13.443
Angemessene Vertretung der Sprachgemeinschaften in einem Bundesrat mit neun Mitgliedern
Verfahrensbeitrag
Antrag der Mehrheit
Eintreten
Antrag der Minderheit
(Steinemann, Addor, Brand, Buffat, Burgherr, Fluri, Jauslin, Nantermod, Rutz Gregor, von Siebenthal)
Nichteintreten
Proposition de la majorité
Entrer en matière
Proposition de la minorité
(Steinemann, Addor, Brand, Buffat, Burgherr, Fluri, Jauslin, Nantermod, Rutz Gregor, von Siebenthal)
Ne pas entrer en matière
Romano Marco · Mit-M · Nationalrat · Tessin · CVP-Fraktion
Am 30. April 1999 verliess Flavio Cotti den Bundesrat. Seither ist die italienischsprachige Gemeinschaft nicht mehr in der Exekutive vertreten. Eine der drei Amtssprachen unseres föderalen und vielfältigen Bundesstaates ist jetzt seit siebzehn Jahren, seit fast einer Generation, nicht mehr in der Regierung vertreten. Die Aussichten, dass die Situation sich noch während dieser Legislaturperiode ändert, sind eher gering.
Andere mehrsprachige Länder, aber auch einige Kantone, z. B. Bern, haben die Problematik sehr lange vernachlässigt, und es kam zu heftigen Sprachkonflikten, welche dann nur mit Quoten zu lösen waren. Das muss in der Schweiz nicht passieren: Unser Land hat es immer geschafft, ohne strikte Regeln die Vielfalt zu gewährleisten. Die aktuelle Konstellation ist aber für die italienische Schweiz sehr unbefriedigend.
Es gibt verschiedene Folgen dieser Abwesenheit: Eine offizielle Sprachgemeinschaft ist seit mehreren Jahren nicht mehr in der Exekutive des Landes repräsentiert. Physische Absenz bedeutet manchmal auch mangelndes Wissen und weniger Achtung. Italienisch ist in der Verwaltung und an offiziellen Anlässen irrelevant geworden. Die Anzahl italienischsprachiger Kader in der Verwaltung ist auf dem absoluten Tiefpunkt. Die Beziehungen mit Italien leiden unter dem Fehlen eines Bundesrates mit Muttersprache Italienisch. Eine Landesgegend mit unterschiedlicher Sprache und Kultur erlebt eine schleichende Abtrennung vom Zentralstaat: Die Abstimmungsresultate bei kantonalen und nationalen Themen sind hier mehr als eine Warnmeldung.
Verantwortlich für diese Situation ist die Bundesversammlung, und nur das Parlament kann jetzt eine konkrete Antwort geben. Eine Erhöhung der Zahl der Mitglieder des Bundesrates scheint heute die einzige konkrete Antwort zu sein. Es ist keine "Tessiner Klausel" vorgesehen, und das Tessin will auch keine Quote. Mit neun Mitgliedern hätten die Bundesversammlung und die Parteien mehr Möglichkeiten, die sprachliche und kulturelle Vielfalt des Landes bei der Wahl des Bundesrates zu respektieren.
Auch im Rat hier, im Parlament spielt sich fast alles nur auf Deutsch und Französisch ab. Ich werde also jetzt auf Italienisch weiter Bericht erstatten.
L'assenza di un italofono in Consiglio federale perdura da oltre 17 anni. Un vuoto simile non trova paragoni nella storia moderna del Paese. Le conseguenze sul tanto decantato plurilinguismo svizzero sono molteplici ed evidenti. La responsabilità è nelle mani dell'Assemblea federale, che per svariati motivi, da decenni non riesce più a eleggere un rappresentante della Svizzera italiana.
Con questa iniziativa parlamentare, la Commissione delle istituzioni politiche propone di modificare l'articolo 175 della Costituzione federale. Al capoverso 1 si passa da un Consiglio federale con sette membri a uno con nove membri. Al capoverso 4 si formula in maniera più imperativa l'obiettivo - direi anche la necessità - che nel governo siano rappresentate equamente le diverse regioni e le componenti linguistiche del Paese. La modifica del capoverso 4 è rivolta soprattutto alla lingua tedesca dove viene eliminata la formulazione blanda "ist darauf Rücksicht zu nehmen" sostituendola con una versione più imperativa nei confronti dell'autorità di nomina, dell'Assemblea federale.
Non vi è una "clausola ticinese", ma con un governo a nove membri l'Assemblea federale avrebbe maggiore margine per garantire un'equa rappresentanza delle lingue ufficiali di questo Paese.
Conclusa la procedura di consultazione, la Commissione delle istituzioni politiche vi sottopone questo progetto di modifica costituzionale, approvato nel complesso con 11 voti contro 10 e 3 astensioni. La commissione ha preso atto che nella consultazione una maggioranza dei partecipanti - 30 pareri su 44 - si è espressa contro il progetto. Ha comunque voluto contestualizzare le risposte cumulate e simili provenienti dai singoli governi cantonali. È evidente che la maggioranza tedescofona e francofona del Paese abbiano un'attenzione diversa verso la situazione attuale. In aggiunta, chi siede in un governo - anche se questo è cantonale - è tendenzialmente scettico ad aumentare la cerchia degli eletti, temendo di perdere potere. In quest'ottica è leggibile anche la posizione contraria del Consiglio federale. È però positivo che quattro cantoni, Lucerna, Friburgo, Vaud e Giura, a cui aggiungere chiaramente il Ticino, hanno espresso una posizione favorevole alla riforma.
La maggioranza della commissione ritiene centrale la problematica della rappresentanza, oggi non data, di tutte le componenti linguistiche nel Consiglio federale. L'esecutivo deve rappresentare tutte le regioni del Paese. Tutte le regioni linguistiche e tutte le lingue ufficiali dovrebbero essere presenti nell'esecutivo in maniera piuttosto costante.
La questione non è nuova e il rapporto della commissione traccia un ottimo quadro storico.
Nel contesto politico e partitico odierno, la maggioranza della Commissione vede l'aumento dei membri del Consiglio federale come l'unica soluzione possibile. La riforma andrebbe attuata senza eccessivi oneri di coordinamento e senza burocratizzazione; anzi offrirebbe l'occasione per risolvere la problematica di sovradimensionamento di almeno due dipartimenti, il Dipartimento federale dell'interno e il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni. Non è possibile comparare il ruolo e l'attività di un consigliere federale nel 2016 con la realtà del 1848; quale esempio si possono citare l'attività in organi internazionali ma anche l'attività in organi di collaborazione con i cantoni.
Emerge nel contempo la preoccupante tendenza a voler aumentare il numero di segretari di Stato per colmare l'incapacità strategica e operativa dei membri del governo. Massimo rispetto per queste figure professionali, ma non vi sono né la legittimità democratica né il controllo parlamentare. È una sconfitta per l'Assemblea federale e per il sovrano ogni volta che nominiamo un segretario di Stato.
Un Paese plurilingue e federale è più difficile da governare e genera evidentemente maggiori costi amministrativi rispetto ad uno Stato centrale e monolingue. La Svizzera moderna è plurilingue ed eterogenea, il Consiglio federale deve rappresentarla integralmente.
Affermare che la scelta spetta all'Assemblea federale e dipende dalla disponibilità di candidature valide, significa misconoscere la realtà istituzionale attuale. La governabilità e la collegialità non mutano in maniera sostanziale con due membri aggiuntivi, ma dipendono dalla responsabilità e dalla professionalità delle singole persone elette.
17 anni di assenza dal Consiglio federale rappresentano quasi una generazione. A corto termine vi sono poche possibilità che cambi qualcosa. Gli effetti nella Svizzera italiana sono evidenti: vi è un lento distacco, una crescente sfiducia, nei confronti del governo federale; l'italiano nell'amministrazione federale si fa sempre più raro; i rapporti con l'Italia stentano, tanto che a Roma l'amministrazione federale dialoga in inglese con l'Italia, quasi che l'italiano non fosse una lingua nazionale. La Svizzera italiana è un contesto culturale unico con una realtà socioeconomica differente dalla Svizzera tedesca e dalla Romandia.
