Robbiani Meinrado · Nationalrat · 1999-12-20
Robbiani Meinrado · Nationalrat · Tessin · Christlichdemokratische Fraktion · 1999-12-20
Wortprotokoll
Oggi è sempre più evidente lo scollamento e persino il divorzio tra le ragioni dell'economia, ed in particolare dei grandi poteri economici, da un lato, e le ragioni della società dall'altro. Di fronte a questa frattura, la politica non può certo stare alla finestra. Tocca a lei entrare in campo con decisione per riaffermare quello che è il primato assoluto dell'interesse collettivo rispetto all'interesse dell'economia e di chi la dirige. Tocca in particolare alla politica infrangere quella specie di zona franca all'interno della quale si muove oggi - esente da tributi sociali ed anche etici - l'economia. Perciò saluto questo dibattito con estremo interesse e soddisfazione, perché consente di porre anche al nostro interno l'interrogativo su quale debba essere oggi il rapporto tra economia, società e politica, ed anche il rapporto tra lavoro e capitale.
Rilevo però con minore soddisfazione la posizione dell'autorità federale, e in particolare quella del Consiglio federale e del Dipartimento federale dell'economia, troppo debole di fronte a quanto sta avvenendo in campo economico. L'impressione è che ci si preoccupi sì di favorire condizioni quadro che agevolino lo sviluppo dell'economia, ma che ci si preoccupi meno di chiedersi quale crescita vogliamo. Ci si preoccupa meno di esigere dall'economia che la crescita coincida con lo sviluppo del benessere di tutti, del benessere anche delle fasce meno favorite. Ritengo perciò importante ed indispensabile che il Consiglio federale entri in campo con vigore, per far sentire ai grandi poteri dell'economia il contrappeso della politica. Si schieri a favore e a sostegno del lavoro e dei lavoratori, di chi è toccato da questi processi di ristrutturazione, affinché non si sentano abbandonati dal potere politico. Si schieri in particolare a favore di maggiori spazi e meccanismi di dialogo tra le parti sociali e promuova anche una migliore protezione legislativa dei lavoratori.
Abbiamo oggi sotto gli occhi due esempi che presentano una certa analogia. Sia che il potere decisionale si trovi in Svizzera o all'estero, ci sono degli orientamenti comuni. Forse è anche l'occasione opportuna oggi per richiamare un'altra analogia: quella tra pubblico e privato. Non dimentichiamo che anche le stesse aziende controllate dalla Confederazione stanno centralizzandosi fortemente, a scapito delle regioni periferiche, a scapito anche di centinaia, anzi di migliaia di posti di lavoro. Per esempio, il Ticino ha perso negli ultimi anni circa 1500 posti di lavoro nelle aziende della Confederazione. Sottoporre quindi l'economia ad una pressione anche di tipo politico, oggi è un imperativo. Questo evidentemente innanzitutto nell'interesse della coesione e della stabilità sociale, ma in fondo anche nell'interesse dell'economia stessa, nell'interesse delle piccole e medie aziende che sono la spina dorsale del nostro tessuto produttivo. Ma anche nell'interesse dell'economia in generale che forse, quando avrà esaurito la sua sbornia finanziaria alla ricerca di profitti e rendimenti sganciati da quella che è la produzione reale, si accorgerà che non può prosperare su un tessuto sfilacciato, sfibrato e fragile.