Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · 2009-03-04
Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2009-03-04
Wortprotokoll
Una proposta che vuole mettere in discussione e ridurre dei diritti fondamentali merita anche qualche parola in italiano, tanto più che finora nessuno si è espresso in questa lingua, che comunque anche la Svizzera italiana sarà semmai chiamata ad esprimersi sull'argomento e che lo stesso Parlamento cantonale ticinese si è occupato del tema alcune settimane fa, giungendo alla conclusione di respingere un'iniziativa cantonale analoga.
Due sono le questioni di fondo di questo dibattito, che altri in precedenza hanno già evidenziato: anzitutto la ricevibilità rispettivamente la costituzionalità dell'iniziativa. È evidente che i diritti popolari non possono sempre essere anteposti ad altri diritti fondamentali, come attesta il messaggio del Consiglio federale, che però, infine, giunge a una conclusione contraddittoria. Non solo questa iniziativa pone concreti problemi di applicazione, bensì essa è incompatibile con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e il Patto dell'ONU relativo ai diritti civili e politici. L'iniziativa va dunque dichiarata nulla, perché è anticostituzionale e contraria, come ho detto, a convenzioni internazionali firmate dalla Svizzera.
Ma c'è di più: con quale diritto possiamo noi sindacare se i musulmani, per poter esprimere la loro fede religiosa, necessitano o meno dei minareti. Sarebbe giusto che ai cattolici o agli evangelici si dicesse quali devono essere i simboli per richiamare o professare la loro religione? Per quanto riguarda poi i contenuti non si può quindi che condividere la conclusione della maggioranza della commissione, ossia che l'iniziativa va respinta, perché è contraria a una serie di principi fondamentali come l'uguaglianza davanti alla legge, il rifiuto della discriminazione, la libertà di credo, la proporzionalità, la garanzia della proprietà e il rispetto del diritto internazionale.
Il dibattito sui minareti non ha nulla a che vedere con il dibattito sulla discriminazione delle donne, come oggi invece qualcuno ha tentato di far credere pretestuosamente in questo dibattito. Tanto più che coloro che sostengono questa tesi sono le stesse persone che, proprio in quest'aula, si oppongono sempre e sistematicamente a misure tese a favorire le pari opportunità.
Piuttosto che condurre un dibattito emozionale che fa leva su pregiudizi e paure e che cerca di evocare lo spettro di una minaccia islamica per la Svizzera, ci si dovrebbe chinare sulla domanda come lo Stato oggi può porsi e posizionarsi nei confronti dell'islam e dei musulmani, soprattutto tenendo anche conto che una buona parte di essi sono cittadini svizzeri e che in quanto tali possono usufruire dei diritti e dei doveri concessi ai propri cittadini dal nostro Stato. [PAGE 104]
Gli autori dell'iniziativa ci vogliono far credere che la presenza di minareti in Svizzera è dannosa per la società e addirittura per il cristianesimo. Si tratta di una tesi assurda e non credibile ma anche pericolosa per l'integrazione. Pensiamo all'influsso negativo di simili mentalità sulle giovani generazioni. I giovani musulmani nati e cresciuti qui pensano e si sentono come qualsiasi altro cittadino svizzero, condividono il rispetto della libertà di religione e di espressione, il rispetto dei diritti umani nonché altre norme, valide per tutti noi, e hanno gli stessi diritti dei loro coetanei. Ma ecco che c'è chi, di fatto, preferirebbe comunque escluderli. In un Paese che tiene così tanto alla democrazia, al multilinguismo, alle diversità religiose, ai diritti e alle libertà, vi sono forze, che oggi vorrebbero proibire i minareti e quindi nuocere a questo processo di integrazione.
Respingere questa iniziativa significa contribuire al dibattito su come garantire la libertà religiosa nel rispetto della nostra democrazia e delle regole di uno Stato laico, ma significa anche favorire l'integrazione.