Zum Schluss noch eine kurze Zusammenfassung der Positionen in der Kommission: Die Kommission war mit 11 zu 10 Stimmen bei 1 Enthaltung für Eintreten. Mit dem gleichen Resultat unterstützt die Kommission das Anliegen dieser parlamentarischen Initiative. Die Erhöhung der Anzahl Bundesräte auf neun gäbe der Bundesversammlung mehr Handlungsspielraum und Möglichkeiten, eine angemessene Vertretung der Sprachregionen zu gewährleisten. Bei Absatz 4 unterstützt die Kommission mit 16 zu 7 Stimmen bei 1 Enthaltung die neue, verbindliche Fassung. Der Einzelantrag Graf Maya, der eine angemessene Vertretung auch der Geschlechter im Bundesrat verlangt, wurde in der Kommission nicht diskutiert. Man kann sagen, dass dieser Antrag nicht direkt mit dem Ziel dieser parlamentarischen Initiative verbunden ist.
Keller Peter · Mit-M · Nationalrat · Nidwalden · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei
Caro collega Romano, ho una domanda: in occasione delle ultime elezioni per il Consiglio federale a dicembre dell'anno scorso abbiamo presentato una candidatura ticinese - non si trattava di un signor Cotti ma di un signor Gobbi. Lei personalmente ha sostenuto questa candidatura, e che ne è stato del suo partito?
Romano Marco · Mit-M · Nationalrat · Tessin · CVP-Fraktion
Decisamente sì! Penso che sia stato molto visibile come in occasione dell'ultimo rinnovo integrale del Consiglio federale la deputazione ticinese in larghissima misura e in generale tutto il Ticino si siano impegnati per l'elezione del signor Gobbi. Credo che più che altro si possa discutere sulla strategia adottata dal partito che ha proposto il signor Gobbi, perché mettendo tre candidati uno contro l'altro è chiaro che quello che proviene dalla regione linguistica più debole al momento dei giochi concreti abbia meno chance rispetto a chi viene dalle grandi regioni linguistiche.
Amarelle Cesla · Mit-F · Nationalrat · Waadt · Sozialdemokratische Fraktion
La Commission des institutions politiques soumet à votre approbation son initiative parlementaire "Représentation équitable des communautés linguistiques au Conseil fédéral avec neuf membres", qui vise à modifier l'article 175 alinéas 1 et 4 de la Constitution. A l'alinéa 1, il est prévu de faire passer le Conseil fédéral de sept à neuf membres. L'alinéa 4, quant à lui, est reformulé de façon à ce que les différentes versions linguistiques concordent, puisque la clause régionale comporte des différences linguistiques, comme on le verra tout à l'heure.
Concernant l'alinéa 1 et le passage à neuf conseillers fédéraux, il faut rappeler que ce dossier est un serpent de mer. Tout au long de l'histoire institutionnelle suisse, la question a été posée. Le nombre de conseillers fédéraux est une problématique classique depuis l'élaboration de la première Constitution.
Au cours de l'histoire de l'Etat fédéral, le nombre de conseillers fédéraux a régulièrement été débattu. En 1913 et 1914, lors de l'élaboration de la loi sur l'organisation de l'administration fédérale, l'idée de créer un Conseil fédéral à neuf membres, ainsi qu'un département présidentiel, avait déjà été évoquée. En 1942, le peuple et les cantons ont rejeté une initiative populaire visant une élection par le peuple d'un Conseil fédéral à neuf membres. Et, à plusieurs reprises au cours du XXe siècle, le Parlement a chargé le Conseil fédéral de se pencher sur une éventuelle réforme du gouvernement, sans qu'aucune modification constitutionnelle n'ait fait l'objet d'un projet concret allant dans ce sens.
En 2002, plutôt que d'en augmenter ses membres, le Conseil fédéral a préféré proposer des réformes visant à créer un gouvernement à deux niveaux, avec des ministres délégués, qui exerceraient une coresponsabilité politique pour des secteurs bien délimités. Préférant d'autres modèles, le Parlement a plutôt penché plusieurs fois pour une augmentation du nombre de conseillers fédéraux à neuf, notamment par le biais d'un vote au Conseil des Etats en mars 2003.
Toutefois, les chambres ne sont jamais parvenues à faire concorder leur vote en la matière et c'est la raison pour laquelle on a beaucoup thématisé, en particulier depuis 2001, le problème de la gouvernance politique du Conseil fédéral. Ainsi, l'Assemblée fédérale a traité d'une réforme très longue concernant la direction politique du Conseil fédéral, d'une décharge des tâches administratives et d'un accroissement de l'efficacité de l'administration. Toutes ces réformes ont échoué en 2012 et seules des modifications de la loi sur l'organisation du gouvernement et de l'administration, concernant la revalorisation de la fonction présidentielle avec une précision des compétences et une création d'un service présidentiel, ont finalement été adoptées, sans toutefois que la durée du mandat du président de la Confédération soit prolongée.
Ont également échoué deux initiatives cantonales tessinoises, qui visaient à augmenter le nombre de membres du gouvernement et à mieux représenter les régions linguistiques. Forte de tous ces constats et forte de toute cette histoire, la Commission des institutions politiques a décidé de traiter cet objet, parce qu'elle considère que c'est une question extrêmement importante pour la représentativité linguistique et aussi pour la cohésion nationale.
Ainsi, à l'article 175 alinéa 4 concernant la clause régionale, la commission vous propose aujourd'hui un projet qui a pour but d'harmoniser la terminologie s'agissant de la clause régionale, entre les formulations en langues allemande, italienne et française. En effet, il est indiqué que les diverses régions et communautés linguistiques "doivent être" représentées au Conseil fédéral, selon les versions française et italienne, puisqu'en italien, il est aussi mentionné "devono essere", tandis que la version allemande mentionne "sind vertreten". La commission vous propose donc d'harmoniser la terminologie, sur la base de la version allemande, qui est la plus souple.
Partant, la commission a poursuivi sa réflexion et considère, à l'article 175 alinéa 4, qu'il faut désormais prendre les bonnes décisions au bon endroit et qu'une réforme de l'article 175 alinéa 1 s'impose, en remplaçant le mot "sept" par "neuf", pour tenir compte de cette augmentation du nombre de conseillers fédéraux.
Je rappelle que la clause régionale prévue dans le droit en vigueur, à l'article 175 alinéa 4 de la Constitution, est désormais rédigée de manière souple et qu'en principe, les régions linguistiques sont représentées de manière équitable. Cependant, le Conseil fédéral a presque toujours été composé de cinq Alémaniques et de deux Latins, à une exception près, de 1987 à 1999, où il était composé de quatre germanophones, de deux francophones et d'un italophone. Depuis 1999, la Suisse italienne n'est plus représentée au Conseil fédéral. C'est la raison pour laquelle on doit admettre aujourd'hui que la représentation des régions linguistiques et culturelles n'est pas suffisamment assurée au sein du gouvernement. Composante fondamentale du fédéralisme suisse, la clause régionale indique pourtant que les communautés linguistiques sont équitablement représentées. La problématique de l'accès de la Suisse italienne au Conseil fédéral est aujourd'hui une question institutionnelle fédérale très importante, qu'il faut impérativement traiter et solutionner, puisqu'il en va de notre cohésion nationale.
La commission vous invite à modifier l'article 175 alinéa 1 pour les raisons suivantes. Premièrement, un passage de sept à neuf membres au Conseil fédéral permettrait une meilleure représentation des régions du pays. Cette mesure accroîtrait nettement les chances de la Suisse italienne et de la région romanche d'être représentées au gouvernement.
Deuxièmement, parce qu'avoir neuf départements contribuerait à une meilleure répartition de la charge de travail. Les tâches dévolues à la Confédération sont en effet considérablement plus nombreuses que par le passé - intercantonalisation, internationalisation croissante - et le travail de coordination du Conseil fédéral est devenu de plus en plus important.
