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Robbiani Meinrado · Nationalrat · 2003-12-17

Robbiani Meinrado · Nationalrat · Tessin · Christlichdemokratische Fraktion · 2003-12-17

Wortprotokoll

Oggi un'iniziativa popolare, subito dopo due iniziative cantonali, due iniziative parlamentari! Di fronte a questo fiorire di atti parlamentari e di iniziative non possiamo mancare di porci perlomeno un interrogativo: quello a sapere se tutte queste iniziative, se tutti questi interventi siano unicamente la risposta a degli scostamenti isolati dalla rotta assegnata ai grandi servizi pubblici oppure se non siano in fondo il riflesso di una impostazione, di una scelta iniziale già sbagliata di per se stessa.

A mio avviso, qui viene a galla quello che potremmo chiamare un peccato originale. Si chiede, infatti, a queste aziende che erogano i servizi pubblici di assicurare contemporaneamente due obiettivi che sono difficilmente compatibili e conciliabili: da un lato si chiede loro di essere redditizi - quindi la redditività -, e dall'altro lato si chiede loro di erogare un servizio pubblico universale. Ora, se ci riflettiamo e soprattutto se guardiamo la realtà ci rendiamo conto che questo è un esercizio di difficilissimo equilibrismo, che scivola facilmente anche nella schizofrenia. A pagare lo scotto di questa linea sono soprattutto le regioni più deboli e le fasce altrettanto più deboli. È inevitabile che con questi due obiettivi nettamente contrastanti il primo, quello della redditività, finisca per fagocitare, per annullare l'altro, quello del servizio pubblico.

Allora, da questo profilo mi sembra che l'iniziativa popolare che oggi stiamo discutendo cerchi perlomeno di porre su un piano di maggior equilibrio questi due obiettivi altrimenti inconciliabili.

Però, a mio avviso, anche un sì a questa iniziativa non è che chiuda il capitolo, non è che plachi tutti gli interrogativi. A mio avviso ce n'è un secondo, parecchio decisivo: è quello a sapere se il mercato e la concorrenza siano l'unico e il miglior modo per essere efficienti rispettivamente per utilizzare al meglio le risorse a disposizione. L'interrogativo è, cioè, il seguente: non è che per il servizio pubblico possa esistere anche un altro modello al di fuori del mercato, un'altra via originale per ottenere i suoi obiettivi di carattere sociale e democratico? A mio avviso, questa via c'è e negarlo sarebbe un inno all'incapacità della dirigenza anche di questi servizi. Del resto, una via diversa permetterebbe anche di non scialacquare, di non buttar via quelli che sono gli "atouts", quelli che sono i punti di forza dei grandi servizi pubblici.

Quali sono questi punti di forza? Innanzitutto una grande e forte identificazione della popolazione in questi stessi servizi, ciò che crea una relazione di fiducia e di fedeltà da parte della cittadinanza. Il secondo punto è certamente il fatto che questi servizi pubblici grazie alla loro presenza capillare costituiscano un tessuto connettivo indispensabile per la coesione del Paese. In terzo luogo, questi servizi pubblici possono - o hanno finora potuto - contare su una forte identificazione del personale nelle loro aziende e ciò è garanzia di efficienza e di efficacia. Sono proprio questi elementi che mi conducono a dire che c'è comunque bisogno di una riflessione rinnovata, di un riesame di quelle che sono le scelte di fondo fatte in merito ai servizi pubblici.

Dobbiamo chiederci se la scelta della liberalizzazione sia quella più corretta e più opportuna. Dobbiamo chiederci se il modello del mercato e della concorrenza sia quello che dà una migliore risposta all'esigenza del servizio pubblico. Dobbiamo chiederci - anche visto che il processo è comunque avviato - se perlomeno all'interno di questi servizi pubblici non si possa distinguere quelli che sono i settori che vanno tenuti al di fuori del mercato da quelli che possono eventualmente anche essere consegnati al mercato. E non mi si venga a dire, come qualcuno ha già fatto anche questa sera, che oramai non si possono più porre questi interrogativi, che non si può più riesaminare l'impostazione dei servizi pubblici, perché al di fuori dei nostri confini gli altri Stati stanno facendo altrettanto. Permettetemi di dire, visto che la sera sta avanzando, che su questo tema, paradossalmente, mi sento quasi un po' UDC nella misura in cui sono più che scettico sugli orientamenti adottati dall'Unione europea in questo preciso settore. Purtroppo ritorno però quello che sono, perché mi rendo conto che l'UDC è più europeista dell'Europa stessa.

Quindi, concludendo, auspico da un lato che ci sia un appoggio a questa iniziativa e dall'altro lato che ci sia un riesame effettivo e profondo degli indirizzi di liberalizzazione delle grandi imprese che erogano un servizio pubblico.