89-821
Verwaltungsbehörden 10.06.1991 89.821
10. Juni 1991Deutsch12 min
Source admin.ch
10. Juni 1991 1025 Postulat Pini #ST# 89.821 Postulat Pini Vorläufige Aufnahme von Asylbewerbern Postulato Pini Autorizzazione di accoglienza di richiedenti l'asilo da parte di cittadini e Organizzazioni umanitarie e religiose Postulat Pini Octroi de l'asile aux réfugiés pris en charge Wortlaut des Postulates vom 15. Dezember 1989 Der Bundesrat wird eingeladen zu prüfen, welche gesetzlichen Möglichkeiten Bürger und Bürgerinnen sowie humanitäre und religiöse Organisationen unseres Landes haben, im Rahmen der humanitären Hilfe Asylbewerber für eine Aufenthaltsdauer von nicht länger als drei Jahren aufzunehmen, bis im ordentlichen Verfahren entschieden ist, ob sie in unserem Land bleiben können oder in ein anderes europäisches Land oder in ihr Heimatland ausreisen müssen. Im Rahmen dieser Prüfung soll auch abgeklärt werden, wieweit die antragstellenden Privatpersonen oder Organisationen gegenüber ihrer Gemeinde, ihrem Kanton, dem Bund oder Dritten verantwortlich sind. Testo del postulato del 15 dicembre 1989 Facendo riferimento alle vigenti leggi in materia di asilo, il Consiglio federale è invitato a studiare la possibilità legale per le cittadine ed i cittadini, unitamente per le organizzazioni umanitarie e religiose del nostro Paese, di accogliere per un periodo di soggiorno non superiore a tre anni a titolo di aiuto umanitario, richiedenti l'asilo, in attesa di fissare, in via di procedura ufficiale, la loro sorte definitiva nel nostro Paese o in altri Paesi europei o nella loro propria Patria di origine. Lo studio deve contemplare precise condizioni di responsabilità giuridica ed economica per i privati e le organizzazioni menzionate, che fanno esplicita richiestra di accoglienza, nei confronti del loro proprio Comune, del proprio Cantone, della Confederazione e di terzi. Texte du postulat du 15 décembre 1989 Le Conseil fédéral est invité à étudier, en se fondant sur la législation en vigueur, la possibilité d'autoriser des citoyens et citoyennes à accueillir, pour une période n'excédant pas trois ans, des demandeurs d'asile par l'entremise des organisations humanitaires et religieuses de notre pays, à titre de mesure humanitaire, en attendant que soit décidé définitivement leur sort en Suisse, dans d'autres pays d'accueil européens, ou dans leur propre patrie. Cette étude devra analyser les modalités précises de responsabilité juridique et économique des particuliers et des organisations susmentionnées qui feront une offre expresse d'accueil, notamment à l'égard des autorités de leur commune, de leur canton, et de la Confédération, ainsi que des tiers. Schriftliche Begründung - Motivazione scritta Développement par écrit L'ultimo anno del decennio che sta per concludersi non ha conosciuto l'auspicato, concreto awio della proposta coordinazione fra i Paesi membri del Consiglio dell'Europa riguardo la politica d'asilo. La nostra proposta presentata nel 1985 e accolta dall'Assemblea parlamentare del Consiglio dell'Europa a grande maggioranza di creare il sopracitato organismo non ha ricevuto da parte del Comitato dei Ministri di questo Consiglio, l'udienza auspicata. In sostanza, la politica d'asilo che riguarda i richiedenti d'asilo per motivi politici o per ragioni di indigenza civile, non è ancora definita da criteri e norme comuni a livello europeo e non può contare, in pratica, sull'appoggio di un organismo permanente che ne garantisca l'applicazione. La Svizzera, come altri Paesi europei, fronteggia il grave problema del flusso di asilanti con misure legislative proprie. In questi ultimi tempi, l'intolleranza