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Merlini Giovanni · Nationalrat · 2019-09-16

Merlini Giovanni · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2019-09-16

Wortprotokoll

Il 54 per cento dei lavoratori immigrati dall'area UE/AELS ha una formazione terziaria, rispetto al 39 per cento degli svizzeri. La libera circolazione ha quindi un ruolo rilevante nel soddisfare la forte domanda di lavoratori ben formati, agevolando così i cambiamenti strutturali sul mercato del lavoro verso un'economia ad alto valore aggiunto. La rimanente percentuale di lavoratori poco o meno qualificati provenienti sempre dall'UE/AELS copre invece la domanda di manodopera in relazione ad attività ausiliarie o comunque con minori requisiti in tema di qualifiche. In generale la libera circolazione non ha comportato a livello nazionale problemi di inserimento professionale dei residenti, tant'è che il tasso di disoccupazione SECO nel 2018 è ancora diminuito dal 3,2 al 2,6 per cento e quello ILO dal 4,8 al 4,7 per cento.

Non vanno tuttavia trascurati gli aspetti critici che impongono un giudizio sfumato della libera circolazione. Il primo concerne l'effetto di sostituzione del personale residente altamente qualificato esercitato dalla pressione migratoria; il secondo riguarda l'aumento del rischio di disoccupazione sia degli stranieri residenti in Svizzera sia dei cittadini svizzeri poco qualificati. Entrambi i fenomeni sono anch'essi stati documentati da studi scientifici. Sono quindi indispensabili le misure attive per l'integrazione o la reintegrazione professionale attraverso corsi di formazione e di formazione continua nonché i provvedimenti per il reinserimento di disoccupati difficilmente collocabili, in particolare quelli più anziani che hanno esaurito il diritto all'indennità come pure per determinati gruppi di stranieri.

È quindi da salutare favorevolmente il recente pacchetto di sette misure varato dal Consiglio federale per promuovere meglio il potenziale della manodopera già presente nel nostro Paese, in particolare quelle che mirano da una parte a rafforzare la competitività dei lavoratori più anziani e dall'altra a garantire prestazioni transitorie a copertura del fabbisogno vitale fino al pensionamento degli ultrasessantenni che hanno esaurito le indennità di disoccupazione. Sono importanti anche le misure che agevolano l'accesso al mercato del lavoro da parte di coloro che faticano a trovare un impiego e quelle che migliorano l'inserimento professionale degli stranieri residenti.

L'impatto della libera circolazione sul mercato del lavoro è infatti assai differente a seconda delle regioni svizzere esaminate. Quelle di frontiera sono maggiormente toccate dall'inasprimento della concorrenza dei lavoratori provenienti da [PAGE 1585] oltre confine: Romandia e Ticino non solo hanno registrato un saldo netto migratorio maggiore rispetto alla Svizzera tedesca, bensì pure una crescita più forte dell'impiego di frontalieri.

Questa maggiore vulnerabilità ed esposizione delle regioni di confine è seria, anche se non dev'essere drammatizzata. Tra il 2010 e il 2018 il tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni è infatti potuto crescere comunque in tutte e tre le grandi regioni linguistiche. Ticino e Svizzera romanda presentano però una disoccupazione strutturalmente più elevata, anche se a sud delle Alpi la situazione è leggermente migliorata rispetto al 2013, quando era stato registrato un marcato incremento dei disoccupati. La percentuale di salari bassi - inferiori cioè ai due terzi del salario mediano - sul totale degli attivi in Ticino tra il 2002 e il 2016 è diminuita dell'1,1 per cento per gli attivi domiciliati ed è cresciuta invece del 2,3 per cento per i frontalieri che rappresentano nel mio cantone il 27,8 per cento degli attivi nel 2018, con una crescita del 4,6 per cento dal 2010.

È quindi incontestabile la necessità delle misure accompagnatorie adottate per prevenire gli abusi sul mercato del lavoro, misure che per altro dovrebbero essere sostenute in primo luogo dal partito che ha deciso di lanciare l'iniziativa e che invece le osteggia sistematicamente. Anche le regole per attuare la preferenza indigena nel mercato del lavoro sono entrate in vigore e contribuiscono ad attenuare gli effetti indesiderati della libera circolazione in quei settori in cui il tasso disoccupazione supera l'8 per cento.

È così che si contrastano gli effetti problematici della libera circolazione e non già con una controproducente disdetta della libera circolazione, perché sarebbe come gettare il bimbo con l'acqua sporca. Una simile disdetta nuocerebbe prima di tutto alla nostra economia, impedendole di affrontare il processo di digitalizzazione e l'evoluzione demografica; inoltre destabilizzerebbe irrimediabilmente i nostri rapporti con l'Unione europea, mettendo sciaguratamente a repentaglio la via bilaterale, che è una via di successo, confermata ben tre volte dal popolo svizzero.

Vi invito quindi a raccomandare di respingere questa iniziativa, seguendo la maggioranza.