Pedrina Fabio · Nationalrat · 2004-03-16
Pedrina Fabio · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2004-03-16
Wortprotokoll
Parlo a nome del gruppo socialista esprimendo preoccupazioni e visioni dal sud delle Alpi, sollecitato da quel che sembra essere il principio di una guerra commerciale dai connotati altamente politici. Infatti, il contesto in cui si inserisce la disputa in corso sui dazi doganali con l'UE è quello di un crescente scontro di interessi intercontinentale, che prende vieppiù i contorni di una vera e propria guerra economica e fiscale dell'UE contro nicchie di furbizie altrui che penalizzano i suoi Stati membri. Se da un lato la Svizzera può di certo essere qualificata fra i Paesi [PAGE 347] meglio e più fortemente integrati nell'UE - anche rispetto a certi Stati già membri -, dall'altro lato gli spigoli del "Sonderfall" svizzero sono vieppiù percepiti fuori dei nostri confini, nel resto del continente, quale classico dito nell'occhio oppure, detto altrimenti, "Rosinenpickerei": furbizia ed egoismo da parte di un Paese scaltro e ricco. È una situazione percepita fuori Paese, che con questi connotati non è destinata a durare nel tempo in nessuna parte di questo globo.
In tale contesto la vicenda dei dazi doganali è un episodio di una serie che si farà lunga. La via bilaterale tanto osannata da più parti è alle corde, si sta rivelando una via senza prospettiva di evoluzione che porterà in un vicolo cieco, "à l'impasse", come ben dicono gli amici romandi. "L'impasse" è la via strisciante verso un "Alleingang" subìto, una dura e pericolosa via isolazionista, che comporterà penalizzazioni economiche crescenti a compensazione della "Rosinenpickerei" a noi contestata, magari proprio vieppiù in settori di attività che non necessariamente saranno quelli dell'alta finanza, che ben sa farsi difendere gli interessi al fronte, in patria e fuori.
Così, chi ci lascerà le penne? La guerra in corso porta ad una situazione in cui le libertà di taluni vengono pagate da altri. Nel concreto, certi privilegi della piazza finanziaria vengono e verranno vieppiù saldati dall'UE attraverso la penalizzazione della piazza industriale e commerciale svizzera. E con il prossimo allargamento dell'UE a 25 Paesi le cose non sono di certo destinate a migliorare per la Svizzera, anzi.
Nella sua risposta all'interpellanza il Consiglio federale ci rende attenti che sono in gioco milioni di franchi e che diverse migliaia di impieghi sono in pericolo a seguito dell'applicazione del nuovo regime di dazi doganali. Non si precisa quando e dove, ma il Ticino, grazie alla sua particolare situazione geografica e alla sua integrazione alquanto marcata nell'area economica norditaliana - in particolare nel suo ruolo di piattaforma logistica -, subirebbe un forte contraccolpo a seguito della prevedibile delocalizzazione di queste funzioni nell'UE o nei Paesi dello Spazio economico europeo.
Non voglio essere frainteso: sono giuste le reazioni ferme e stizzite del Consiglio federale rispetto alle manovre avviate dai Paesi vicini, ma al di là della casualità o meno delle azioni di disturbo, queste non si muovono in ambito tecnico-giuridico, bensì nel ben più problematico e insidioso contesto politico generale. Il quesito di fondo - che piaccia o no al Consiglio federale e agli euroscettici - è il seguente: quale visione politica della Svizzera del futuro nel contesto europeo e, di conseguenza, quale strategia politica ci assicurano al meglio la concretizzazione della visione prefigurata? Una risposta presuppone, a mio avviso, un serio e onesto bilancio del bilateralismo, non fra quattro anni, come propone il Consiglio federale, ma subito. La strategia di risposta può essere reattiva o proattiva e basarsi fondamentalmente su tre ipotesi di lavoro:
1. continuare sulla via bilaterale per cercare di parare i danni e, per il resto, piegarsi all' "autonomer Nachvollzug" già ampiamente praticato, anzi subìto;
2. re-inseguire lo Spazio economico europeo per cercare di salvare il possibile dei "cavoli" economico-finanziari e, per il resto, piegarsi, come sopra, all'"autonomer Nachvollzug";
3. sondare e preparare seriamente, in tempi ravvicinati, la via dell'adesione ricercando e propiziando soluzioni di codecisione che facciano avanzare il nostro Paese e imprimano nell'UE nuove dinamiche politiche di codecisione.
Chi è il visionario, chi il sognatore? Credo che oggi visionario e sognatore sia chi pensa di poter delegare al bilateralismo il compito di tacitare "sine die" l'Unione europea, scansando di principio il tema della nostra futura adesione all'UE. Chi oggi illude la popolazione con il concetto di Svizzera pura e unica, di ridotto nazionale o, in terminologia più moderna, di zona franca, porterà in realtà la Svizzera ad assumere il ruolo di una grande Monte Carlo, confinandola al servizio della finanza e della criminalità internazionali. La Svizzera che lavora con impegno e fatica, quindi la grande parte del nostro Paese, sarà vittima predestinata di un tale indirizzo mascherato in modo cinico e irresponsabile. Allontaniamoci al più presto da certe illusioni, non nascondiamoci dietro un dito e affrontiamo la cruda realtà dei fatti!
Ripeto e concludo: facciamo a breve termine un serio e onesto bilancio del bilateralismo, quindi, traiamone le debite conclusioni. Questo è l'invito che in nome del gruppo socialista rivolgo a voi colleghi e soprattutto al Consiglio federale.