da parte dell'opinione pubblica nei confronti delle misure pratiche di accoglienza di richiedenti d'asilo al nostro Paese, si è manifestata con aspetti umani e civili molto preoccupanti. I fatti di Steinhausen, sono esemplari di questo diffuso clima di irritazione popolare e di intolleranza. Una parte dell'opinione pubblica svizzera esprime la volontà di poter contribuire fattivamente a sollevare dall'indigenza e dalla miseria civile i richiedenti d'asilo, in particolare, coloro che non ottemperano, seppur oppressi da condizioni sociali ed economiche insopportabili nei loro rispettivi Paesi di origine, le condizioni del diritto svizzero che regge, attualmente, la nostra politica d'asilo. II postulato solleva questo problema, d'altronde già evidenziato da organizzazioni umanitarie e religiose del nostro Paese. Il postulato chiede all'Autorità governativa competente di studiare la possibilità legale per i cittadini, le organizzazioni umanitarie e religiose svizzeri, se ne fanno esplicita richiesta, di poter accogliere, garantendo il necessario, loro dignitoso, sostentamento, richiedenti d'asilo che non sempre rientrano nelle norme del diritto federalmente sancito. Il diritto svizzero regola la libertà di un cittadino o di una cittadina, ad esempio, di adottare bambini senza famiglia di origine estera. La libertà di marcare la propria solidarietà umana verso persone estere sofferenti per indigenze civili deve poter essere, in ogni occasione, garantita a coloro che, a determinate, precise condizioni giuridiche ed economiche, desiderano spontaneamente manifestarla. Autorizzando privati cittadini, come organizzazioni umanitarie e religiose di ospitare, a titolo di aiuto umanitario, richiedenti d'asilo, rendendosi giuridicamente ed economicamente garanti del loro soggiorno in Svizzera nei confronti delle Pubbliche Autorità e di terzi, la Confederazione può parzialmente, risolvere un aspetto pratico e materiale non indifferente dell'attuale «inviso» regime di accoglienza transitoria nei centri comunali, cantonali e federali di accoglimento di asilanti. Si afferma che circa 10 000 svizzeri sarebbero disposti ad accogliere nella loro sfera privata i richiedenti d'asilo. La cifra potrebbe risultare, in effetti, eccessiva, tuttavia l'autorizzazione richiesta nei termini del postulato, costituirebbe una prova e un esperimento di solidarietà civile ed umana significativa per il nostro Paese, in attesa che l'Europa si determini, finalmente, nella volontà politica di fronteggiare con misure comuni il fenomeno dei flussi migratori della miseria. Schriftliche Stellungnahme des Bundesrates vom 28. Februar 1990 Risposta scritta del Consiglio federale del 28 febbraio 1990 Rapport écrit du Conseil fédéral du 28 février 1990 La presenza in Svizzera di uno straniero che richieda l'asilo è contemplata dalla legge. Sino a quando il problema della necessità di protezione del richiedente d'asilo non sia stata appurata, egli ha la possibilità di soggiornare nel nostro Paese ai sensi dell'articolo 9, capoverso 1 della Legge sull'asilo. Questa legge rappresenta un'eccezione rispetto alla legislazione in materia di polizia degli stranieri che stipula che nessun straniero può risiendere durante un lungo periodo di tempo in Svizzera all'infuori del soggiorno esente da permesso, senza essere in possesso della relativa autorizzazione. Anche nella procedura della polizia degli stranieri non è previsto un diritto di presenza. Infine, non è determinante il fatto che uno straniero in Svizzera abbia la possibilità di provvedere al proprio sostentamento con mezzi propri o se delle terze persone possono prestargli assistenza