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Marchesi Piero · Nationalrat · 2021-12-16

Marchesi Piero · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2021-12-16

Wortprotokoll

La sicurezza del nostro paese dipende da molti fattori. Uno di questi è il quadro giuridico determinato dal legislatore, che pone chiari paletti a chi opera affinché la sicurezza venga meno. Affrontare i problemi è una prerogativa svizzera, soprattutto quando abbiamo la possibilità di non commettere gli stessi errori dei paesi a noi vicini. Sottovalutare i pericoli e rinviare le decisioni, in attesa che le minacce si attenuino, o peggio ancora, non agire sperando che i problemi si risolvano da soli, è quanto di più sbagliato si possa fare, in modo particolare quando si tratta di terrorismo e della sicurezza dei nostri cittadini.

Con questa iniziativa parlamentare porto alla vostra attenzione una minaccia reale e concreta per la sicurezza del nostro paese. Non lo dico io, lo ha sancito il Tribunale penale federale, che con una sentenza ha condannato il presidente e la responsabile delle pubbliche relazioni del Consiglio centrale islamico della Svizzera rispettivamente a 15 e 18 mesi di detenzione con la condizionale: a loro carico una condanna per propaganda proibita in favore di Al-Qaida e di altre organizzazioni estremiste. Il Consiglio centrale islamico è stato più volte attenzionato dalle forze inquirenti e di polizia. È ormai palese che operi nel silenzio e contro gli interessi del nostro paese. Lo stesso vale per l'Associazione degli studiosi musulmani nella quale operano di fatto le stesse persone del Consiglio centrale islamico.

Ringrazio la Commissione della politica di sicurezza per aver trattato la mia iniziativa parlamentare, ma rilevo alcuni aspetti che hanno purtroppo portato a un preavviso negativo all'attenzione del nostro Consiglio. Il primo è che la commissione non si è chinata particolarmente sulle accuse, gravissime, esposte nell'iniziativa a carico delle due organizzazioni. La sentenza del Tribunale penale federale rileva fatti di una tale gravità che dovrebbero preoccupare tutti noi. Il secondo è che la commissione ritiene questa proposta facilmente aggirabile, perché le organizzazioni in questione potrebbero operare sotto altri nomi. Certamente, ma lo stesso vale anche per le organizzazioni Al-Qaida o Stato islamico. Per questo motivo è opportuno che il Parlamento adegui le leggi e lo faccia ogniqualvolta si renda necessario.

Oppure ci si potrebbe interrogare piuttosto se Al-Qaida e lo Stato islamico non operino già ora attraverso il Consiglio centrale islamico e l'Associazione degli studiosi musulmani. A maggiore ragione è dunque necessario adeguare la legge di pertinenza.

Il terzo motivo è che la maggioranza della commissione ritiene che non dovrebbe essere solamente una decisione politica a provocare l'inserimento di altre organizzazioni terroristiche nella lista di quelle vietate. In questo caso però, la decisione politica sarebbe una naturale conseguenza di una decisione di un tribunale, a seguito di una sentenza molto chiara.

Questa iniziativa risponde ad un'esigenza concreta. Per questo motivo vi invito a voler darle seguito. Evitiamo di compiere gli stessi errori di altri paesi, i quali hanno dormito sonni tranquilli sottovalutando le minacce. Poi si sono trovati a rimpiangere la loro inattività, o magari, peggio ancora, a piangere dei morti e a rimproverarsi di non aver preso delle decisioni quando c'era il tempo per farlo. Quindi, agiamo e agiamo ora!