Gysin Greta · Nationalrat · 2025-06-12
Gysin Greta · Nationalrat · Tessin · Grüne Fraktion · 2025-06-12
Wortprotokoll
Il titolo è accattivante tanto quanto la sostanza è dannosa: "200 franchi bastano!" Lasciatemelo dire con molta chiarezza, 200 franchi non bastano, non bastano per garantire un servizio pubblico radiotelevisivo di qualità, non bastano per dare voce alle minoranze linguistiche e non bastano per assicurare che anche in Ticino, nei Grigioni, in Romandia, nelle valli più remote, si possa continuare a raccontare e valorizzare la realtà locale nella propria lingua con competenza e con profondità.
Perché la SSR è informazione, certo, ma è anche cultura, intrattenimento, sport, memoria collettiva. È la promozione della musica, del teatro, del cinema svizzero. È la voce di un mondo artistico che altrove difficilmente troverebbe spazio. È il racconto di imprese sportive che uniscono il Paese dagli stadi alle piste di sci. È la copertura di eventi culturali che non avrebbero mai visibilità sulle piattaforme commerciali, ed è anche educazione e servizio alla società.
In poche parole, la SSR è un bene comune. Un bene comune in cui la pressione finanziaria si fa già sentire. Solo nella Radiotelevisione svizzera di lingua italiana negli ultimi anni sono stati tagliati 12 milioni di franchi, con la perdita di una cinquantina di posti di lavoro. E con l'ulteriore riduzione del canone da 335 a 300 franchi, decisa per via d'ordinanza dal Consiglio federale, si prevedono altri tagli del personale e altre riduzioni delle produzioni.
Il sistema radiotelevisivo svizzero si regge su un principio fondamentale, quello della solidarietà nazionale. La Svizzera italiana versa circa il 4 per cento del canone, ma riceve attorno al 18 per cento delle risorse della SSR. Non è un privilegio, è federalismo solidale. È la consapevolezza che ogni angolo del Paese, anche quello più periferico e dove si parla una lingua minoritaria, deve poter accedere a contenuti culturali, informativi e d'intrattenimento di qualità. Il mercato, lì, non basta; non basta oggi e non basterà mai. Il mercato, lì, non funziona, perché semplicemente non ci sono i numeri per garantire un'offerta commerciale sostenibile. E allora o c'è la solidarietà o c'è il rischio concreto di un vuoto culturale e informativo in buona parte del nostro Paese.
Tagliare il canone a 200 franchi significherebbe distruggere questo equilibrio, significherebbe impoverire l'offerta culturale e spegnere una parte importante della nostra diversità linguistica, culturale e informativa. Significherebbe svuotare il servizio pubblico di quelle produzioni che non fanno grandi ascolti, ma che fanno crescere il nostro tessuto culturale. Naturalmente la SSR non è perfetta. Il servizio pubblico deve poter essere criticato, migliorato, stimolato e anche ripensato e ridotto laddove necessario. È quello che sta già accadendo, con le riduzioni di entrate importanti decise negli scorsi anni e di cui ho parlato in precedenza. Ma il servizio pubblico radiotelevisivo non deve essere demolito, perché senza un'offerta culturale ricca, senza sport che racconta la Svizzera intera, senza intrattenimento che ci rappresenta e che rispecchia tutte le sensibilità culturali, linguistiche e regionali, il Paese rischia davvero di perdere pezzi della sua identità comune.
Per questo, 200 franchi non bastano e non basteranno mai! Non per una Svizzera che vuole continuare a parlarsi, a raccontarsi, a crescere insieme in tutte le sue lingue e in tutte le sue regioni. Non per una Svizzera che tiene alla pluralità delle opinioni, che tiene ad avere una cittadinanza veramente informata, e che tiene alla propria democrazia diretta a tutti i livelli del sistema federale.
Per tutti questi motivi io vi invito veramente a difendere il nostro servizio pubblico, a difendere la nostra cultura. Facciamo sì che sport e intrattenimento restino non solo di qualità ma anche accessibili a tutti, e diciamo con chiarezza no a questa iniziativa pericolosa e dannosa per la Svizzera intera.