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Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · 2009-03-10

Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2009-03-10

Wortprotokoll

Malgrado lo statuto di Paese neutrale, la Svizzera ha purtroppo un ruolo importante nel commercio d'armi. Nel solo 2005 72 Stati hanno ricevuto materiale da guerra dalla Svizzera. Oggi le esportazioni di armi svizzere servono alla pretestuosa guerra al terrorismo, ma non solo: le armi svizzere le ricevono regolarmente anche Paesi in via di sviluppo e regioni che vivono situazioni di crisi. Così facendo, la Svizzera affossa la sua politica di sviluppo di promozione della pace.

L'iniziativa popolare chiede dunque il divieto di esportare materiale bellico, proprio perché la Svizzera non dipende economicamente dalle esportazioni di armi e dovrebbe incoraggiare la riconversione delle industrie che le fabbricano, cioè la riconversione della produzione bellica verso la produzione a uso civile. Questo argomento economico oggi non può quindi essere addotto - come invece è stato fatto in molti interventi da coloro che sono contrari all'iniziativa - per indicare la ragione per la quale ci si oppone a questa iniziativa. Ma nemmeno possono esserci ragioni pretestuose di sicurezza per la Svizzera, come addirittura ho sentito affermare oggi da alcuni di voi. L'iniziativa, lo sapete, anche se non volete parlarne, prevede delle misure di accompagnamento, con le quali la Confederazione dovrà sostenere le regioni e gli impiegati che saranno colpiti dal divieto di esportazione.

Mi preme, però, sottolineare l'aspetto seguente: il fatto che la Svizzera, per il tramite delle esportazioni di armi, colpisce e intacca i diritti di molte persone, in particolare i diritti delle donne - qualcuno oggi questo lo ha già fatto notare. Secondo Amnesty International, negli Stati Uniti il rischio per le donne di morire a seguito di un atto di violenza aumenta del 272 per cento, quando in casa vi è un'arma da fuoco. In altri Paesi, le cifre probabilmente sarebbero dello stesso ordine di grandezza. Proibire le esportazioni di armi da fuoco è sicuramente una questione etica, ma anche una questione di responsabilità.

Verantwortung und Ethik gegen Gewalt - das bedeutet das Waffenexportverbot. Es ist aber auch ein zusätzlicher Schritt für die Frauen- und Kinderrechte. Im Jahre 2000 wurde die Uno-Sicherheitsresolution für Frauen, Frieden und Sicherheit einstimmig verabschiedet. Sie ist somit in der Geschichte der Uno die erste Sicherheitsresolution, die ausdrücklich die Auswirkungen von bewaffneten Konflikten auf Mädchen und Frauen benennt. Bei uns ist auch das Bundesgesetz über Massnahmen zur zivilen Friedensförderung und Stärkung der Menschenrechte in Kraft, das die formelle gesetzliche Grundlage für Aktivitäten im Bereich der zivilen Konfliktbearbeitung geschaffen hat. Ich bewerte es als positiv, dass das Bewusstsein für die Bedeutung von Gender in der zivilen Konfliktbearbeitung zugenommen hat. Unverständlich ist dabei, dass trotz dieser Resolutionen und gesetzlichen Massnahmen gleichzeitig Kriegsmaterial an Staaten wie Saudi-Arabien, die systematisch Frauenrechte missachten, geliefert wird.

Ein Blick auf die Gewaltkonflikte unserer Zeit ergibt eine ernüchternde Bilanz. Vergewaltigung und andere Formen sexueller Gewalt gegen Mädchen und Frauen unter vorgehaltener Waffe sind ein systematisches Gewaltinstrument in [PAGE 261] allen bewaffneten Konflikten, wie z. B. in Rwanda, Kroatien und Bosnien. Mädchen und Frauen bleiben genderspezifischer Gewalt in Flüchtlingslagern ausgesetzt und werden zur Prostitution gezwungen. In traumatisierten Nachkriegsgesellschaften kommen Kleinwaffen auch bei privaten Gewalttaten zum Einsatz. Die Waffen gehören immer mehr zum Alltag der Menschen in vielen Regionen dieser Welt. Ihr Gebrauch wird in vielen Gesellschaften zur unkontrollierbaren Normalität.

Die Initiative "für ein Verbot von Kriegsmaterial-Exporten" setzt ein starkes Zeichen dafür, dass Mädchen, Frauen und Kinder keiner sexuellen Gewalt mehr durch Gebrauch von schweizerischen Waffen ausgesetzt werden. Das Verbot von Kriegsmaterial-Exporten kann auch eine Chance für einen Wandel in Richtung einer nachhaltigen Wirtschaft sein.

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