e alloggio senza l'intervento dell'aiuto pubblico. La creazione di una possibilità legale che permetta l'immigrazione di stranieri a scopo di residenza per un periodo inferiore ai tre anni, dietro presentazione di una garanzia d'assunzione -- 1 of 4 -Interpellation Loretan 1026 N 10juin1991 dei suoi costi è in contraddizione con gli obiettivi di politica di polizia degli stranieri. Una simile introduzione è capace di falsare gli sforzi di stabilizzazione. Influisce inoltre sull'impegno tendente a creare condizioni favorevoli all'integrazione degli stranieri che qui vivono e lavorano. Infine, vanno anche esaminate le considerazioni relative alla politica di mercato del lavoro, qualora il nuovo statuto proposto dovesse tenere in considerazione anche la possibilità di esercitare un'attività lucrativa. In contraposizione a ciò, i cittadini, le cittadine, come le organizzazione umanitarie, sono liberi di dimostrare la loro solidarietà, nell'ambito della legislazione esistente, in favore dei richiedenti d'asilo. Secondo gli articoli 20 e 20a della Legge sull'asilo, spetta ai cantoni, svolgendo le loro attività assistenziali, d'assicurare alloggio e asistenza ai richiedenti d'asilo durante la durata della procedura d'asilo. Se i privati vogliono mettere a disposizione dei richiedenti d'asilo, a proprie spese, alloggio e sostentamento, hanno la possibilità di sottoporre le loro offerte alle autorità cantonali competenti. Schriftliche Erklärung des Bundesrates Dichiarazione scritta del Consiglio federale Déclaration écrite du Conseil fédéral II Consiglio federale propone il rigetto del postulato. M. Pini: Je dis tout simplement que je maintiens mon postulat. Abstimmung - Vote Für Ueberweisung des Postulâtes 44 Stimmen Dagegen 36 Stimmen #ST# 90.705 Interpellation Loretan Asylverfahren. Gravierende Vollzugsprobleme Procédure d'asile. Difficultés d'application Diskussion - Discussion Siehe Seite 806 hiervor-Voir page 806 ci-devant Loretan: Ich möchte bekräftigen, dass mich auch nach der heutigen Debatte die bundesrätliche Antwort nicht befriedigt, und zwar aus folgenden Gründen: Wir wissen, dass - wie noch bei vielem anderem, das hier in der Berner Bundesküche angerichtet wird - auch im Asylbereich die Gemeinden, welche beim Vollzug eine grosse Last zu tragen haben, letztlich die Geprellten sind. Ich habe meinen Vorstoss vor bald dreiviertel Jahren vor dem Hintergrund des steigenden Unmutes in den Gemeinden über die Unfähigkeit der Bundesbehörden, den steigenden Zufluss von Asylbewerbern zu verlangsamen und den riesigen Pendenzenberg abzubauen, eingereicht. Seither hat sich die Situation verschärft. In vielen Städten und Gemeinden unseres Landes sind die Unterkunftsmöglichkeiten erschöpft. Immer mehr Gemeinden richten direkt oder über ihre Kantonsregierungen Beschwerden, Vorhaltungen usw. an die Bundesinstanzen. Man klopft in Bern dauernd auf den Tisch, ohne dass Erfolge zu sehen sind. Ich bin glücklich darüber, dass Herr Bundesrat Koller soeben erklärt hat, dass auch er der Meinung ist, das durch den Bundesbeschluss über das Asylverfahren verschärfte Asylgesetz sei endlich konsequent und ohne dauerndes Lavieren durchzusetzen. Nach meiner Meinung muss dies in vier zentralen Punkten geschehen:
Erwägungen
1.
Es müssen deutlich mehr Nichteintretensentscheide gefällt werden. Da scheint die Praxis in diese Richtung zu gehen. Ich begrüsse das.
2.
Die Beschwerdeverfahren dauern nach wie vor zu lange. Das Verfahren ist zu straffen.
3.
Ganz generell: In allen Instanzen sind die Entscheide kürzer zu fassen und keine juristischen «Doktorarbeiten» zu publizieren. Nur so kann der Pendenzenberg abgebaut werden.
4.
