Romano Marco · Nationalrat · 2021-11-29
Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Die Mitte-Fraktion. Die Mitte. EVP. · 2021-11-29
Wortprotokoll
La vostra Commissione delle istituzioni politiche ha dato seguito a questa iniziativa parlamentare il 15 aprile con 14 voti contro 9. Successivamente la commissione sorella non si è allineata alla nostra decisione, reputando di non voler lavorare alla tematica. Il 14 ottobre 2021, tuttavia, con 13 voti contro 10, la maggioranza della vostra commissione ha ribadito la sua volontà di approfondire il dossier per una riforma della direzione dello Stato.
L'iniziativa chiede una modifica dell'articolo 175 della Costituzione federale, affinché il Consiglio federale sia composto da nove membri. In aggiunta chiede di valutare l'intera organizzazione dell'esecutivo. L'autrice dell'iniziativa ha già espresso la disponibilità ad aggiungere ulteriori tasselli utili a migliorare l'efficacia e l'efficienza del governo federale nella seconda fase di trattazione dell'iniziativa. Quindi non ci si vuole limitare solo ad esaminare la questione del numero dei seggi.
La tematica dell'organizzazione e della composizione dell'esecutivo è storica e fa parte dei dibattiti parlamentari sin dal secolo scorso. I progetti di "Staatsleitungsreform", come ben dicono le persone di lingua tedesca, si sono susseguiti. Taluni correttivi sono stati apportati, penso ai segretari di Stato a sgravare talune attività internazionali dei nostri ministri; ma con il limite di non essere eletti dal Parlamento, di non avere la legittimità democratica, sono esclusivamente dei funzionari. Nel complesso vi sono comunque varie tematiche oggetto di discussioni: il numero di membri dell'esecutivo, il ruolo del presidente e anche l'organizzazione della presidenza.
Il nostro esecutivo deve coniugare un approccio fondato sulla concordanza e un funzionamento collegiale del governo. Riconoscendo che un rafforzamento dei membri del governo genererebbe dei costi e potenziali maggiori difficoltà nell'operatività del gremio, la maggioranza della Commissione ritiene comunque che le Commissioni delle istituzioni politiche debbano approfondire alcune tematiche reali ed essenziali al funzionamento del nostro sistema governativo.
Lo scacchiere partitico nazionale sta mutando e dalle ultime federali abbiamo circa il 31 per cento di elettori che non sono rappresentati nel governo federale, malgrado il loro partito abbia conseguito risultati elettorali significativi e sia quindi una forza rilevante in Parlamento.
È indubbio che la composizione politica del Consiglio federale rappresenta molto meno bene i rapporti di forza all'interno del Parlamento rispetto al passato. Nell'ottica della concordanza, della ricerca di equilibrio e della stabilità istituzionale, sin dalla fondazione dello Stato federale si è sempre reagito ai cambiamenti a lungo termine del panorama partitico modificando la composizione del governo.
Non è solo una questione di rappresentanza partitica, ma anche di capacità di integrare nell'esecutivo nazionale le diverse regioni linguistiche, le regioni del paese e i sessi. È evidente che un numero maggiore di esponenti permetta una composizione più eterogenea e rispettosa della pluralità elvetica.
Infine, parla a favore di un aumento dei membri dell'esecutivo, la quantità crescente di compiti governativi, si pensi ad esempio alle tematiche riassunte nel Dipartimento federale dell'interno e nel Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni.
Il potere dell'amministrazione federale è crescente anche per questo motivo. Una sola persona, un solo consigliere federale, anche se attorniato di una direzione solida, non è in grado di seguire tematiche tanto differenti. E pensiamo anche ai vari livelli operativi: deve dialogare e lavorare con i cantoni, esporsi a livello nazionale in Parlamento, in due Camere, e a livello internazionale anche in relazioni bilaterali e multilaterali.
Una riforma della direzione dello Stato, comprensiva di una rivisitazione del ruolo del presidente, è un tema da approfondire. Per fare ciò, la maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche, con 13 voti contro 10, vi chiede di dare seguito a questa iniziativa parlamentare.