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Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2025-12-17

Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2025-12-17

Wortprotokoll

Oggi discutiamo di un'iniziativa popolare che, dietro un titolo accattivante nasconde obiettivi irrealistici, costi elevati a carico dei cittadini, limitazioni delle libertà, interventismo statale e pesanti ripercussioni per il nostro settore agricolo. L'iniziativa sull'alimentazione pretende di portare il grado di autoapprovvigionamento alimentare della Svizzera dall'attuale 46 al 70 per cento nell'arco di soli dieci anni. È un obiettivo che può sembrare lodevole, ma che si scontra con una realtà molto diversa. Il Consiglio federale lo afferma chiaramente nel suo messaggio: a causa dell'alta densità di popolazione e della limitata superficie agricola utile, la Svizzera deve necessariamente integrare la produzione interna con le importazioni. Questo significa che, se davvero si intende aumentare l'autoapprovvigionamento, occorre allora intervenire sulle cause strutturali dell'aumento della domanda alimentare, ovvero l'immigrazione incontrollata - ambito, che chi sostiene questa iniziativa, però sistematicamente ignora.

Il problema principale è però un altro. Come si vorrebbe raggiungere il 70 per cento di autoapprovvigionamento alimentare? Gli studi indicano una sola via: ridurre drasticamente la produzione e il consumo di carne - fino al 70 per cento in meno -, orientando forzatamente il Paese verso un modello alimentare quasi esclusivamente vegetale. Si tratta di un'impostazione dirigista che lede la libertà individuale, indebolisce i prodotti del territorio e affida allo Stato il ruolo di decidere ciò che i cittadini dovrebbero mettere nel piatto. Si crea dunque un precedente per l'imposizione di diktat alimentari. Magari la prossima tappa sarà l'obbligo di mangiare insetti.

Anche le conseguenze economiche dell'iniziativa sarebbero pesanti. L'allevamento rappresenta una componente essenziale del reddito agricolo, soprattutto nelle regioni alpine e prealpine. Una riconversione forzata della produzione comporterebbe la perdita di investimenti, la messa in difficoltà delle aziende familiari e un indebolimento dell'indotto rurale. Non a caso il Consiglio federale avverte che una trasformazione così rapida potrebbe addirittura configurare un'espropriazione materiale, con la conseguenza che l'ente pubblico, quindi i contribuenti, dovrebbe destinare ingenti risorse a compensazioni e indennizzi. Ancora una volta non sappiamo nemmeno di che ordine di grandezza stiamo parlando.

L'attuazione dell'iniziativa imporrebbe pesanti interventi compensatori statali, ovviamente finanziati con soldi pubblici. A pagare sarebbe in prima linea la Confederazione; ma anche i Cantoni potrebbero venire chiamati alla cassa. La stima dei costi dell'iniziativa semplicemente non è possibile - è un campanello d'allarme che dovrebbe bastare a chiunque. Paradossalmente, se la produzione nazionale di carne venisse ridotta ma le abitudini alimentari dei cittadini non cambiassero nella stessa misura, il risultato sarebbe un ulteriore aumento delle importazioni, quindi proprio l'opposto degli obiettivi dichiarati dagli autori dell'iniziativa. Ricordiamo anche che la politica agricola sta già procedendo verso un rafforzamento dell'autoapprovvigionamento, ma con tempi e modalità più realistici. Il Consiglio federale prevede di raggiungere il 50 per cento entro il 2050, parallelamente alla riduzione delle emissioni del settore agricolo. Quindi l'iniziativa è sostanzialmente inutile.

L'iniziativa sull'alimentazione non è attuabile, non è sostenibile e non è nemmeno credibile. Introduce pesanti limitazioni alla libertà economica e personale, mette in difficoltà l'agricoltura svizzera, genera costi pubblici impossibili da quantificare e potrebbe essere pure incompatibile con il diritto internazionale, segnatamente con gli accordi dell'Organizzazione mondiale del commercio. Per tutte queste ragioni vi invito a respingerla.