l'altra iniziativa, con la quale chiedo una regolamentazione del lavoro su chiamata - come vi ho detto la discuterò a breve nella Commissione degli affari giuridici -, vi invito a dare seguito, almeno in questa prima fase, all'iniziativa. Questo ci permetterebbe di approfondire un tema molto sentito che riguarda il 6,6 per cento di tutte le persone attive sul mercato del lavoro e che comporta delle condizioni di lavoro molto precarie per molte persone, soprattutto per le donne.

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