Troisièmement, parce que le renforcement de la légitimité démocratique du gouvernement passe par une augmentation du nombre de conseillers fédéraux. Si le gouvernement comptait davantage de membres, chacun d'entre eux pourrait se consacrer aux questions essentielles et n'aurait pas besoin de secrétaires d'Etat sur lesquels se décharger.
Quatrièmement, le passage du nombre de membres du Conseil fédéral de sept à neuf permettrait une meilleure organisation des départements.
De plus, avec neuf membres, nous pouvons vous assurer que le principe de collégialité aura toujours une place particulière dans le système suisse, cela ne dépendant pas de la taille du gouvernement.
Une minorité de la commission, qui s'est prononcée contre le projet, considère que l'augmentation du nombre des membres n'arrange strictement rien, qu'elle contribue à compliquer l'application du principe de collégialité. Selon elle, l'élection de candidats au Conseil fédéral est l'expression d'une volonté politique, y compris s'agissant de la question des représentations linguistiques. L'expression de cette volonté politique ne saurait être concrétisée au moyen d'une réforme structurelle et institutionnelle.
Quoi qu'il en soit, de mars à juillet 2015, la commission a mis un avant-projet en consultation auprès des milieux intéressés. Bien que la majorité d'avis consultés y soit plutôt défavorable, la commission vous invite, par 11 voix contre 10 et 3 abstentions, à soutenir ce projet de manière claire.
La commission est convaincue qu'il est possible de mettre en oeuvre la réforme proposée et que la question de la représentation linguistique, en particulier vis-à-vis de la Suisse italienne, est aujourd'hui un facteur essentiel de notre cohésion nationale.
Quant aux propositions individuelles, elles n'ont pas été traitées par la commission.
Steinemann Barbara · Mit-F · Nationalrat · Zürich · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei
Meine Minderheit stellt Ihnen einen Antrag auf Nichteintreten, und zwar aus den folgenden Gründen:
Eine kleinere Regierung vermag als Kollegialbehörde besser zu funktionieren als ein personell gut ausgestattetes Gremium, davon sind wir überzeugt. Eine Erhöhung der Anzahl der Bundesratsmitglieder dürfte nicht zu einer Stärkung unserer Landesexekutive beitragen, da es für eine grössere Behörde schwieriger ist, als Gesamtes zu agieren. Ein solcher Schritt würde wiederum die Debatte um ein Präsidialdepartement befeuern, und das wollen wir erst recht nicht. Nicht zuletzt fassen beispielsweise auch die beiden grossen Zürcher Städte - Zürich und Winterthur - eine Reduktion der Anzahl ihrer Stadtratsmitglieder ins Auge: weil es eben einfacher ist, in einem kleinen Gremium ein Gemeinwesen zu leiten.
Eine Erweiterung des Bundesrates auf neun Mitglieder riecht stark nach einem Staatsausbau. Die Eidgenossenschaft hat sich seit 1848 tatsächlich in allen Politikfeldern ausgebreitet. Alleine in den letzten zwanzig Jahren hat sich der Staat mehr oder weniger verdoppelt, jedenfalls budget- und personalmässig. Staatswachstum ist ja nicht nur hier in der Schweiz ein Problem, sondern eine globale Zeiterscheinung. Es ist aber fraglich, ob eine Erweiterung um zwei Mitglieder ein geeignetes Mittel ist, um bezüglich der hohen Arbeitslast Abhilfe zu schaffen und das Staatswachstum zu drosseln. Wäre die starke Zunahme der Arbeitslast Leitlinie, so hätten wir die Anzahl Mitglieder des Bundesrates in den letzten zwanzig Jahren verdoppeln müssen.
Wie die Antworten im Rahmen der Vernehmlassung ergeben haben, ist das Anliegen alles andere als eine Konsenslösung. Im Gegenteil: Die Mehrheit der politischen Parteien lehnt eine personelle Aufstockung ebenso ab wie die ganz grosse Mehrheit der Kantone. Darüber hinaus sind bekanntlich insbesondere die Betroffenen selbst gegen die Erhöhung der Mitgliederzahl. Die Stellungnahme des Bundesrates bestärkt uns in unserer Ansicht, dass eine ausgewogene Vertretung - was auch immer man darunter verstehen mag - nicht durch eine strukturelle Reform erreicht werden kann.
Auslöser der Debatte um neun statt sieben Bundesräte war ja das Tessin, das seit siebzehn Jahren nicht mehr in der Landesregierung vertreten ist. Das ist jedoch kein sträfliches Versäumnis der Bundesversammlung; es wäre vielmehr die Pflicht des Tessins und seiner Parteien, geeignete Kandidaten zu präsentieren. Oder mit anderen Worten: Auch mit neun, fünfzehn oder einundzwanzig Bundesräten hätten die Tessiner keinen garantierten Sitz in der Landesregierung.
"Die Erfinder der modernen Schweiz waren mit Weitsicht gesegnet", schrieb die "Neue Zürcher Zeitung" am 20. April 2016 im Hinblick auf den vorliegenden Vorstoss der SPK. Seit 1848 besteht das Fundament der vollziehenden Behörde der Eidgenossenschaft aus sieben Personen, und in der Tat ist die Schweiz in den letzten 168 Jahren mit der wahrscheinlich kleinsten Regierung der Welt sehr gut gefahren.
Der Antrag auf Nichteintreten bezieht sich ebenso auf die Redaktion. Im Zuge der letzten Totalrevision unseres Grundgesetzes hat in der französischen und italienischen Fassung eine strengere Formulierung Eingang gefunden. Der genaue Wortlaut ist indes irrelevant, denn vielmehr ist entscheidend, was das Parlament daraus macht. Weder kann der Rechtsweg beschritten werden, noch kann das Wahlorgan - das sind wir hier - für die Nichteinhaltung sanktioniert werden.
Die Neuabfassung von Artikel 175 Absatz 4 der Bundesverfassung würde eine Volksabstimmung nach sich ziehen. Das ist - mit Verlaub - völlig übertrieben. Ein gesamtschweizerischer Urnengang allein für eine neue Formulierung einer rein symbolischen Bestimmung ist wenig plausibel. Was wollen Sie den Stimmbürgern als Grund angeben: Der Übersetzer habe falsch übersetzt, und unsere Vorgänger hier im Parlament hätten das übersehen? Das ist nicht glaubwürdig. Oder es sei im Jahre 2000 noch kein Problem gewesen, und heute sei es derart wichtig geworden, dass wir sechzehn Jahre später sogar extra eine Abstimmung vornehmen müssten? Das nimmt uns keiner ab.
Sie stehen in der Verantwortung, die Besten zu wählen und dabei alle Regionen angemessen zu berücksichtigen. Dabei ist eine Umformulierung der entsprechenden Verfassungsgrundlage völlig irrelevant.
Unterstützen Sie daher meinen Minderheitsantrag auf Nichteintreten.
Piller Carrard Valérie · Mit-F · Nationalrat · Freiburg · Sozialdemokratische Fraktion
Le groupe socialiste entrera en matière sur le projet et soutiendra la version de la majorité de la commission à l'article 175 alinéa 1 et celle de la commission à l'alinéa 4 pour les raisons suivantes: il s'agit de favoriser la représentation des minorités linguistiques et de rendre la Constitution plus cohérente sur le plan rédactionnel.
Le premier motif est politique: augmenter le nombre de conseillers fédéraux à neuf permettrait de mieux représenter les différentes régions linguistiques. En effet, comme cela a été relevé, cela fait dix-sept ans - depuis le départ de Flavio Cotti en 1999 - que le Tessin n'est plus représenté au gouvernement. C'est très problématique, puisque le collège doit être le moteur de la cohésion nationale. Il est grand temps de faire évoluer la formule qui existe depuis 1848.
