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Chiesa Marco · Ständerat · 2026-03-12

Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2026-03-12

Wortprotokoll

Anni fa l'ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey parlò di "neutralità attiva". Più di recente il consigliere federale Cassis ha preferito parlare di "neutralità [PAGE 227] cooperativa". Sono due accezioni differenti, due interpretazioni sdrucciolevoli. Il risultato è sotto gli occhi di tutti ed è che la posizione della Svizzera è diventata sempre più difficile da comprendere. Abbiamo cambiato definizioni, modificato aggettivi, moltiplicato interpretazioni e stiracchiato concetti. Ma nel farlo abbiamo perso qualcosa di essenziale: la chiarezza di un valore svizzero. E quando un principio non è più cristallino, perde forza. Oggi sembra che la Svizzera pratichi quella che potremmo definire una "neutralità acrobatica": con gli amici la si interpreta, mentre con i meno amici la si applica. Questo non rafforza la nostra posizione nel mondo, la rende meno credibile, perché la neutralità svizzera non può diventare una ginnastica diplomatica.

Una neutralità che cambia a seconda delle crisi non è più neutralità, ma è opportunismo. Prendiamo il tema delle sanzioni. Nel caso della Russia la Svizzera ha deciso di allinearsi alle misure adottate dall'Unione europea. È stata una scelta politica forte, con conseguenze evidenti. Ma allora dobbiamo porci anche una domanda semplice: il principio vale sempre o vale solo in casi specifici come quello appena citato? E se così fosse, come purtroppo sembra, il messaggio che trasmettiamo al mondo è inevitabilmente che la Svizzera non applica più un principio, ma sceglie di volta in volta la propria posizione. E questo mina la nostra credibilità.

Sia chiaro, questo Paese non è mai stato indifferente. La neutralità non significa chiudere gli occhi davanti alle violazioni del diritto internazionale, ma significa mantenere indipendenza del giudizio, libertà di azione e capacità di mediazione. Per oltre due secoli questa linea ha dato alla Svizzera qualcosa di unico, che è l'autorevolezza. Quando siamo stati coerenti, siamo stati rispettati, e quando siamo stati rispettati, siamo anche stati utili. Ma questa autorevolezza non è automatica. O la neutralità è coerente, oppure non è più credibile.

Quello che oggi dobbiamo fare, a mio modo di vedere, è sostenere l'iniziativa che abbiamo sui nostri banchi. Non per nostalgia, non per isolarci, ma per ristabilire un valore che ha reso la Svizzera un Paese rispettato per la sua capacità di dialogo, anche là dove il mondo era diviso da conflitti e da sofferenze. L'iniziativa ha un obiettivo molto semplice, ossia fare in modo che la neutralità svizzera non dipenda più dalle interpretazioni del momento o da pressioni internazionali, ma da un principio chiaro e stabile. Un principio che afferma che la neutralità svizzera deve essere perpetua, armata e integrale. Perpetua, perché non cambia in funzione delle crisi del momento; armata, perché deve essere difesa con un esercito efficace; integrale, perché la Svizzera non deve partecipare ai conflitti tra Stati né schierarsi con una delle parti.

Da questo derivano anche conseguenze molto concrete. La Svizzera non aderisce ad alleanze militari, non partecipa a guerre tra Stati, non applica sanzioni contro i Paesi belligeranti, salvo quelle decise dal Consiglio di sicurezza dell'ONU. Proprio questa coerenza permette alla Svizzera di continuare ad offrire buoni uffici, mediazione e dialogo, quando gli altri non riescono più a parlarsi. Tre parole semplici, tre principi chiari, per l'indipendenza della Svizzera. In un mondo sempre più instabile, il nostro Paese ha bisogno esattamente di questo: coerenza, credibilità e indipendenza.

Per questi motivi vi invito a sostenere l'iniziativa: per rafforzare la neutralità svizzera, per proteggere la nostra autorevolezza internazionale e perché in fondo la questione è molto semplice. O la Svizzera resta fedele ai propri principi, oppure saranno gli altri a definirli per noi.