09.3422 · Mozione · 2009-04-30
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al Parlamento una base legale che consenta di introdurre il divieto di produzione, promozione, importazione, vendita e riproduzione di videogiochi in cui la rappresentazione di scene di violenza, ai danni di persone o di creature dalle sembianze umane, contribuisce al successo del gioco stesso.
Begründung
Le cause degli atti violenti commessi da giovani e giovani adulti non possono essere attribuite soltanto a singoli fattori. Ricerche empiriche condotte recentemente evidenziano tuttavia una sempre più stretta correlazione tra il comportamento violento e la fruizione dei cosiddetti killer games (videogiochi violenti). La spiegazione risiede soprattutto nella grafica realistica di questi giochi e nelle molteplici possibilità di dar sfogo alla violenza. L'impiego nel programma di armi spietate rivolte contro persone o creature dalle sembianze umane non fa altro che accrescere il successo del videogioco. Gli episodi verificatisi a Littleton (USA), Erfurt (Germania), Tessin (Germania), Tuusula (Finlandia) o Winnenden (Germania) corroborano l'ipotesi secondo cui i videogiochi violenti contribuiscono a istigare alla violenza i propri fruitori. Questi videogiochi, nonostante non trasformino automaticamente ogni giocatore in un omicida, accrescono infatti la propensione alla violenza dei soggetti più vulnerabili. Pertanto appare opportuno e ragionevole sancire la messa al bando totale dei videogiochi violenti, vista soprattutto l'assenza di contenuti d'interesse socio-culturale e considerato che vi sono migliaia di altri giochi per computer che sono altrettanto avvincenti senza che essi debbano ad eccessi di violenza. I codici di condotta adottati dai produttori e dai rivenditori relativi all'etichettatura per fasce d'età (ad. es. codice PEGI) possono essere facilmente aggirati e non rappresentano quindi una valida alternativa a un eventuale divieto. Tali codici potrebbero, soprattutto se emanati e applicati da un servizio indipendente, tutt'al più servire per i prodotti meno problematici e non soggetti a un eventuale divieto.
La mozione potrebbe essere attuata aggiornando l'articolo 135 del Codice penale (CP) che vieta la rappresentazione, la produzione, l'importazione, il deposito e la propaganda di registrazioni sonore o visive di atti di cruda violenza. Come dimostra anche l'esito delle cause pilota condotte a Berna, l'attuale articolo 135 CP ha infatti un campo di applicazione limitato per quanto riguarda i videogiochi a contenuto violento.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Generalmente con il termine "killer games" (giochi violenti) si intendono programmi elettronici di gioco interattivi, in cui l'uccisione virtuale di persone o altre creature contribuisce al successo del giocatore. Con la mozione si chiede di introdurre il divieto assoluto per i giochi in cui sono rappresentate "scene di violenza ai danni di persone o di creature dalle sembianze umane".
Già oggi, ai sensi dell'articolo 135 del Codice penale (CP), vige il divieto assoluto per le rappresentazioni violente che mostrano atti di cruda violenza verso esseri umani o animali, che non hanno alcun valore culturale o scientifico degno di protezione e che sono presentate in modo insistente. L'articolo 135 CP è quindi essenzialmente applicabile anche ai videogiochi violenti.
La sentenza Media Markt menzionata nella mozione, riguardante il gioco "Stranglehold: John Woo", che in base all'attuale classificazione PEGI può essere acquistato da adulti a partire da 18 anni, ha tuttavia mostrato che non ogni videogioco violento soddisfa i requisiti per il divieto assoluto fissati dall'articolo 135 CP. Nella sentenza si afferma chiaramente che il videogioco violento menzionato non può essere definito come "crudo", poiché le rappresentazioni non riguardano l'inflizione di dolore e sofferenza che per intensità, durata e ripetizione appaiono particolarmente gravi.
Se alla base della mozione si pongono i concetti elaborati dalla dottrina e dalla giurisprudenza, già per il suo tenore tale mozione non sarebbe idonea a introdurre un divieto assoluto per i videogiochi violenti su scala più ampia rispetto alla situazione attuale.
Il Consiglio federale rigetta l'estensione dell'attuale limite stabilito per il divieto assoluto di rappresentazioni di atti di cruda violenza (anche per adulti). Da un lato, perché con l'estensione del divieto alle "creature dalle sembianze umane" sorgerebbero solo nuove difficoltà di interpretazione. Dall'altro lato, perché rinunciando al criterio dell'"insistenza" della rappresentazione, si perderebbe il riferimento al modo indesiderato in cui tali rappresentazioni agiscono sui fruitori. Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autrice della mozione, secondo cui costituiscono un problema soprattutto quei prodotti che accrescono la propensione a commettere atti violenti. Stando alle conoscenze scientifiche attuali, questo effetto si riscontra però solo per le rappresentazioni di atti violenti caratterizzate da una certa intensità. I risultati degli studi scientifici disponibili lasciano presumere che l'uso frequente di giochi da computer di tipo "Sparatutto in prima persona" (in inglese first-person shooter, FPS) non sia la causa di una condotta violenta da parte di giovani, né tanto meno di adulti. Nel caso in cui sussistano fattori personali e rapporti sociali problematici, l'uso frequente può però accrescere la propensione alla condotta violenta. Considerando il fatto che i giochi possono costituire un pericolo solo insieme ad altri fattori di rischio, nell'articolo 135 CP si è scelto volutamente un parametro molto restrittivo per stabilire il divieto assoluto.
Il Consiglio federale ritiene, tuttavia, che sia necessario rafforzare la protezione dei giovani contro le rappresentazioni violente, poiché non tutto quello di cui possono fare uso gli adulti senza conseguenze dannose è adatto anche ai giovani. Pertanto, il Consiglio federale sta attualmente verificando, nell'ambito dell'attuazione dei postulati Leuthard 03.3298, Amherd 06.3646 e Galladé 07.3665, quali misure di legge possano essere adottate per impedire la fruizione indesiderata di media e limitare i possibili effetti dannosi che ne conseguono.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.