Un Conseil fédéral composé de neuf membres garantirait un siège aux Tessinois, trois aux Romands et cinq aux Alémaniques, un excellent équilibre! Cette composition permettrait par ailleurs de réduire la charge de travail, en constante augmentation, de chaque ministre et aussi de mieux répartir la matière entre départements, comme le fait le Parlement avec ses neuf commissions thématiques. Cette nouvelle organisation aurait l'avantage de rendre plus compréhensible qui fait quoi au gouvernement. Ce serait un progrès vis-à-vis non seulement de la population, mais aussi de l'extérieur.
Le Conseil fédéral ne souhaite pas augmenter son collège à neuf membres, parce que, selon lui, "l'élargissement pose des problèmes d'ordre structurel: il y aurait davantage de relations entre les départements". Mais c'est sur ce point que les arguments du Conseil fédéral ne nous convainquent pas: nous estimons bien au contraire très important que les relations entre les départements augmentent.
Directement liée à la première, la deuxième raison, plus technique et néanmoins importante, vise à reformuler l'article 175 alinéa 4 de la Constitution pour harmoniser le texte dans les trois langues.
Les nuances actuelles entre l'allemand, d'une part, et le français et l'italien, d'autre part, nuisent à la compréhension et donc à l'application de cet alinéa. Des divergences existent sur deux points: la définition des régions qui doivent être représentées au gouvernement et la force contraignante de la disposition.
La proposition est de reprendre dans la version allemande la forme verbale employée dans les versions latines pour mieux exprimer le caractère contraignant de l'alinéa et de faire figurer les termes "régions du pays" et "régions linguistiques" utilisés en allemand dans les textes français et italien. Le texte gagnerait ainsi en cohérence.
La question du coût supplémentaire engendré par l'augmentation de deux conseillers n'est pas négligeable, mais doit être relativisée. En effet, d'après le message du Conseil fédéral, les dépenses pour deux nouveaux départements se monteraient à environ 35 millions de francs. Mais le potentiel d'économies quant à la suppression des postes de secrétaires d'Etat, par exemple, n'est pas pris en compte. Il y aurait aussi des transferts importants des départements actuels vers les départements nouvellement créés. Le plurilinguisme a certes un coût, mais c'est une richesse pour notre pays et il doit être revalorisé.
En ce qui concerne la proposition individuelle Graf Maya, nous la soutiendrons. Il est indispensable que les deux sexes soient représentés au gouvernement, si ce dernier veut être représentatif de la population. La réalisation de cette disposition pourra se concrétiser plus facilement avec un Conseil fédéral à neuf membres, car les partis auront la possibilité de présenter plus de femmes.
Le groupe socialiste vous invite donc à soutenir l'entrée en matière sur ce projet, afin de garantir un véritable équilibre au sein du Conseil fédéral.
Carobbio Guscetti Marina · Mit-F · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion
La questione della rappresentazione della Svizzera italiana in Consiglio federale è stata dibattuta più volte, sia dentro che fuori questo Parlamento. Si iscrive in un sentimento, che comunque è diffuso, di una coesione nazionale svizzera in difficoltà. Segnali d'allarme quale il graduale abbandono dell'apprendimento delle lingue nazionali a favore dell'inglese in alcuni cantoni - un dibattito di attualità - o la persistenza della sottorappresentazione dei romandi e degli italofoni nell'amministrazione federale sono lampanti. In certi dipartimenti gli impiegati italofoni non raggiungono le soglie previste dalle direttive del Consiglio federale. Le diverse componenti linguistico-culturali svizzere non sono sempre rappresentate nelle proporzioni adeguate, ciò che nuoce alla struttura multiculturale e alla coesione nazionale, elementi costitutivi della forza del nostro Paese.
La Svizzera italiana presenta delle caratteristiche particolari che rendono importante una sua adeguata rappresentazione a livello federale. Il Ticino, la parte più importante della Svizzera italiana, presenta delle difficoltà economiche molto specifiche legate al suo essere cantone di frontiera - l'abbiamo visto ancora una volta nel voto di domenica scorso.
Alla luce di queste particolarità sembra ulteriormente importante avere un rappresentante in Consiglio federale che sia in grado di mettere in rilievo le sfide specifiche di questa regione, garantendo così anche il rispetto dell'articolo costituzionale 175 che stipula che "le diverse regioni e le componenti linguistiche del Paese devono essere equamente rappresentate". Questo articolo, l'abbiamo sentito anche prima dai relatori, non essendo di natura vincolante, non sembra oggi essere sufficientemente preso in considerazione al momento dell'elezione dei consiglieri federali. Se in passato la rappresentazione della Svizzera italiana sembra essere stata garantita piuttosto bene, dal 1999 le difficoltà a riuscire a rappresentare la componente italofona in governo sono aumentate.
L'organizzazione e il funzionamento del governo svizzero sono rimasti gli stessi dal 1848, un caso eccezionale nelle democrazie odierne. Visto le crescenti sfide e le difficoltà riscontrate a rappresentare adeguatamente tutte le componenti linguistiche sembra opportuno ripensare l'organizzazione del nostro governo. L'aumento di mozioni e proposte parlamentari - diverse provenienti dal canton Ticino, è stato detto, ma diverse provenienti anche dal gruppo socialista - su questa questione negli ultimi anni, dimostra il crescente riconoscimento del carattere problematico dell'organizzazione attuale del governo.
L'unico elemento riguardante la composizione del Consiglio federale che è stato modificato dal 1848 è la clausola cantonale, eliminata nel 1999 e sostituita da una clausola linguistico-regionale non vincolante, come dicevo, che stipula che le diverse regioni e comunità linguistiche debbano essere equamente rappresentate.
Le traduzioni contraddittorie tra di loro sono note, l'abbiamo sentito; sono anche state oggetto di interventi parlamentari, uno l'ho fatto anche io, e la relatrice Amarelle lo ha ben spiegato.
È importante sottolineare come la presenza della Svizzera italiana non debba essere per forza identificata come la volontà di rappresentare un solo cantone, il Ticino, come viene spesso fatto. Gli italofoni in Svizzera non si trovano solo in Ticino o nei Grigioni italiani, bensì in tutte le regioni della Svizzera. Sarebbe dunque opportuno affrontare la questione dell'italianità non soltanto come un problema del canton Ticino, ma piuttosto come la necessità di rappresentare una lingua e una cultura propria alla Svizzera intera.
La proposta di aumentare da sette a nove i consiglieri federali permetterebbe di rappresentare meglio le diversi componenti linguistico-culturali della Svizzera, di rafforzare la coesione nazionale e anche di tener conto della necessaria ponderazione o valutazione politica da parte del Parlamento, che nell'ambito delle elezioni del Consiglio federale gioca evidentemente e giustamente anche sempre un ruolo. Ma l'aumento del numero dei consiglieri federali permetterebbe anche di aumentare l'efficienza del Consiglio federale. La Svizzera è in effetti uno dei governi al mondo con meno ministri, ciò che rende il carico di lavoro dei consiglieri federali molto importante. L'aumento a nove consiglieri federali permetterebbe di riorganizzare i dipartimenti in modo più efficiente.
Per rafforzare la legittimazione democratica del governo vi invito quindi ad entrare in materia ed a seguire le proposte della maggioranza.
Chiesa Marco · Mit-M · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei
L'iniziativa parlamentare per un'equa rappresentazione delle comunità linguistiche in seno al Consiglio federale con nove membri è sostanzialmente composta da due richieste distinte all'interno dello stesso articolo costituzionale: la prima si riferisce all'aumento del numero dei consiglieri federali da sette a nove; la seconda concerne la formulazione del concetto di equa ripartizione tra le diverse regioni e componenti linguistiche dell'esecutivo federale. Per quanto attiene la prima riforma non si tratta per la verità di una richiesta nuova o originale. Nel corso dei decenni - oserei dire dei secoli - la composizione del Consiglio federale è sempre stata rimessa in discussione ma non è mai stata cambiata malgrado il susseguirsi di numerose iniziative in tal senso.
