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Merlini Giovanni · Nationalrat · 2015-12-16

Merlini Giovanni · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2015-12-16

Wortprotokoll

Ancora una volta abbiamo a che fare con un'iniziativa popolare che si muove con la stessa delicatezza di un elefante in una cristalleria e che, se accolta, purtroppo destabilizzerebbe il processo di consolidamento finanziario proposto con la riforma del Consiglio federale per il nostro sistema previdenziale.

Gli autori dell'iniziativa popolare ci chiedono di aumentare del 10 per cento le rendite di vecchiaia per tutte le beneficiarie e tutti i beneficiari, indipendentemente dal loro reddito. Si tratterebbe quindi di un aumento mensile rispettivamente di circa 200 franchi al mese per la maggior parte delle persone singole e di 350 franchi per le coppie sposate. Il costo dell'operazione ammonterebbe a circa 4,1 miliardi di franchi all'anno dal 2018, in crescita fino a 5,5 miliardi di franchi all'anno entro il 2030.

I promotori vorrebbero giustificare tale incremento con la necessità di compensare la perdita del potere di acquisto delle rendite, che negli ultimi anni non sono state adeguate al rincaro come invece lo sono stati i salari. Inoltre si tratterebbe di controbilanciare la continua pressione sulle rendite previdenziali del secondo pilastro, dovuta anche alla riduzione del tasso di conversione. Sul discutibile vantaggio che deriverebbe ai beneficiari è già stato detto in precedenza e non voglio ripetermi. In realtà, l'aumento delle rendite penalizzerebbe addirittura alcune categorie di beneficiari perché si ritroverebbero senza più la prestazione complementare e continuerebbero comunque a pagare le imposte anche sulla rendita aumentata.

L'aumento del 10 per cento verrebbe finanziato attraverso prelievi supplementari sui salari in ragione dello 0,8 fino al 1 per cento - lo abbiamo sentito - e mediante gli introiti delle imposte sul tabacco e sugli alcolici così come dell'IVA nonché attraverso un'imposta di successione nazionale, quest'ultima fortunatamente spazzata via dal popolo e dai cantoni lo scorso mese di giugno.

Non occorrono analisi particolarmente accurate per comprendere che la richiesta dei promotori dell'iniziativa è [PAGE 2255] esorbitante, e peraltro giunge nel momento meno opportuno: se solo pensiamo alle difficoltà attuali e future della nostra economia a causa del franco forte e dell'attuazione, per quanto riguarda la manodopera, dei contingenti e tetti massimi, che dovranno favorire la preferenza per le risorse lavorative indigene, ci rendiamo subito conto di quanto inopportuno sia un aumento del prelievo dei contributi AVS sui salari in questo momento.

Ma non basta. L'iniziativa solleva anche la questione dell'equità generazionale, affrontandola però nel peggiore dei modi. E cioè ribaltando in buona parte, ancora una volta, l'onere del finanziamento delle rendite sulle spalle dei giovani con attività lavorativa, i quali già oggi contribuiscono in misura determinante al finanziamento delle rendite a favore degli attuali beneficiari, in virtù del principio di ripartizione su cui si fonda il nostro sistema dell'AVS. Con lo sviluppo demografico che conosciamo, questo onere sulle giovani generazioni sarebbe destinato a crescere oltre ogni ragionevole limite.

L'iniziativa popolare si inserisce quindi del tutto obliquamente nel dibattito in corso sulla riforma 2020 della previdenza per la vecchiaia. La lacuna finanziaria da colmare nel 2030, se nel frattempo non si adottasse una riforma per la stabilizzazione ed il consolidamento del primo pilastro delle nostre assicurazioni sociali, ammonterebbe a circa 9 miliardi di franchi. Il pacchetto di misure di risanamento proposto dal Consiglio federale prevede, tra l'altro, lo ricordo, anche un ulteriore aumento dell'IVA dell'1,5 per cento. Ebbene, cosa succederebbe? Con l'iniziativa, a tale aumento verrebbe ad aggiungersi un ulteriore incremento percentuale della stessa imposta, che si renderebbe necessario per compensare il mancato gettito dell'imposta nazionale sulle successioni, che appunto, nel frattempo, è caduta in votazione popolare.

Le controindicazioni dell'iniziativa popolare sono quindi consistenti. Non è certamente questo il periodo più indicato per estendere le prestazioni dell'AVS. Anzi, la priorità politica è infatti un'altra: stabilizzare l'intero sistema, consolidandolo finanziariamente in modo da garantire la sua sostenibilità a lungo termine.

Vi invito quindi ad aderire alla proposta di maggioranza ed a raccomandare di respingere l'iniziativa in votazione popolare senza controprogetto.