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00.1124 · Interrogazione ordinaria · 2000-12-05

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

Il 4 marzo 1955, il Myanmar (ex Birmania) ha ratificato la convenzione n. 29 (concernente il

lavoro forzato) dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), vale a dire una delle otto

convenzioni cosiddette fondamentali. Per quasi 30 anni gli organi di sorveglianza dell'OIL hanno

constatato che il governo del Myanmar non adempiva gli impegni presi. In effetti il lavoro forzato

si è ampiamente e sistematicamente diffuso senza che il governo di quel Paese fosse disposto

a cambiare il proprio atteggiamento.

Infine una speciale commissione d'inchiesta istituita dall'OIL ha avanzato, il 2 luglio 1998, le

richieste seguenti.

1. A livello legislativo, i "village- and town acts" che autorizzano il lavoro forzato devono essere

adeguati alle esigenze della convenzione n. 29.

2. A livello pratico, il divieto del lavoro forzato deve essere effettivamente applicato, soprattutto

quando è imposto dai militari. Inoltre l'insieme della popolazione e tutti i livelli della gerarchia

militare devono essere pubblicamente informati sulle modifiche pratiche e giuridiche dagli

organi esecutivi.

3. A livello penale, il lavoro forzato deve essere severamente punito.

Tali richieste sono rimaste inascoltate. Di conseguenza la Conferenza internazionale del lavoro

(CIL) ha deciso, in occasione della sua 88a sessione tenutasi nel giugno 2000, di ricorrere per

la prima volta all'articolo 33 dei suoi statuti. Questo articolo permette all'organizzazione di

adottare le misure necessarie affinché un membro osservi le raccomandazioni emanate da una

commissione d'inchiesta o dalla Corte Internazionale di Giustizia. Con 257 voti favorevoli, 41

contrari e 31 astenuti, il 14 giugno 2000 la CIL ha preso le seguenti misure:

1. sedute speciali della CIL sul tema del Myanmar fintantoché tale Paese adempia i suoi

impegni;

2. invito agli Stati membri dell'OIL e ai loro partner sociali a riconsiderare i rispettivi rapporti

con il Myanmar alla luce delle raccomandazioni della commissione d'inchiesta e ad adottare

le misure necessarie affinché i loro rapporti con questo Paese non incoraggino il lavoro

forzato ma, al contrario, inducano il governo dell'ex-Birmania a rispettare le

raccomandazioni della commissione d'inchiesta;

3. incarico al Direttore generale dell'OIL di informare le organizzazioni internazionali sulla

situazione nel Myanmar, invitandole a riesaminare la loro collaborazione con questo Paese

nell'ambito del loro mandato e a sospendere il più rapidamente possibile tutte le attività che,

direttamente o indirettamente, potrebbero contribuire ad incoraggiare il lavoro forzato;

4. incarico al Direttore generale dell'OIL di chiedere che il tema del Myanmar venga inserito

nell'ordine del giorno dell'ECOSOC e dell'Assemblea generale dell'ONU affinché questi due

organismi invitino i loro membri e le organizzazioni internazionali a prendere misure

conformi ai punti 2 e 3 della risoluzione della CIL.

Allo scopo di dare un'ultima opportunità al governo del Myanmar, l'entrata in vigore di dette

misure era stata differita al 30 novembre 2000, a meno che, in occasione della sessione di

novembre, il Consiglio d'amministrazione dell'OIL non fosse convinto che il governo del

Myanmar aveva applicato le raccomandazioni della commissione d'inchiesta.

In novembre, il Consiglio d'amministrazione ha preso atto con soddisfazione che, all'ultimo

minuto, sono state apportate modifiche determinanti ai testi legislativi. Tuttavia, i rappresentati

del Myanmar non hanno potuto documentare in maniera inconfutabile né l'applicazione pratica

delle raccomandazioni, ossia la cessazione del lavoro forzato nel loro Paese, né l'informazione

della popolazione e della gerarchia militare in merito alle modifiche legislative. Particolarmente

significativo è stato il rifiuto da parte del Paese asiatico ad autorizzare la presenza permanente,

con tutte le necessarie libertà, dell'OIL sul posto per sorvegliare questi progressi. Di

conseguenza le misure sono entrate in vigore il 30 novembre 2000.

Nel corso degli ultimi anni la Svizzera si è sempre dichiarata contraria al lavoro forzato nel

Myanmar e ha votato di conseguenza al Consiglio d'amministrazione dell'OIL e alla CIL.

Siccome il processo di democratizzazione non progredisce e i diritti umani nel Myanmar sono

sistematicamente violati, il Consiglio federale ha emanato, già il 2 ottobre 2000, un'ordinanza

che istituisce provvedimenti nei confronti del Myanmar (RS 946.208.2) sulla base della

corrispondente decisione dell'UE. L'ordinanza svizzera vieta la fornitura alla ex-Birmania di

materiale d'armamento e di beni che possono essere utilizzati per la repressione. Inoltre i

membri del governo e i loro famigliari sono colpiti da sanzioni finanziarie (congelamento dei

beni in Svizzera e divieto di mettere a disposizione fondi) e dal divieto di entrare in Svizzera o di

transitare sul territorio elvetico.

L'8 dicembre 2000, il Direttore generale dell'OIL ha chiesto ai suoi Stati membri di applicare i

provvedimenti precitati e di sottoporgli un rapporto entro febbraio 2001. Attualmente il seco sta

stilando, in collaborazione con gli organi interessati, un elenco di tutti i rapporti bilaterali e

multilaterali con il Myanmar. Le attività riportate in tale elenco saranno in seguito analizzate in

merito alla loro incidenza sul lavoro forzato e al loro promovimento. I partner sociali sono

convocati nell'ambito della Commissione federale tripartita per le questioni dell'OIL e pertanto

viene soddisfatta la struttura tripartita dell'OIL. Su questa base e tenendo conto della posizione

dei più importanti partner commerciali della Svizzera, il Consiglio federale deciderà se è

auspicabile e opportuno adottare misure supplementari nei confronti del Myanmar.

Risposta del Consiglio federale.