Für mich eine Rosine: Der Bundesrat hat die Kantone ersucht, das Erwerbsverbot über die bundesrechtlich möglichen drei Monate hinaus auf sechs Monate auszudehnen. Der Bundesrat wäre heute wohl glücklich, wenn er deswegen nicht quasi auf den Knien zu den Kantonen rutschen müsste. Dies wäre ihm erspart geblieben, wenn er seinerzeit bei der Beratung von Artikel 21 des Asylverfahrensbeschlusses meinem Antrag auf sechs Monate anstelle von nur drei Monaten bundesrechtlich fixierte sechs Monate - zugestimmt und ihn nicht mit Argumenten bekämpft hätte, die er heute offenbar selber nicht mehr anerkennen kann. Nun, hinterher ist man auch als Bundesrat gescheiter, das räume ich durchaus ein. Die «strategische» Zielsetzung muss doch darin bestehen, die Attraktivität unseres Landes zu vermindern, damit den Zufluss entscheidend herabzusetzen, um dann eben den riesigen Pendenzenberg endlich abbauen zu können. Wenn dieses Ziel nicht innert wenigen Monaten in Reichweite kommt, so hat der Bundesrat nach meiner Meinung - das ist die zentrale Forderung meines Vorstosses - unverzüglich den Notrechtsartikel des Asylgesetzes, den Artikel 9, anzuwenden, wofür ihm schliesslich Parlament und Volk die Kompetenz gegeben haben. Auch hier erwarten wir vom Bundesrat Regierungs- und Führungsakte und nicht ein zauderndes Hin und Her. Diese Forderung gilt erst recht, wenn der Asylbewerberzustrom noch zunehmen sollte. Dann ist völlig klar, dass die Voraussetzung des «ausserordentlich grossen Zustroms in Friedenszeiten» gemäss Artikel 9 gegeben ist und dass dann logischerweise nur so lange Asyl gewährt werden kann, «als dies nach den Umständen möglich ist». Dann wäre generell den erstinstanzlichen Entscheiden Rechtskraft zu gewähren, d. h. allen Beschwerden die aufschiebende Wirkung zu entziehen. Wenn der Bundesrat nicht für den konsequenten Vollzug des Asylgesetzes sorgt, dann werden eines Tages - und dieser Tag ist nicht mehr fern - eben Gemeinden und Kantone den Notstand proklamieren müssen und gezwungen sein, Asylbewerber in die Bundesempfangsstellen zurückzuschicken. Es wäre eine äusserst unschöne und bedauerliche Entwicklung, die unter allen Umständen - vor allem durch den Bundesrat und die Bundesverwaltung -zu verhindern ist. Ich bitte Herrn Bundesrat Koller, mir diese vielleicht etwas harten Worte nicht übelzunehmen und entsprechend zu handeln. Bundesrat Koller: Ich glaube, das Fatalste wäre, wenn wir im Bereich der Asylpolitik beginnen würden, einander zwischen Gemeinden, Kantonen und Bund den Schwarzen Peter zuzuspielen. Ich habe vorhin ganz klar gesagt: Wir werden das Problem nur einigermassen unter Kontrolle behalten können, wenn alle Beteiligten bei diesem konsequenten Vollzug mitmachen. Dazu gehören natürlich auch die Kantone, weil sie sowohl in bezug auf die Durchführung der Fürsorge und Unterbringung, aber auch nachher für den Vollzug zuständig sind und der Bund auf diesem Gebiete keine Kompetenzen hat, es sei denn, dass er den Kantonen und den Gemeinden bei der Finanzierung grosszügig entgegengekommen ist. Da möchte ich Herrn Loretan nun doch bitten, auch einmal zu sehen, was wir für die Kantone und Gemeinden unternommen haben. Ich meine, die Vorfinanzierung der Beherbergungsmöglich-keiten im AVB vom 22. Juni 1990 war ein ganz entscheidender Vorstoss zugunsten der Gemeinden. So möchte ich dabei bleiben: Nur wenn alle zusammenarbeiten, haben wir eine Chance. Aus diesem Grunde haben wir nicht sechs Monate Arbeitsverbot geschaffen, sondern gesagt, wir möchten mit den Kantonen eine Lösung suchen. Schwarzer Peter spielen führt zu nichts.
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