Marchesi Piero · Nationalrat · 2026-04-30
Marchesi Piero · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2026-04-30
Wortprotokoll
Siamo di fronte all'ennesima trovata della sinistra: prendere qualcosa di serio, svuotarlo di significato e poi venderlo al popolo come moderno. La chiamano iniziativa "per un diritto di cittadinanza moderno". In realtà è un'iniziativa per svendere il passaporto svizzero. La cittadinanza svizzera non è una tessera a punti, non è il premio dopo cinque anni di permanenza, non è il "grazie, ecco il premio dello Stato" a chi ha semplicemente abitato qui senza combinare guai troppo grossi. La cittadinanza svizzera significa poter votare, eleggere, decidere sulle nostre leggi, sulle nostre imposte, sulla sicurezza, sull'immigrazione e sul futuro dei nostri figli. Proprio per questo non può essere regalata come un volantino davanti alla stazione.
L'iniziativa prevede che uno straniero possa ottenere la cittadinanza dopo solo cinque anni di soggiorno legale se non ha commesso reati gravi, se non minaccia la sicurezza del Paese e se possiede conoscenze di base di una lingua nazionale. Tradotto dal politichese: basta essere qui da qualche anno, non essere finiti seriamente nei guai, saper mettere insieme un paio di frasi nella lingua locale e via, il passaporto sarebbe concesso. Questo non è un diritto di cittadinanza moderno, è una naturalizzazione industrializzata. È il solito approccio della sinistra: abbassare l'asticella, togliere responsabilità, trasformare tutto in un diritto quasi automatico. Prima si relativizza l'integrazione, poi si indeboliscono i controlli, poi si toglie il potere ai Comuni e ai Cantoni e alla fine ci si stupisce se il popolo non si riconosce più nel proprio Paese.
Negli anni Ottanta c'erano circa 10[NB]000 naturalizzazioni all'anno. Oggi siamo a 40[NB]000, anche 50[NB]000 all'anno. La Svizzera non ha bisogno di tutto questo. Il nostro sistema, pur con alcune storture, funziona abbastanza bene perché è federalista. Funziona perché Cantoni e Comuni hanno voce in capitolo. Funziona perché la cittadinanza non viene decisa solo da un ufficio lontano, ma anche da chi vive sul territorio e conosce la realtà concreta. Ma alla sinistra questo dà fastidio, perché il Comune vede, il Cantone conosce, il territorio capisce. Berna invece standardizza e quando si standardizza si abbassa, quando si accentra si perde buonsenso.
Diventare svizzeri deve significare qualcosa. Significa rispettare le regole, conoscere le nostre istituzioni, condividere i nostri valori: libertà, responsabilità individuale, rispetto tra uomo e donna, democrazia diretta, federalismo, neutralità e indipendenza. E significa anche una cosa molto semplice: mettere la Svizzera al centro. Perché, diciamolo, ci sono persone che vivono qui da anni ma hanno la testa, il cuore e i valori ancora altrove. Vogliono i vantaggi della Svizzera ma non la Svizzera, vogliono il passaporto ma non l'appartenenza, vogliono i diritti ma non i doveri. A queste persone non dobbiamo spalancare le porte della cittadinanza, dobbiamo dire: prima dimostrate di essere parte della Svizzera, non sulla carta, nei fatti. Semmai, oggi servirebbe l'opposto di questa iniziativa: più severità, più controlli e il coraggio di dire no quando l'integrazione non c'è, e premiare con il passaporto solo chi davvero lo merita.
E poi c'è il calcolo politico. La sinistra non lo ammetterà mai, ma il disegno è evidente. Se non riesci a convincere abbastanza svizzeri, prova a crearne di nuovi. Nuovi elettori, nuove clientele, nuovi voti per più Stato, più spesa, più assistenza, più burocrazia, più migrazione e meno responsabilità. È una fabbrica di nuovi elettori mascherata da iniziativa moderna. Noi diciamo no a questa procedura. La cittadinanza svizzera non si distribuisce a pioggia, si merita.
Per questi motivi, a nome del gruppo UDC invito a respingere con fermezza questa iniziativa dannosa e a sostenere il controprogetto presentato dal collega Rutz Gregor che ha il pregio di chiedere ai nuovi naturalizzati la rinuncia alle altre cittadinanze entro due anni.