Ciò che forse può incuriosire questo organo è che oggi si tratti proprio di un ticinese, dunque di un rappresentante della minoranza linguistica italiana, ad invitarvi a non entrare in materia su tale proposta. Allora si tratta di masochismo? No, si tratta in primo luogo di dignità! Non si tratta di condividere la politica del Calimero. Calimero era un piccolo pulcino tutto nero che essendo caduto nella fuliggine si lamentava simpaticamente ma di continuo della sua triste condizione. Ritengo non serva a nulla per noi ticinesi continuare a lamentarci di non avere più un nostro concittadino in Consiglio federale dal 1999.
Il nostro dovere nei confronti di chi ci ha eletti a sud delle Alpi e nei vostri confronti come parlamentari federali è quello di farci conoscere, apprezzare e votare in Consiglio federale per le nostre capacità, il nostro impegno e i nostri pregi e non perché ci sia una sedia in più da occupare - e allora diventa possibile regalarla magnanimamente anche ad un ticinese. Noi dobbiamo rivendicare un seggio nei sette e non cambiare le regole per agevolarci la vita. Procedere in questo modo sarebbe come aumentare il numero dei giocatori che formano una squadra di calcio da undici a tredici perché per il momento sediamo in panchina e non riusciamo a scendere in campo. Noi dobbiamo lavorare duramente, come tutti gli altri, per essere selezionati. Visto che sono certo che non vi sia un disegno preconcetto da parte vostra contro il Ticino, non vedo il motivo di ricorrere a stravolgimenti istituzionali per accedere all'esecutivo federale.
Molti pretendono poi che con l'aumentare dei compiti e della loro complessità sia divenuto necessario aumentare il numero dei consiglieri federali. Questa tesi ballerina troverebbe conferma se lo stesso Consiglio federale sostenesse l'argomentazione degli autori dell'iniziativa. Così non è, perché si ritiene che il gentile e non richiesto gesto possa non solo non aiutare ma persino danneggiare il funzionamento efficiente e collaudato del governo.
Insomma, a mio avviso non restano molte argomentazioni sostenibili che depongono a favore di questa iniziativa, che d'altronde non ha fatto breccia neppure nelle consultazioni condotte presso i partiti e i cantoni.
Mi fa infine specie, lasciatemelo dire, sentire le signore Amarelle, Piller Carrard e Carobbio Guscetti sostenere il Ticino e le sue aspettative di accedere al Consiglio federale. Proprio loro che il giorno prima delle ultime elezioni per il Consiglio federale hanno dichiarato che non avrebbero mai e poi mai attribuito nemmeno un voto al rappresentante del mio cantone, a Norman Gobbi - insomma, viva la coerenza da parte della sinistra!
In conclusione due parole per quanto attiene alla formulazione del capoverso 4 dell'articolo 175 della Costituzione relativo alla rappresentatività delle diverse regioni e comunità linguistiche. Su questo punto non faremo certo una guerra di religione, perché è sufficiente osservare che il carattere della disposizione non è obbligatorio, anzi, per meglio dire, non può essere obbligatoria un'imposizione di questo tipo, non sarebbe compatibile con la libertà di scelta che noi tutti abbiamo in questo Parlamento e che rivendichiamo con fierezza.
Sebbene auspichi fortemente la presenza di un ticinese in Consiglio federale, in rappresentanza di un popolo particolarmente saggio - come d'altronde ha dimostrato proprio questo fine settimana in occasione delle votazioni su oggetti cantonali -, credo che la porta di ingresso del Consiglio federale passi giustamente ed inevitabilmente dal vostro apprezzamento e non da cambiamenti di regole del gioco o da costrizioni giuridiche inapplicabili. La stessa valutazione evidentemente è attuabile anche alla proposta Graf Maya per quanto attiene alle quote rosa.
Per questi motivi, a nome dell'UDC vi chiedo a non entrare in materia su questa iniziativa.
Glättli Balthasar · Mit-M · Nationalrat · Zürich · Grüne Fraktion
Für uns Grüne ist die Forderung nach neun statt sieben Bundesräten nicht neu, wir haben sie schon mehrfach gestellt. Es gibt verschiedene Gründe, die dafür sprechen, dass nun endlich dieser Rat auch den Schritt macht und Ja sagt, obwohl - ich muss es Ihnen offen gestehen - ich denke, dass es am Schluss nicht so herauskommen wird. Es war ein sehr knapper Entscheid in der Kommission. Wie auch immer, es gibt gute Gründe für einen Bundesrat mit neun statt sieben Mitgliedern.
Ein Aspekt, der diesen neuen Anlauf möglich machte, ist der, dass ein Bundesrat von neun Mitgliedern es erleichtert, dass die unterschiedlichen Landesgegenden und die Sprachregionen eben tatsächlich angemessen in unserer Regierung vertreten sind. Ich glaube nicht, dass es korrekt ist, wenn man den Tessinern einfach den Vorwurf macht, sie hätten jeweils die falschen Kandidaten gebracht, sondern es ist halt so: Wenn es dann darauf ankommt, stellt auch die Romandie ihre eigenen Interessen an einer Vertretung voran; es gibt eben nicht eine Allianz, eine Solidarität gewissermassen, der lateinischen Kantone. Diese Idee, dass die lateinischen Kantone, einfach weil ihre Sprache vom Lateinischen abstammt, alle am gleichen Strick ziehen, diese Idee haben vielleicht Deutschschweizer, die noch nie mit einem Romand oder einer Tessinerin gesprochen haben, aber wenn man mit den Menschen spricht, sieht man: Es ist nicht so, und das Tessin hat eine spezifische Situation.
Wenn man aber tatsächlich den Bundesrat von sieben auf neun Mitglieder aufstockt, dann ist es aus grüner Sicht zentral, dass auch die angemessene Vertretung der Geschlechter in der Verfassung festgehalten wird. Diese Forderung hat Ihnen Maya Graf in ihrem Einzelantrag vorgelegt, und ich hoffe doch sehr, dass jene, die sagen, man müsse eine angemessenere Vertretung der verschiedenen Landesregionen anstreben, Ernst machen und mit der gleichen Formulierung auch eine angemessene Vertretung der Geschlechter fordern. Das ist keine Quote, sondern ein Auftrag an uns als Wahlorgan, an uns, an die Vereinigte Bundesversammlung, eben auch diesen Aspekt zu berücksichtigen.
Gegenargumente wurden vorgebracht, einmal das Geld. Demokratie kostet etwas. Die einfachste Art, wie wir in der Schweiz Geld sparen könnten, wäre, dass wir das Parlament abschafften und die direkte Demokratie und alle Abstimmungen. Aber das kann es nicht sein. Wir haben Bundesräte und Bundesrätinnen, die uns in der Kommission jeweils Rede und Antwort stehen. Da fordern wir zu Recht im Parlament, dass die Chefs und die Chefinnen an Bord sind und nicht nur die Amtsvorsteher. Denn nur Bundesräte können auch sagen: Okay, wir machen bei diesem oder jenem Kompromiss der Kommission mit oder nicht. Das heisst, dass unsere Regierungsmitglieder, unsere Bundesrätinnen und Bundesräte, eben mehr zu tun haben, viel mehr Verpflichtungen haben als Regierungsmitglieder bei einer anderen Form von Regierung, von parlamentarischer Beratung. Wir erwarten auch, dass sie hier sind. Wir zitieren sie sogar aus dem Ausland zurück, wenn es uns denn beliebt. Das ist so. Das ist auch richtig so. Das heisst aber auch, dass die Belastung nur schon durch diese Präsenz viel grösser ist und dass es deshalb klug wäre, die Last auf neun Personen zu verteilen.
Zur Kollegialität nur so viel: Ich glaube, die Kollegialität ist etwas, was von den persönlichen Qualifikationen der Menschen in der Regierung abhängt und nicht von der Zahl der Personen. Wenn ich mir Zürich mit neun statt sieben Stadträtinnen und Stadträten anschaue, dann stelle ich fest, dass der Vorwurf, den man dort am häufigsten hört, der ist, dass sie wie Pech und Schwefel über alle Parteigrenzen zusammenhalten. Da muss ich sagen, dass das offensichtlich auch mit neun statt mit sieben Mitgliedern möglich ist. Umgekehrt gibt es Kantonsregierungen mit fünf Personen, die trotzdem halböffentlich oder sogar öffentlich aufeinander losgehen. Es ist unsere Aufgabe, die richtigen Personen zu wählen, die die nötige Charaktereigenschaft mit sich bringen.
