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Marchesi Piero · Nationalrat · 2025-06-11

Marchesi Piero · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2025-06-11

Wortprotokoll

Questo dibattito sul servizio pubblico nei media, avremmo verosimilmente dovuto aprirlo già alcuni anni fa, ovvero dopo la bocciatura dell'iniziativa "No Billag". All'epoca mi opposi a quell'iniziativa perché era troppo estrema. Abolire in toto il canone avrebbe messo a rischio la coesione nazionale e la presenza dei media per le minoranze linguistiche. Ma proprio per questo, dopo quel voto sarebbe stato necessario sedersi al tavolo e ridefinire cosa intendiamo oggi per servizio pubblico. Era stato promesso che dopo il voto questo discorso si sarebbe svolto, che si sarebbero tagliati gli sprechi e che ci si sarebbe concentrati sull'essenziale.

Chi ha mantenuto queste promesse? Nessuno. Anzi, la SSR, di fatto, ha preferito non cambiare nulla, continuando ad espandere la propria offerta ed a gravare sui cittadini con un canone tra i più alti del mondo. Allora la domanda che oggi dovremmo porci è questa: vogliamo davvero continuare così? Vogliamo continuare ad imporre ad ogni economia domestica un canone di 335 franchi l'anno per finanziare tutto, cioè sport, fiction, intrattenimento e quiz televisivi? Oppure vogliamo finalmente ridefinire ciò che è veramente un servizio pubblico? È davvero giusto che con un canone obbligatorio si paghino programmi che nulla hanno a che fare con l'informazione o la coesione nazionale? Vogliamo concentrarci su ciò che serve davvero alla nostra democrazia, [PAGE 952] ovvero un'informazione indipendente, un approfondimento di qualità, cultura e pluralismo linguistico? Se la qualità dei programmi della SSR è così alta come viene sempre rivendicato, perché mai si dovrebbero temere i servizi - che a mio avviso esulano dal mandato pubblico - ad abbonamento facoltativo? Perché non lasciare dunque che i cittadini scelgano liberamente che cosa pagare e che cosa invece rifiutare?

Con l'iniziativa "200 franchi bastano!" si propone esattamente questo approccio equilibrato. Chi vuole più contenuti li potrà acquistare volontariamente, come già oggi facciamo per tanti altri servizi televisivi. Chi invece vuole semplicemente un servizio pubblico essenziale, vale a dire informazione, approfondimento e coesione nazionale, pagherà un canone obbligatorio ridotto e più equo di 200 franchi.

Naturalmente comprendo le preoccupazioni che emergono, soprattutto qui nella Svizzera italiana, nel Canton Ticino, e nelle regioni di minoranza linguistica. È giustificata la paura che ad esempio la RSI sparisca o venga penalizzata? Assolutamente no! Il testo dell'iniziativa lo conferma e dice in modo esplicito che la perequazione finanziaria tra le regioni linguistiche resta garantita. Le minoranze linguistiche dunque non devono temere. Evidentemente ci sarà una riorganizzazione dell'azienda SSR, ma la presenza nelle regioni linguistiche come nel Canton Ticino e nella Svizzera italiana dovrà essere mantenuta.

Diciamoci la verità, il vero pericolo per le minoranze linguistiche non è l'iniziativa "200 franchi bastano!"; il vero pericolo è l'immobilismo. È un sistema che continua ad allontanare i cittadini, soprattutto i giovani, che fruiscono delle informazioni in modo totalmente diverso rispetto al passato, e che oggi non apprezzano - questo lo dicono i dati statistici - l'informazione com'è proposta attualmente. Dunque è l'occasione per sviluppare nuove tecnologie, per permettere di avvicinare i giovani con altri sistemi. Confermando un sistema con un canone obbligatorio molto alto, imposto a tutti, non darà le risposte che qui tutti noi auspichiamo.

Con questa iniziativa non si cancella dunque il servizio pubblico, lo si salva, lo si rende più sostenibile, più onesto, più rispettoso dei cittadini e della pluralità linguistica della nostra Svizzera. Per questo vi invito con convinzione a sostenere il rinvio in commissione, come proposto dal collega Fischer, e a sostenere l'iniziativa "200 franchi bastano!".

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