Pedrina Fabio · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2008-03-19
Wortprotokoll
La simpatia di cui ha goduto e di cui tuttora gode, oltre che in Ticino anche in Svizzera interna, la decisa protesta degli operai delle officine di Bellinzona, è l'indice di un malessere che attraversa la storia economica svizzera dell'ultimo decennio, che ha visto il progressivo ritiro dalle regioni periferiche della Confederazione e delle proprie ex regie - Posta, Swisscom, FFS, oltre il settore militare.
Oggi siamo qui per cercare di dare una risposta concreta sia al problema delle officine come pure al problema di FFS Cargo. I due temi non possono essere disgiunti per chi voglia effettivamente costruire una soluzione duratura e fare in modo di creare le premesse affinché in Ticino possa essere mantenuto e sviluppato un polo industriale-ferroviario orientato sul futuro, in cui venga valorizzato e non bastonato l'enorme capitale umano delle officine. Questo è ciò che vogliamo come ticinesi, e ciò è anche il contributo che possiamo e vogliamo dare alle nostre FFS, parte della nostra identità nazionale.
La destra vuole ridurre la diatriba a responsabilità manageriali che dovrebbero coinvolgere solo esponenti del PS, omettendo scientemente di dire che il consiglio d'amministrazione delle FFS è sotto il controllo di esponenti del PLR e di altri partiti borghesi, rappresentanti del credo liberista, e omettendo di dire che il controllo finanziario sulle FFS è di competenza del Dipartimento federale delle finanze del consigliere federale Merz. Ma non voglio entrare in polemica, perché questa non risolve i problemi.
Per risolvere i problemi e salvare le officine di Bellinzona dobbiamo invece, a mio avviso, da un lato far ritirare la decisione di ristrutturazione e riesaminare seriamente, attraverso una tavola rotonda, le cause del dissesto e le terapie alternative, considerando debitamente la tesi espressa dal Ticino, premessa necessaria per porre termine allo sciopero. Dall'altro lato, occorre creare le premesse affinché si possa concretizzare una strategia di rilancio del settore ferroviario merci: in primo luogo rafforzando la politica di trasferimento nel traffico transalpino, in particolare introducendo a breve la borsa dei transiti alpini. Si tratta di uno strumento di mercato che permetterà di risparmiare anche parecchi sussidi - qui mi rivolgo in particolare ai liberali. In secondo luogo si tratta di estendere il mandato di trasferimento al traffico merci interno. In terzo luogo occorre correggere ulteriormente lo squilibrio strutturale che favorisce il traffico merci su strada.
Chi oggi dichiara solidarietà con le officine potrà e dovrà, fra poche settimane, dare anche un segnale concreto in questa direzione.
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Was im Tessin in den letzten Wochen und Tagen passiert ist, entspricht einem Volksaufstand, und zwar gegen die Arroganz der Verantwortlichen eines Bundesbetriebes, welche die Würde ihrer Mitarbeiter und auch die Würde eines Kantons strapaziert haben, der für die SBB und, besonders im Transitbereich, für den Bund allgemein vieles geopfert hat und mit Alptransit noch opfern wird. Und vergessen Sie bitte nicht: Im letzten Jahrzehnt hat der Kanton Tessin über 2000 Arbeitsplätze verloren, das heisst weit mehr als der schweizerische Durchschnitt.
Eben hat ein Mann von der Strasse zu mir gesagt: "Ihr Tessiner, das konntet ihr ja wirklich, ihr habt scharf und dezidiert reagiert. Wir Deutschschweizer mussten leider vieles an Salamitaktik bei den Bundesbetrieben einstecken, und dies fast ohne zu reagieren." Diese Solidarität ist meiner Ansicht nach Spiegelbild eines Unbehagens im ganzen Land. Die Politik muss das zur Kenntnis nehmen und entsprechend handeln.
Wir haben es also nicht nur mit einem Tessiner Problem zu tun, die Sache ist viel breiter und betrifft nicht nur den Bereich SBB Cargo. Denken Sie daran!