Geben Sie sich einen Ruck, stimmen Sie zu, und beseitigen Sie endlich auch diese unsägliche Differenz zwischen den verschiedenen Sprachvarianten in unserer Verfassung. Es kann nicht sein, dass in einem solchen nicht nur symbolisch wichtigen Punkt unsere Verfassung etwas anderes sagt, wenn man sie auf Deutsch liest, als wenn man sie auf Französisch oder Italienisch liest.
Riklin Kathy · Mit-F · Nationalrat · Zürich · CVP-Fraktion
Herr Glättli, Sie haben von Vielfalt und von angemessener Geschlechtervertretung gesprochen. Soviel ich weiss, hat die Grüne Partei des Kantons Zürich immer nur Männer nach Bern geschickt; dafür schickt die CVP übrigens Frauen. Wie wollen Sie dann durchsetzen, dass die Frauen auch im Bundesrat angemessen vertreten sind?
Glättli Balthasar · Mit-M · Nationalrat · Zürich · Grüne Fraktion
Das ist eine gute Frage, Frau Riklin! Ich kann Ihnen sagen, Sie müssen halt in der Geschichte etwas weiter zurückschauen. Dann sehen Sie, dass auch wir sehr starke Frauen nach Bern geschickt haben, und dann war es dann halt auch einmal ein Mann, das darf auch sein.
Wie stellt man das sicher? Das ist die Aufgabe des Gremiums, das wählt. Das ist die Aufgabe von uns, das ist die Aufgabe von Ihnen, von mir, von allen National- und auch allen Ständeräten. Wenn man dieses Ziel anstrebt - was Sie ja hoffentlich auch tun, ich würde Ihnen das unterstellen, wenn ich Ihre Frage höre -, dann, glaube ich, ist es zentral, dass man auch dieser Formulierung zustimmt, mit der wir uns auf dieses Ziel verpflichten.
Mazzone Lisa · Mit-F · Nationalrat · Genf · Grüne Fraktion
Ce dossier, pour lequel le groupe des Verts s'engage depuis un certain temps, est un serpent de mer. En effet, le groupe des Verts a, à plusieurs reprises, formulé la proposition d'augmenter le nombre de membres du Conseil fédéral à neuf personnes. Pourquoi?
D'abord, en raison de la charge de travail que représente actuellement la tâche de conseiller fédéral. Depuis la création de l'Etat fédéral en 1848, le Conseil fédéral compte sept membres, et pourtant - et vous le savez - la charge de travail a considérablement augmenté, les tâches se sont multipliées et la taille des départements n'a cessé de croître. Face à cette charge qui ne cesse d'augmenter, il en va de la qualité et de l'efficacité du travail que de pouvoir partager ces tâches entre davantage de membres, à savoir entre neuf membres. Mais c'est aussi un gage de légitimité démocratique. Pourquoi? Parce que plus les conseillères fédérales et les conseillers fédéraux seront chargés ou occupés, moins ils auront la possibilité de mener à bien toutes les décisions qu'ils doivent prendre, et plus ils auront tendance à les déléguer à l'administration. A ce titre, il est essentiel, pour renforcer la légitimité démocratique, d'offrir davantage de temps et de possibilités aux conseillères fédérales et aux conseillers fédéraux pour prendre des décisions et pour réaliser leurs tâches.
Ensuite, autre argument majeur, il est question de la représentation des différentes régions du pays et des différentes communautés linguistiques. Déjà lors de la Diète fédérale, les membres de cette dernière ont planché sur le nombre de représentants - à cette époque, il ne s'agissait que de représentants et non de représentantes - qui constitueraient le Conseil fédéral. Ce qui les a convaincus d'opter pour sept personnes, c'est la représentation de la diversité du pays. Force est de constater qu'aujourd'hui cette représentation n'est pas satisfaisante - le canton du Tessin n'a eu que sept représentants et il n'est plus représenté depuis 1999. On a constaté d'ailleurs à de nombreuses reprises, dans le cas de votations fédérales, que le canton du Tessin revendiquait vis-à-vis de la Berne fédérale une certaine position et l'on se rend compte qu'il a souvent le sentiment de ne pas être entendu.
Mais il ne s'agit pas que du Tessin et que de la question de la langue. Si on se réfère aussi à d'autres cantons de Suisse orientale, comme Glaris ou Obwald, dont les représentants n'ont siégé qu'une fois au Conseil fédéral, la représentation des différentes régions du pays est aussi essentielle. Et un Conseil fédéral à neuf membres pourra assurer cette large représentation.
L'enjeu, c'est la cohésion; c'est la cohésion de notre pays, la cohésion de cette diversité et l'acceptation par la population des décisions prises au niveau de la Confédération. Donc, avec un Conseil fédéral à neuf membres, on peut s'attendre à ce que les décisions soient plus largement partagées, à ce qu'elles soient plus largement acceptées par la population, et que celle-ci se sente davantage représentée.
Pourtant, dans le projet de la commission, il y a une lacune de taille, une lacune qui pèse à hauteur de 53 pour cent de la population. Il ne s'agit pas là d'une minorité: il s'agit des femmes. Les femmes représentent près de la moitié de la population - on ne parle donc pas ici de minorité. La représentation des femmes, vous l'aurez constaté, depuis leur possibilité d'être élues en 1971, est pour le moins aléatoire. Elles ont d'abord dû attendre 1984 pour entrer dans le collège et puis elles ont été très peu représentées, puisque seules sept femmes ont siégé au sein du Conseil fédéral. Pourtant, il faut se souvenir que, lors de la création de l'Etat fédéral, les pères de notre Constitution avaient déjà opté pour un Conseil fédéral à sept membres, pour assurer une large représentation, ce qui n'est pas le cas aujourd'hui. Et, à ce titre, la représentation des femmes mérite d'être écrite en tant que telle dans cet article. Ce ne sera pas un problème de trouver des candidates compétentes; ce ne sera pas un problème, puisque 53 pour cent des personnes éligibles sont des femmes. Force est de constater que certains partis ne comptent guère de femmes dans leurs rangs. C'est le cas du plus grand, en l'occurrence, qui n'a pas non plus proposé de femmes lors de la dernière élection pour le renouvellement du Conseil fédéral.
Pour conclure, le temps de grâce durant lequel les femmes étaient majoritaires au Conseil fédéral n'a duré qu'un instant, soit une année. Ce sujet n'a cessé de défrayer la chronique et une fois terminé ce temps de grâce, les médias ne se sont plus intéressés au fait que les femmes étaient minoritaires, comme toujours, au sein du Conseil fédéral. Mais nous, les Verts, ne l'entendons pas de cette oreille. Pour nous, il est essentiel que les femmes soient équitablement représentées dans la plus haute instance décisionnelle de la Suisse. Et nous pouvons le faire, j'en suis certaine.
Je vous remercie d'accepter la proposition Graf Maya.
Rime Jean-François · Mit-M · Nationalrat · Freiburg · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei
Je vous ai très bien écoutée, Madame Mazzone: vous voulez une représentation équitable des femmes et des langues au Conseil fédéral. Mais je suis aussi d'avis qu'il devrait y avoir une représentation équitable des partis politiques. Or, n'avons-nous pas vécu une époque où l'Union démocratique du Centre, le plus grand parti politique du pays, n'était pas correctement représentée au sein du gouvernement?
Mazzone Lisa · Mit-F · Nationalrat · Genf · Grüne Fraktion
Monsieur Rime, nous ne voulons pas une représentation équitable des femmes, nous voulons une représentation équitable de la population. La population est composée à moitié de femmes, donc il est essentiel que les femmes soient aussi largement représentées au sein du Conseil fédéral. En outre, un Conseil fédéral à neuf membres n'empêchera pas les différents partis d'être équitablement représentés.
