Cattaneo Rocco · Nationalrat · 2020-03-11
Cattaneo Rocco · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2020-03-11
Wortprotokoll
La Commissione della politica di sicurezza ha trattato l'iniziativa popolare federale "per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico" che prevede i seguenti punti:
1.[NB]Vietare il finanziamento dei produttori di materiale bellico da parte della Banca nazionale svizzera, delle fondazioni e degli istituti della previdenza statale e professionale.
2.[NB]Definire per produttori di materiale bellico le imprese che realizzano oltre il 5 per cento del loro fatturato con la produzione, la fabbricazione di materiale bellico.
3.[NB]Fare in modo che la Confederazione si adoperi a livello nazionale e internazionale affinché alle banche e alle assicurazioni si applichino condizioni analoghe.
Le motivazioni generali dei promotori dell'iniziativa, ossia dei Giovani Verdi, del Partito socialista e delle associazioni cofirmatarie, sono combattere le cause che spingono le persone alla fuga dal loro paese, quindi un punto legato al problema dell'immigrazione, promuovere la pace nel mondo, tutelare la neutralità e mantenere le condizioni che permettono di avere una politica estera di sicurezza credibile - sono senz'altro motivazioni nobili. L'iniziativa comporta dunque degli aspetti etici, degli aspetti economico-finanziari e degli aspetti di politica di sicurezza.
Il Consiglio federale ha analizzato il testo dell'iniziativa, proponendo alle Camere federali, nel suo messaggio del 14 giugno 2019, di raccomandare al popolo e ai cantoni di respingere l'iniziativa popolare senza opporre un controprogetto.
La commissione in un primo tempo si è riunita per ascoltare i rappresentanti del comitato dell'iniziativa. Poi, al fine di farsi un quadro più completo, ha deciso di convocare altri gruppi di interesse. Quindi sono stati ascoltati un rappresentante della Banca nazionale, un rappresentante dell'Associazione svizzera delle istituzioni di previdenza, un rappresentante di Swissmem e infine un rappresentante dell'Associazione svizzera per gli investimenti responsabili.
Da questi incontri sono usciti due aspetti degni di nota:
1.[NB]In Svizzera è in vigore la legge federale sul materiale bellico che prevede già il divieto di finanziamento di armi atomiche, biologiche e chimiche, di munizioni a grappolo e mine antiuomo. Infatti, gli articoli 8b e 8c della legge federale vietano il finanziamento diretto e indiretto dello sviluppo, della fabbricazione o dell'acquisto di materiale bellico. E l'articolo 7 della legge federale sul materiale bellico definisce pure la tipologia di cosa si intende per materiale bellico.
2.[NB]Gli istituti finanziari che verrebbero toccati dall'iniziativa nella loro politica d'impiego dei capitali disponibili e nella gestione dei loro portafogli titoli già da tempo considerano e, come abbiamo anche percepito noi, stanno considerando sempre di più in modo ponderato e accurato i principi che si rifanno a criteri etici, sociali e ambientali.
Malgrado gli scopi nobili, come è stato detto, dell'iniziativa, dopo le audizioni con i diretti interessati, la commissione ha riscontrato tuttavia i seguenti punti critici:
L'autonomia della Banca nazionale è un principio sacrosanto sancito dall'articolo 99 della Costituzione - la sua missione, la conosciamo tutti, è la politica monetaria. Limitare la libertà d'azione di questo istituto e anche delle fondazioni delle casse pensioni nonché dei fondi di compensazione AVS e IPG avrebbe effetti negativi. Infatti, una minore libertà d'azione porterebbe a maggiori rischi d'investimento, perché andrebbe a scapito di una ragionevole diversificazione della gestione dei portafogli. A titolo informativo vi dico che la Banca nazionale attualmente ha investito 160 miliardi di franchi in 6800 titoli diversi, in 6800 aziende diverse.
Difficilmente si potrebbero definire e monitorare nel tempo i produttori di materiale per la difesa con un'asticella fissata in modo arbitrario dai promotori di questa proposta al 5 per cento del fatturato annuo. Questo semplicemente per il fatto che ottenere le necessarie informazioni implicherebbe un onere amministrativo e burocratico fuori misura per le aziende ma anche per gli investitori.
L'iniziativa inoltre non definisce cosa s'intende per materiale bellico. Vi è una miriade di prodotti ad alta tecnologia che vengono usati in molti ambiti e anche per scopi militari, per la difesa e per il nostro esercito; si pensi ad esempio alla tecnologia legata allo sviluppo della produzione dei droni.
A questo punto è necessario dire che in generale nel settore della tecnologia per la sicurezza e per la difesa vi sono numerose piccole e medie imprese molto innovative, con tanto valore aggiunto, che creano anche molti posti di lavoro. Far mancare i mezzi necessari finanziari a questo settore molto innovativo avrebbe conseguenze macro-economiche negative per l'economia svizzera.
Ma anche per la sicurezza del nostro paese è molto importante che il settore produttivo nella tecnologia per la sicurezza abbia a trovare sempre i necessari mezzi finanziari. Questo permette di rimanere concorrenziali ed innovativi a livello internazionale, con vantaggi evidenti anche per i fornitori di prodotti e servizi al nostro esercito e quindi per la difesa della popolazione e del nostro territorio.
Infine, occorre dire che c'è una discrepanza tra le misure proposte dagli autori di questa iniziativa e gli obiettivi che si vogliono raggiungere. In quest'ottica le misure proposte sono molto discutibili: non è infatti realistico pensare e sperare che il divieto di finanziamento dei produttori di materiale bellico porti ad una maggiore pace nel mondo. Per la Svizzera è anche utopico pensare che essa possa promuovere questo divieto a livello internazionale. Senza dubbio la Svizzera deve continuare a portare avanti una politica estera in favore della sicurezza e del promovimento della pace nel mondo. Come scrive anche il Consiglio federale nel suo messaggio, la Svizzera si impegna nell'ambito di diversi regimi di controllo degli armamenti e accordi internazionali - per esempio tramite la Convenzione sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione -, al fine di far valere i suoi interessi in materia di politica estera e di sicurezza.
In conclusione, alla fine del trattamento dell'oggetto la commissione ha deciso, con 17 voti contro 8, di raccomandare al popolo di respingere l'iniziativa popolare federale "per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico", [PAGE 300] seguendo così il Consiglio federale, vale a dire senza proporre un controprogetto. La commissione ha inoltre respinto con 15 voti contro 10 una proposta Graf-Litscher che chiedeva di elaborare un controprogetto indiretto mediante un'iniziativa di commissione.