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Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2026-06-09

Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2026-06-09

Wortprotokoll

Oggi discutiamo l'iniziativa popolare "Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)" e il controprogetto del Consiglio federale. Ritengo che il nostro Parlamento debba cogliere questa occasione per correggere un errore strategico che risale a quindici anni fa. Nel 2011, sull'onda emotiva del disastro di Fukushima, il Consiglio federale decise l'uscita dal nucleare, una decisione dettata più dalla reazione del momento che da una valutazione razionale degli interessi a lungo termine del nostro Paese. Quella scelta venne poi confermata nel 2017 nella votazione popolare sulla strategia energetica 2050, una votazione però inficiata da indicazioni palesemente sbagliate da parte del Consiglio federale nelle istruzioni ufficiali.

Da allora, tuttavia, il mondo è profondamente cambiato. Le guerre in Ucraina e Medio Oriente hanno dimostrato quanto la sicurezza dell'approvvigionamento energetico sia un elemento essenziale della sovranità nazionale. La dipendenza dall'estero, Unione europea ovviamente inclusa, comporta rischi politici, economici e strategici che non possiamo ignorare. La soluzione non può essere rendersi dipendenti e quindi sempre più ricattabili da parte dell'Unione europea.

Oggi tutti riconoscono che la Svizzera deve rafforzare il proprio autoapprovvigionamento elettrico e, in quest'ottica, appare difficile giudicare il mantenimento di un divieto tecnologico che riguarda una fonte energetica che fornisce ancora circa un terzo della produzione nazionale di corrente. Va sottolineato un punto importante: approvare il controprogetto non significa costruire domani una nuova centrale nucleare. Non esistono oggi progetti concreti in questo senso. La questione in discussione è molto più semplice. Si tratta di eliminare un divieto e lasciare aperte tutte le opzioni per il futuro. In altre parole, non stiamo decidendo di costruire una centrale nucleare, stiamo decidendo se sia ragionevole evitarne per legge la costruzione nei secoli dei secoli, indipendentemente dalle necessità future del Paese.

Il fabbisogno di elettricità è destinato ad aumentare: mobilità elettrica, pompe di calore, digitalizzazione, intelligenza artificiale e soprattutto l'immigrazione incontrollata richiederanno quantità sempre maggiori di energia. Pretendere di rinunciare contemporaneamente ai combustibili fossili e al nucleare senza compromettere la sicurezza d'approvvigionamento è a dir poco irrealistico. Nasce il sospetto che qualcuno a sinistra voglia porre le condizioni per una penuria di corrente per portare avanti la propria agenda politica fatta di obblighi, divieti, imposizioni, tasse e limitazioni.

Le energie rinnovabili devono continuare a svilupparsi, certo, ma da sole non sono e non saranno in grado di garantire una produzione sufficiente e costante durante tutto l'anno. Una cosa non esclude l'altra. Sostenere il nucleare non significa essere contrari alle rinnovabili, significa adottare un approccio pragmatico e diversificato. Secondo l'Analisi nazionale dei rischi Casus-2025 una grave penuria di elettricità figura tra le principali minacce per la Svizzera. Un deficit di approvvigionamento del 30 per cento durante il periodo invernale potrebbe provocare danni economici nell'ordine di un miliardo di franchi al giorno. Di fronte a simili prospettive, mantenere un divieto puramente ideologico non è responsabile. Perfino la presidente della Commissione europea, la signora Ursula von der Leyen, ha definito l'abbandono del nucleare da parte del Vecchio Continente un errore strategico.

Vi è poi la dimensione economica e industriale. Lo sviluppo delle nuove tecnologie nucleari offre opportunità interessanti alle piccole e medie imprese svizzere attive in settori ad alto contenuto tecnologico. Quanto alle obiezioni tradizionali, va ricordato che le centrali di nuova generazione producono quantitativi di scorie inferiori rispetto al passato. E a chi parla di dipendenza dall'estero per l'uranio dovrebbe poi riconoscere che il solare dipende ancora più fortemente da componenti provenienti dall'estero, in particolare dalla Cina.

La questione odierna non è se la Svizzera debba costruire una centrale nucleare domani mattina, la questione è se abbia senso continuare a vietare una tecnologia di cui avremo ancora bisogno in futuro. Ritengo pertanto che sia giunto il momento di superare i tabù ideologici e di sostenere sia l'iniziativa che il controprogetto.