Carobbio Guscetti Marina · Ständerat · 2022-03-07
Carobbio Guscetti Marina · Ständerat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2022-03-07
Wortprotokoll
Permettre à une personne ayant reçu une décision négative en matière d'asile de terminer son apprentissage en cours est une question importante qui nous oblige à réfléchir au type d'accueil que nous voulons réserver et aux perspectives que nous voulons offrir aux personnes qui viennent dans notre pays en quête de vie et d'avenir.
Le monde du travail est traditionnellement un lieu de socialisation qui permet aux individus de mieux s'intégrer à la nouvelle réalité dans laquelle ils vivent. Grâce aux contacts sociaux, les personnes apprennent mieux la langue et les coutumes du lieu et créent des liens interpersonnels importants. Avoir la possibilité d'accéder à un pré-apprentissage ou à un apprentissage, c'est tout cela et bien plus encore. La personne sait que, en suivant cet apprentissage, elle pourra apprendre un métier qui lui permettra de travailler en Suisse ou ailleurs, acquérant ainsi l'autonomie économique et, en même temps, son pouvoir d'autodétermination.
Actuellement, en cas de décision négative, les apprentis, qui peuvent être en Suisse depuis de nombreuses années, doivent quitter l'apprentissage ou le pré-apprentissage. Dans les cas où la réadmission dans le pays d'origine n'est pas possible, la personne qui n'a pas de formation ni de permis de travail serait contrainte de dépendre de l'aide d'urgence de l'Etat. Ce scénario n'est positif ni pour la personne ni pour l'entreprise de formation - cela a été rappelé tout à l'heure par les précédents intervenants - qui a investi dans le parcours d'apprentissage. Cela a également souvent des conséquences pour la personne, comme je l'ai dit.
La nostra commissione riconosce il problema, ritenendolo però limitato a un numero ristretto di persone grazie all'accelerazione delle procedure d'asilo. Non torno sulla questione dei numeri e sul fatto che comunque ci sono delle persone, e sono tante, ancora in attesa di una decisione.
Ma vorrei dire che dietro a quel numero, non meglio specificato, anche se oggi abbiamo sentito delle cifre, vi sono delle persone e famiglie con le loro vite e le loro speranze per il futuro. Voglio quindi spendere qualche parola su un caso che ha suscitato molte emozioni e molto sostegno in Ticino: il caso della famiglia di India, una giovane originaria dell'Etiopia giunta in Ticino con la mamma e il fratello. La famiglia ha presentato una domanda d'asilo nel 2011. Nel frattempo la famiglia si è integrata. Il fratello ha concluso l'apprendistato ma non poteva lavorare, non avendo il permesso.
La decisione negativa è arrivata dopo ben dieci anni. Grazie anche al percorso di integrazione, compiuto con successo dalla famiglia di India, molte persone si sono schierate a sostegno di questa famiglia e del suo diritto di poter rimanere in Svizzera. Hanno chiesto di applicare lo strumento di "caso di rigore", richiesta poi fortunatamente accettata: India e la sua famiglia potranno rimanere in Ticino.
Se cito questo caso - in parte differente da altri casi, perché, come ho detto, questo ragazzo, il fratello di India, ha potuto terminare l'apprendistato e India ha seguito una formazione - lo faccio perché mostra chiaramente l'importanza della formazione come veicolo di integrazione; penso che su questo siamo tutti d'accordo. È un caso che, appunto, ha avuto un esito positivo, ma se non fosse stato valutato in questo modo, se l'apprendistato non avesse potuto essere concluso, avrebbe magari potuto portare a una situazione diversa. Vi sono molte altre storie simili a questa e non tutte portano a dei risultati positivi come in questo caso.
Le tante storie mostrano appunto come per queste persone sia importante la possibilità di continuare e terminare la formazione professionale o l'apprendistato anche in caso di decisione negativa.
Quello che chiede l'autore della mozione in oggetto in fondo è semplice, l'abbiamo sentito. Si tratta di permettere alle persone ben integrate di formarsi, mentre sono in Svizzera, senza la minaccia di dover abbandonare prematuramente un apprendistato.
Nel caso in cui la persona non potesse fare ritorno al suo paese, la sua formazione andrebbe comunque a vantaggio di tutti, in primo luogo della persona, evidentemente, ma anche del nostro paese e dell'economia. Nel caso contrario, la persona costretta al rientro potrebbe comunque concludere la formazione, il che gioverebbe all'economia del paese di origine, contribuendo così anche a rallentare l'esodo di persone verso altre nazioni. [PAGE 104]
Il consigliere agli Stati Stöckli ha ricordato che il Consiglio nazionale proprio la scorsa settimana ha adottato con grande maggioranza una proposta simile, presentata dalla collega Markwalder. Ora tocca a noi dare una risposta positiva, in modo che le decisioni prese non siano delle decisioni che provocano delle disparità di trattamento.
Vi invito quindi ad aderire alla decisione del Consiglio nazionale e quindi a seguire la minoranza della Commissione delle istituzioni politiche, sostenendo questa mozione per poi elaborare la base legale e garantire la parità di trattamento.