Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2021-03-17
Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2021-03-17
Wortprotokoll
L'iniziativa popolare "Sì alla protezione dei fanciulli e degli adolescenti dalla pubblicità per il tabacco" vuole vietare ogni sorta di réclame del tabacco che possa in qualsivoglia modo raggiungere i giovani. Si tratta dunque di un divieto generalizzato di pubblicità e di sponsoring, che colpirebbe un prodotto che di per sé non è proibito ma, come sappiamo, viene fabbricato e consumato legalmente. Oltretutto, il divieto colpirebbe anche nuovi prodotti alternativi al tabacco, che sono meno nocivi per la salute; quindi, un tale divieto potrebbe anche rivelarsi un autogol dal punto di vista sanitario.
Il divieto generalizzato proposto dagli autori dell'iniziativa danneggerebbe inoltre il settore pubblicitario svizzero, il commercio al dettaglio ed anche la stampa. Quest'ultima, come ben sappiamo, vive di inserzioni. C'è chi preferisce tagliare le entrate pubblicitarie dei media per poi finanziarli con sempre più soldi pubblici, vedi il nuovo pacchetto di sussidi ai media su cui abbiamo dibattuto anche in questa sessione. Sappiamo bene che i sussidi agli organi di informazione li rendono ulteriormente succubi dello Stato - peccato che lo sono già ad oltranza, l'atteggiamento acritico durante la pandemia in corso lo dimostra. [PAGE 552]
Il divieto di pubblicità limita la libertà costituzionale di commercio. A sostenere questo divieto è chi si opponeva fino alla settimana scorsa al divieto del burqa, lamentandosi appunto di presunte limitazioni dei diritti costituzionali - ecco, tutto ciò è un po' curioso. Sappiamo tutti che anche i diritti costituzionali possono venire limitati, ma la limitazione deve essere proporzionata. Questo non sarebbe però il caso con un divieto generalizzato di pubblicità emesso per tutelare i giovani.
Ovviamente si vuole proibire la réclame del tabacco con l'argomento che il fumo fa male - questo nessuno lo nega. Ma qui si rischia di innescare delle reazioni a catena. Sappiamo infatti che qualcuno nell'Unione europea - forse non avendo niente di meglio da fare - sta pensando di imporre a prodotti quali il vino e i salumi un marchio d'infamia, cioè un'etichetta con l'indicazione che essi nuocciono alla salute; si tratterebbe di un'indicazione come quella che figura sui pacchetti di sigarette. Questo naturalmente significherebbe danneggiare la produzione locale, la famosa ed osannata filiera agro-alimentare a chilometro zero, che tutti noi sosteniamo.
Quindi, alla fine non ci vuole molta fantasia per immaginare che se si pronuncia un divieto generalizzato di pubblicità per le sigarette si crea poi un precedente. E tra qualche anno, in nome del politicamente corretto, un analogo divieto potrebbe benissimo colpire luganighe e salametti al merlot, con la scusa che consumati in quantità eccessiva nuocciono alla salute.
Sappiamo inoltre che il mondo delle dipendenze è complesso. La dipendenza da Internet prende sempre più piede e pué comportare danni alla salute fisica e psichica delle persone e specialmente, appunto, dei giovani. Quindi, ci si chiede se il prossimo divieto non sarà quello della pubblicità per i videogiochi.
Evitiamo quindi di fare un autogol per accontentare chi è contrario alle sigarette ma magari è favorevole alla liberalizzazione e quindi all'incremento del consumo della canapa. No dunque ad un divieto generalizzato ed eccessivo di pubblicità per il tabacco!
A tal proposito, il Consiglio nazionale nella sessione invernale ha già varato delle limitazioni. Attualmente la pubblicità di sigarette ed affini è vietata alla radio e alla TV. La nostra Camera ha fatto un ulteriore passo, decidendo che va proibita anche nei media destinati ai minorenni, oltre che negli spazi pubblici o su cartelloni visibili dal solo pubblico. È una restrizione importante.
Non ritengo quindi opportuno spingersi più in là e vi invito pertanto a respingere l'iniziativa popolare in questione.