Humbel Ruth · Mit-F · Nationalrat · Aargau · CVP-Fraktion
Die CVP-Fraktion lässt in dieser Frage jedem Fraktionsmitglied seine persönliche Meinung.
Die Zweifel, ob ein neunköpfiger Bundesrat tatsächlich arbeiten könne, zumal es in der Politik ja keine objektive Messung von Qualität gibt, sind berechtigt. Um die strategische Führungsverantwortung - das Kerngeschäft der Landesregierung - ist es nicht unbedingt besser bestellt, wenn sie auf mehr Personen verteilt wird. Geteilte Verantwortung ist manchmal weniger Verantwortung.
Es bleibt aber ein unschönes Faktum, dass der italienischsprechende Landesteil in Bern zu wenig repräsentiert ist. Ein Erfolgsrezept der Schweiz ist die stärkere Berücksichtigung von Minderheiten, als es der jeweiligen faktischen Grösse der Minderheit entsprechen würde. Damit ist die Zusammensetzung des Ständerates legitimiert. Insofern hat diese Debatte ihre Berechtigung.
Die CVP hat ihre Verantwortung wahrgenommen: Der letzte Tessiner Bundesrat war Flavio Cotti, vier der sieben Tessiner Bundesräte waren Mitglied der CVP oder der Vorläuferpartei der CVP. Die anderen Bundesratsparteien haben in den letzten Jahren jeweils gegen das Tessin entschieden. Warum haben die Freisinnigen nicht Herrn Pelli als Bundesratskandidaten vorgeschlagen? Warum hat die SP nicht Frau Carobbio portiert? Warum hat die SVP neben Herrn Gobbi auch Herrn Parmelin aufgestellt, im Wissen, dass damit die Chancen für das Tessin kleiner werden? Und warum haben die Romands, die als Minderheit zu Recht auf Respekt pochen, nicht der noch kleineren Minderheit der Tessiner geholfen? Die Antwort ist klar: weil bei Bundesratswahlen eben nicht vorrangig und nicht ausschliesslich regionale oder sprachpolitische Kriterien eine Rolle spielen. Das ist legitim. Aber ebenso legitim ist es, dass das Tessin seine Interessen anmeldet.
Eine Garantie für die italienische Schweiz auf einen Sitz könnte man nur dann geben, wenn die Anzahl der Mitglieder des Bundesrates erhöht würde. Aber einfach eine Erhöhung der Zahl der Mitglieder der Regierung ausschliesslich aus sprachpolitischen Überlegungen vorzunehmen - das muss man auch zugeben - macht keinen Sinn. Es müsste dann auch wieder die Frage einer Regierungsreform auf den Tisch kommen. Diese Frage wurde in den letzten Jahren aber immer wieder negativ beantwortet, weil man sich im Parlament nicht auf ein bestimmtes Modell einigen konnte. In diesem Sinn ist das Anliegen zwar berechtigt, aber es bestehen eben auch Zweifel, ob eine Regierungsreform nach mehrmaligem Scheitern erneut angegangen werden soll.
In diesem Sinne haben die Bundesratsparteien die Verantwortung, die italienische Schweiz bei Bundesratsvorschlägen zu berücksichtigen und sich dafür einzusetzen, dass es ein Kandidat oder eine Kandidatin auch wirklich in den Bundesrat schafft. Das liegt dann nicht nur in der Verantwortung einer bestimmten Partei, sondern in jener des Parlamentes. Wenn alle Parteien ihre Verantwortung dafür so ernst nehmen, wie es die CVP getan hat, dann ist die Wahrscheinlichkeit gross, dass wieder ein Vertreter des Tessins Bundesrat werden kann.
Rime Jean-François · Mit-M · Nationalrat · Freiburg · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei
Madame Humbel, pourquoi le groupe PDC a-t-il voté pour Monsieur Parmelin et pas pour Monsieur Gobbi?
Humbel Ruth · Mit-F · Nationalrat · Aargau · CVP-Fraktion
Wir haben das Stimmgeheimnis, und Sie wissen nicht, wie viele Mitglieder unserer Fraktion für Herrn Gobbi gestimmt haben. Ich habe für ihn gestimmt.
Amstutz Adrian · Mit-M · Nationalrat · Bern · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei
Frau Kollegin, Sie haben moniert, dass wir nebst Herrn Gobbi auch Herrn Parmelin vorgeschlagen haben. Hätten Sie Herrn Gobbi gewählt, wenn wir ihn alleine vorgeschlagen hätten?
Humbel Ruth · Mit-F · Nationalrat · Aargau · CVP-Fraktion
Also erstens habe ich ... (Zwischenruf Amstutz: Hätten Sie ihn gewählt? Das ist eine Frage.) (Zwischenruf der Präsidentin: Die Frage ist gestellt!)
Wir haben eigentlich das Stimmgeheimnis, aber ich kann Ihnen sagen, dass ich Herrn Gobbi gewählt habe.
Nantermod Philippe · Mit-M · Nationalrat · Wallis · FDP-Liberale Fraktion
La problématique de la représentativité des langues et des régions au Conseil fédéral ne date pas d'hier dans un pays comme le nôtre, et quand il faut partager, on est toujours tenté d'augmenter la taille du gâteau. Evidemment, pour le groupe libéral-radical, la problématique numéro un, en disposant de deux conseillers fédéraux de plus, est avant tout une problématique de lourdeur de l'administration. Deux conseillers fédéraux, ce n'est pas seulement deux personnes en plus autour de la table, mais c'est aussi deux états-majors, des secrétaires d'Etat en plus, des services supplémentaires, deux départements de plus. Le Conseil fédéral a estimé que cela entraînerait des coûts supplémentaires, par année, de 34 à 39 millions de francs. Or, ces 34 à 39 millions de francs uniquement destinés à de l'administration supplémentaire manqueront ailleurs.
La problématique ne porte pas que sur la représentation des langues ou des régions, mais aussi sur la représentation des partis politiques, sur la représentation des sexes. Or, cette responsabilité ne relève pas de la Constitution ou d'une loi, mais elle incombe au Parlement qui, lorsqu'il élit le Conseil fédéral, doit choisir ses représentants en tenant compte des problématiques régionales. Ces problématiques, d'ailleurs, existent aussi dans les cantons qui sont confrontés aux mêmes problèmes lorsqu'il s'agit de former les différents conseils d'Etat. D'ailleurs, relevons qu'un Conseil fédéral avec neuf membres ne constitue pas une garantie de représentation correcte de toutes les régions, mais correspond seulement à un emplâtre sur une jambe de bois pour un Parlement qui aurait de la peine à assurer à toutes les régions une bonne représentativité.
Un Conseil fédéral comptant neuf membres poserait par ailleurs d'autres problèmes, notamment un problème d'unité et de cohésion au sein du gouvernement, et pourrait augmenter les risques de violation de la collégialité. On ne résout pas les problèmes par une fuite en avant, comme ce serait le cas en augmentant simplement le nombre de personnes qui siègent au Conseil fédéral.
Pour le groupe libéral-radical, la réponse à la question du nombre de conseillers fédéraux ne doit être dictée que par les besoins du gouvernement. Avons-nous besoin de deux ministres supplémentaires? L'administration a-t-elle besoin d'être découpée plus largement qu'elle ne l'est aujourd'hui? C'est la réponse à ces questions qui doit dicter quel doit être le nombre de conseillers fédéraux, et non des considérations électorales qui portent sur la représentation du pays.
Pour cette raison, le groupe libéral-radical propose, à une très forte majorité, de ne pas entrer en matière sur le projet de la commission.
Markwalder Christa · P-F · Nationalrat · Bern · FDP-Liberale Fraktion
Präsidentin (Markwalder Christa, Präsidentin): Die BDP-Fraktion spricht sich für Eintreten aus.
