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Lombardi Filippo · Ständerat · 2002-09-18

Lombardi Filippo · Ständerat · Tessin · Christlichdemokratische Fraktion · 2002-09-18

Wortprotokoll

Sarò estremamente breve perché so che la vostra pazienza è stata messa a grande prova oggi pomeriggio. Ma non posso mancare di sottolineare l'importanza dell'interpellanza Stadler e della risposta che il Consiglio federale ha voluto dargli.

Mi limiterò ad uno degli aspetti sollevati dal collega Stadler, cioè quello della comprensione fra le regioni linguistiche, fra le lingue che compongono questo paese. Mi sembra un problema serio, importante, al quale abbiamo la tendenza a non dare sufficiente importanza. Ci sono dei segnali preoccupanti, ne citerò alcuni, che dimostrano come al di là della buona volontà proclamata dalla Confederazione e dai politici ogni volta che parlano di questo tema, non si fa ciò che si [PAGE 659] potrebbe e si dovrebbe fare nella Confederazione per la comprensione fra le lingue.

C'è un campo che sfugge evidentemente alla Confederazione - ancorché magari la nostra consigliera federale qualche piccolo intervento indiretto lo potrebbe fare, ma non è di sua competenza - ed è quello dell'insegnamento delle lingue. Lì sono i cantoni, in primo luogo, a dimostrare scarsa sensibilità. È un problema del quale non possiamo ignorare la gravità. Ci sono però alcune cose che competono alla Confederazione e sulle quali noi non stiamo lavorando come dovremmo fare per essere coerenti con i principi che affermiamo volentieri.

Cito in primo luogo il ritardo con il quale si arriva, lentamente e penosamente, a questo progetto di nuova legge sulle lingue. Il mandato costituzionale è chiaro, da tempo, e non capisco perché sono necessari tanto tempo e tanto sforzo per arrivare alla presentazione di questa legge.

Abbiamo poi una responsabilità particolare del nostro Consiglio, che si è espresso diversamente dal Consiglio nazionale nella questione della formazione professionale. Ho trovato spiacevole che il nostro Consiglio non abbia ritenuto necessario mantenere l'obbligo dell'insegnamento di due lingue a livello della formazione professionale.

Ma ci sono altri segnali preoccupanti. Permettetemi di citare, in questa sede, il cattivo segnale dato dalla direzione dell'Expo.02 nella mancata traduzione del catalogo ufficiale in italiano, poi corretta dopo l'intervento di vibrata protesta del canton Ticino. Mi sembra significativo che l'idea stessa di poter non tradurre in italiano quest'opera sia venuta alla direzione di un'esposizione nazionale, è significativo dello spirito che regna.

Aggiungerei un problema del quale ho avuto l'occasione d'intrattenermi pochi minuti fa con la consigliera federale Ruth Dreifuss, che sento sempre sensibile, e che è quello della cattedra di lingua italiana alla Scuola politecnica federale di Zurigo. Si tratta di una cattedra che vanta una tradizione più che secolare e il cui titolare si è ritirato oltre un anno fa e non è stato a tutt'oggi sostituito. Né si ha un'indicazione chiara, per il momento, della volontà del Politecnico federale di Zurigo di mantenere questa cattedra.

Cito da ultimo la "SRG SSR idée suisse", che è lungamente citata nella risposta del Consiglio federale all'interpellanza Stadler. È vero, la SSR ha questo ruolo di promozione anche della comprensione fra le lingue e le culture. Debbo però dire, ne abbiamo già parlato in questa sala, che la sua recente scelta di togliere la diffusione hertziana-analogica dei canali della seconda e della terza lingua nazionale nelle altre regioni linguistiche non mi trova sicuramente consenziente. È stata motivata con ragioni tecniche che sono ancora oggi discutibili; è stata soprattutto motivata, credo, da ragioni finanziarie: un risparmio di 20 milioni di franchi all'anno per la SSR. Mi sembra che nel suo compito di coesione nazionale, questi 20 milioni di franchi non dovevano essere risparmiati in questo modo. Le ragioni tecniche non conducevano alla chiusura immediata dei canali analogici, i quali potevano essere progressivamente sostituiti da quelli digitali.

Sono alcuni esempi che dimostrano che la sensibilità su questo tema si perde. Non voglio dilungarmi oltre, sono sicuro che la consigliera federale Ruth Dreifuss è cosciente di questo problema. Io invito anche i colleghi, in sala, le volte in cui il tema si pone, a essere coerenti con i grandi principi che il collega Stadler ha enunciato e che ci trovano tutti consenzienti.