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SRG SSR idée suisse. "Idée suisse" im Budget 2000?
Pelli Fulvio · Nationalrat · Tessin · Freisinnig-demokratische Fraktion
Se mi permetto di riprendere il tema del budget 2000 della SRG SSR idée suisse, è perché la risposta datami dal Consiglio federale mi sembra un pochettino evasiva. È evidente che noi italofoni siamo perfettamente in chiaro sul fatto che il poter disporre di una televisione e di una serie di reti radiofoniche di lingua italiana costituisce un privilegio. Esso è connesso con la nostra partecipazione ad una Confederazione che si vuole ed è multilingue e multiculturale. Questo arricchimento del quale possiamo godere dipende però da una volontà generale del popolo svizzero e da una scelta di puntare sulla diversità per costruire quello che è il nostro paese. Esso non è dunque un principio semplicemente televisivo. Noi sappiamo però che spesso le scelte di principio vengono messe in discussione dai problemi d'ordine finanziario.
In questo caso, la presentazione del budget 2000 della SRG SSR idée suisse ha destato in coloro che guardano a quest'azienda con gli occhi della Svizzera italiana alcune preoccupazioni. Questo sistema di presentare il budget contiene infatti dei rischi di regionalizzazione del principio che regge la SRG SSR idée suisse, che noi non possiamo condividere. Il budget fa delle correlazioni tra gli importi dei canoni incassati e gli apparenti diritti di disporre delle somme incassate da parte delle tre strutture regionali della SRG SSR idée suisse che non ci sembrano corretti.
Se noi godiamo in Svizzera del privilegio di avere un ente radiotelevisivo che trasmette anche in lingua italiana, è per volontà del popolo svizzero, e non per volontà dei dirigenti della SRG SSR idée suisse! Sono coloro che versano il canone che mettono a disposizione, pagando qualcosa in più, i mezzi per poter avere le trasmissioni anche in lingua italiana, oltre che in lingua tedesca, francese e romancia. Non sono i dirigenti della SRG SSR idée suisse che ci concedono il beneficio di poter disporre di trasmissioni televisive e radiofoniche in lingua italiana.
Un'impostazione del budget che mette in evidenza questo rapporto tra ciò che si incassa con i canoni e i mezzi che sono messi a disposizione delle tre regioni ci lascia un poco di amaro in bocca e molto senso di preoccupazione. Sono sicuro che il Consiglio federale condivide questa preoccupazione anche se non mi sembra che abbia percepito, così come l'abbiamo percepito noi, il rischio del meccanismo scelto dalla direzione dell'ente. Io spero di avere, dalle parole del consigliere federale Moritz Leuenberger, qualche tranquillizzazione in merito all'attenzione che il Consiglio federale rivolgerà sui mezzi che saranno investiti per produrre le trasmissioni in lingua italiana, di modo che raggiungano una quota sufficiente rispetto alle esigenze, poiché questo è l'obiettivo che deve essere perseguito.
Leuenberger Moritz · BPR-M · Bundesrat · Zürich
Die Versorgung aller Sprachregionen mit Radio- und Fernsehprogrammen ist ein wesentlicher Pfeiler des Service public. Die SRG wird in ihrer Konzession verpflichtet, in allen Amtssprachen gleichwertige Programme zu veranstalten. Die SRG bietet heute für die drei Regionen der Amtssprachen ähnliche Programmpaletten an, die im Wesentlichen aus je drei Radio- und zwei Fernsehprogrammen bestehen. Ein solches Angebot für alle Sprachregionen kann wirtschaftlich nur durch eine solidarische Finanzierung realisiert werden. Praktisch geschieht dies heute dadurch, dass Mittel, die in der deutschsprachigen Schweiz eingenommen werden, zur Finanzierung der Programme in den anderen Sprachregionen beigezogen werden. So erbringt die deutschsprachige Region etwa 70 Prozent der SRG-Einnahmen, nimmt aber nur etwas mehr als 40 Prozent für sich in Anspruch. Ich kann es Ihnen im Detail sagen: Die deutschsprachige Schweiz nimmt an Gebühren und Werbung 71 Prozent vom ganzen Kuchen ein, die Romandie 25 Prozent und die italienischsprachige Schweiz 4 Prozent. Die Zuteilung für die deutschsprachige Schweiz beträgt 44 Prozent, für die Romandie 33 Prozent und für die italienischsprachige Schweiz 23 Prozent. Wenn Sie dann noch die Bevölkerung der Gebiete anschauen, sehen Sie, dass sie in der deutschsprachigen Schweiz 70 Prozent ausmacht, in der Romandie 21 Prozent und in der italienischsprachigen Schweiz 8 Prozent.
Dieser Verteilschlüssel ist nicht rechtlich festgelegt. Es machte auch keinen Sinn und würde die Unabhängigkeit der SRG infrage stellen, wenn nun der Bund starre finanzielle Vorgaben machen und die Produktionskosten im Einzelnen festlegen würde. Wichtig ist, dass wir die generell-abstrakte Norm des Service public, also den Ausgleich zwischen den Sprachregionen, festlegen und dass dann auch tatsächlich alle Regionen gleichwertig versorgt werden. Dazu können neben dem Finanzausgleich auch andere Massnahmen beitragen. Zu denken ist etwa an einen Programmaustausch oder an Synergieeffekte bei Gemeinschaftsproduktionen.
Heute stossen die SRG-Programme in allen Sprachregionen auf ähnlich hohe Akzeptanz und erreichen im Fernsehbereich ähnlich hohe Marktanteile. Beim Radio sticht ins Auge, dass die SRG-Programme im Kanton Tessin einen Marktanteil von fast 75 Prozent aufweisen. Das ist verglichen mit anderen Sprachregionen ein sensationell hoher Wert. In der deutschsprachigen Schweiz beträgt der SRG-Marktanteil beim Radio nur etwa 40 Prozent. Diese Zahlen geben jedenfalls nicht zur Vermutung Anlass, die SRG würde ihren Auftrag, in allen Amtssprachen gleichwertige Programme zu veranstalten, heute vernachlässigen.
Hess Peter · P-M · Nationalrat · Zug · Christlichdemokratische Fraktion
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