Sommaruga Simonetta · BR-F · Bundesrat · Bern
Artikel 175 Absatz 4 der Bundesverfassung enthält einen klaren Auftrag an Sie, an die Bundesversammlung respektive an die Mitglieder des Nationalrates. Absatz 4 sagt nämlich, dass bei der Wahl des Bundesrates auf eine angemessene Vertretung der Landesgegenden und Sprachregionen Rücksicht zu nehmen sei. Das ist der Auftrag, den Sie mindestens alle vier Jahre zu erfüllen haben.
Der Bundesrat steht zu diesem Verfassungsgebot. Die Abbildung unserer regionalen und sprachlichen Vielfalt in der Regierung ist von zentraler Bedeutung für unser mehrsprachiges Land mit mehreren Kulturen.
Die Fragen, die sich stellen, lauten: Muss man den Bundesrat von sieben auf neun Mitglieder erweitern, um eine angemessene sprachliche Vertretung sicherzustellen? Und ist es das richtige Instrument, die richtige Massnahme, eine Vergrösserung des Bundesratsgremiums vorzunehmen, um eben diese angemessene sprachliche Vertretung besser sicherzustellen, als es nach Meinung Ihrer Kommission tatsächlich der Fall ist?
Der Bundesrat ist der Meinung, dass eine Vergrösserung des Bundesratsgremiums von sieben auf neun Mitglieder keine zweckmässige Massnahme ist, um die sprachliche Vielfalt und die angemessene sprachliche Vertretung im Bundesrat sicherzustellen. Ich habe es gesagt: Die Bundesversammlung wählt den Bundesrat. Sie ist an Artikel 175 Absatz 4 der Bundesverfassung gebunden. Das heisst, es liegt schon heute in Ihrer Verantwortung, bei der Wahl der Mitglieder des Bundesrates die Vielfalt unseres Landes in sprachlicher und regionaler Hinsicht angemessen zu berücksichtigen. Das gelingt, wenn die Mitglieder der Bundesversammlung ihr Wahlrecht im Einklang mit dieser Verfassungsbestimmung ausüben.
Der Bundesrat hat gleichzeitig viel Verständnis für den Wunsch der italienischen Sprachgemeinschaft, nach siebzehnjähriger Absenz wieder in der Landesregierung vertreten zu sein. Die Wahrscheinlichkeit, dass stark minoritäre Sprachregionen wie die italienische oder die rätoromanische Schweiz häufiger als bisher im Bundesrat vertreten wären, mag bei neun Mitgliedern tatsächlich grösser sein. Eine regelmässige Präsenz wäre aber natürlich auch so nicht sichergestellt. Dafür müssten wir eine Sitzgarantie in die Bundesverfassung aufnehmen. Ich habe jetzt nicht gehört, dass das jemand so haben möchte. Es ist auch zu bedenken, dass das Gewicht eines einzelnen Bundesratsmitgliedes - ich meine natürlich nicht das Körpergewicht - mit zunehmender Grösse des Gremiums abnimmt.
Ein Blick auf die Zusammensetzung des Bundesrates seit 1848 - es ist, glaube ich, wichtig, dass man das auch im Auge behält - zeigt, dass die Bundesversammlung in all den Jahrzehnten auf eine angemessene Vertretung der Landesgegenden und Sprachregionen insgesamt gut Rücksicht genommen hat. Sie hat namentlich auch gegenüber den französisch- und den italienischsprachigen Regionen eine grosse Sensibilität gezeigt. Die angemessene Vertretung der Sprachregionen und Landesgegenden im Bundesrat ist in der Praxis gut gewährleistet. Das ist ein weiterer Grund, weshalb der Bundesrat der Meinung ist, dass eine Erweiterung nicht nötig ist.
Schliesslich - das wurde heute auch erwähnt - gäbe es, wenn schon, auch noch andere Kriterien festzuhalten. In Artikel 175 der Bundesverfassung ist ja wie gesagt auch noch von einer angemessenen Vertretung der Landesgegenden die Rede. Auch das ist ein Kriterium. Heute haben Sie einen Einzelantrag Graf Maya vorliegen, der eine angemessene Vertretung auch der Geschlechter verlangt. Selbstverständlich - das war in den letzten Jahren ja immer wieder Anlass für Diskussionen - braucht es auch eine angemessene parteipolitische Zusammensetzung des Bundesrates.
Ich möchte noch etwas zum Funktionieren der Landesregierung sagen. Sie wissen, dass wir in unserem Land die Konkordanz als Regierungsform haben. Die Konkordanz ist eine ganz besondere Regierungsform: Es ist eine Regierungsform, die eigentlich von Kompromissen lebt. Die Konkordanz bedingt Gremien, Regierungsgremien, die fähig und willens sind, Kompromisse zu suchen und Kompromisse einzugehen, die fähig und willens sind, sich zusammenzuraufen; das ist das Wesen der Konkordanz, das ist der Charakter der Konkordanz. Der Bundesrat ist der Meinung, dass es unter einer solchen Voraussetzung, ich sage einmal, zwar nicht unmöglich ist, dieses Zusammenraufen mit neun Mitgliedern zu leben, dass ein kleineres Gremium aber tendenziell eher fähig ist, dieses Zusammenraufen im Hinblick auf mehrheitsfähige Lösungen immer wieder zu leben.
Es ist ein ganz bestimmtes und eigenes Funktionieren, das unser Land von vielen, von den meisten anderen Staaten ganz grundsätzlich unterscheidet - das Zusammenraufen. In jeder Bundesratssitzung muss das Gremium versuchen, sich zu den einzelnen Sachfragen immer zu finden, eben mehrheitsfähige Lösungen zu finden. Ich denke, dass bei dieser Regierungsform die Lösungsfindung für ein grosses Gremium tendenziell schwieriger zu handhaben und schwerfälliger ist als für ein kleineres Gremium.
Gestatten Sie mir noch folgende Bemerkung: Der Bundesrat ist der Meinung, es könnte sein, dass mit neun Mitgliedern die Departementalisierung tendenziell noch verstärkt würde. Wir, alle Mitglieder des Bundesrates, müssen immer wieder daran arbeiten, dass wir nebst der Verantwortung, die wir für unser eigenes Departement haben, gleichzeitig die Übersicht behalten und an der Gesamtverantwortung der Landesregierung teilhaben. Eine Departementalisierung wäre diesem Bestreben sicher entgegenstehend.
Abschliessen möchte ich mit der Bemerkung, dass alle bisherigen Versuche, die Regierung zu vergrössern, gescheitert sind. Das ist zwar jetzt kein Argument dafür, dass es nicht auch einmal anders werden kann, aber die Erweiterung des Bundesrates war zumindest bisher nie mehrheitsfähig. Das zeigen auch die Resultate der Vernehmlassung, die Ihre Kommission ja im Frühling 2015 durchgeführt hat. Eine deutliche Mehrheit der Teilnehmenden, namentlich auch unter den Kantonen und den Parteien, hat sich gegen eine Erhöhung der Zahl der Mitglieder des Bundesrates ausgesprochen.
Der Bundesrat bittet Sie, die vorgeschlagene Änderung von Artikel 175 Absatz 1 der Bundesverfassung abzulehnen, so, wie er das bereits in früheren Zeiten auch gemacht hat.
Markwalder Christa · P-F · Nationalrat · Bern · FDP-Liberale Fraktion
Präsidentin (Markwalder Christa, Präsidentin): Wir stimmen über den Nichteintretensantrag der Minderheit Steinemann ab.
Abstimmung
Abstimmung - Vote
Für Eintreten ... 88 Stimmen
Dagegen ... 97 Stimmen
(0 Enthaltungen)
Markwalder Christa · P-F · Nationalrat · Bern · FDP-Liberale Fraktion
Präsidentin (Markwalder Christa, Präsidentin): Ich nutze Ihre Anwesenheit, um unserem Ratskollegen Michaël Buffat zu seinem heutigen Geburtstag herzlich zu gratulieren. Wir wünschen ihm alles Gute! (Beifall)