Obbligo di verificare la parità salariale. Costi per le imprese con oltre 50 dipendenti
13.4294 · Interpellanza · 2013-12-13
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Lanciato nel 2009, il dialogo sulla parità salariale era finalizzato a incentivare un centinaio di imprese svizzere con oltre 50 dipendenti a verificare volontariamente il rispetto della parità salariale al proprio interno. Cinque anni dopo, i risultati sono scoraggianti: appena 16 aziende hanno aderito con successo all'iniziativa e portato a termine il processo di verifica, 11 delle quali ottenendo la certificazione "equal salary", mentre per una ventina il processo è tuttora in corso. Di fronte a questi numeri non possiamo che congratularci con le imprese che hanno avuto il coraggio di aderire all'iniziativa e stupirci di tutte quelle che non vi hanno partecipato, benché la legge sulla parità dei sessi imponga che un lavoro di ugual valore debba essere retribuito con un salario uguale per entrambi i sessi. Sulla scorta di quanto precede, invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:
1. Quali sono le ragioni addotte dalle imprese per non partecipare al dialogo sulla parità salariale o a un altro programma?
2. Quanto costerebbe alle imprese con oltre 50 dipendenti attestare, se la legge sulla parità lo prescrivesse, l'avvenuta adozione di un sistema di controllo autonomo che garantisca il rispetto effettivo della parità salariale nell'azienda? Questo sistema potrebbe tradursi in una partecipazione al dialogo sulla parità salariale o nell'ottenimento di un'altra certificazione o un attestato, rilasciato da un eventuale revisore esterno, comprovante l'adozione di un sistema di controllo della parità salariale interna all'impresa.
Stellungnahme des Bundesrates
Il dialogo sulla parità salariale è un'iniziativa delle parti sociali e della Confederazione per realizzare la parità salariale su base volontaria e incentivare almeno un centinaio di aziende ad aderirvi entro la fine di febbraio del 2014. Alla fine del 2013 si contavano 42 organizzazioni partecipanti per un totale di 221 000 dipendenti. Dal 2005 la Confederazione sostiene finanziariamente la certificazione privata "equal salary", rilasciata finora a 13 imprese e istituzioni.
1. La valutazione conclusiva del dialogo sulla parità salariale, attesa per l'estate 2014, presenterà i motivi dello scarso interesse delle aziende ad aderire a questa iniziativa.
2. Per procedere internamente a un controllo autonomo della parità salariale e adottare eventuali correttivi le imprese hanno due possibilità.
La prima è offerta dal Logib, uno strumento di facile utilizzo che la Confederazione mette gratuitamente a disposizione delle aziende per controllare in modo autonomo e anonimo la parità retributiva. Il Logib si fonda su un metodo scientifico, riconosciuto dal Tribunale federale e considerato da diverse organizzazioni internazionali (OCSE, UE) una "buona pratica". L'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo offre gratuitamente alle aziende che lo desiderano informazioni e supporto per l'impiego dello strumento e la valutazione dei risultati ottenuti.
La seconda possibilità consiste nell'affidare a fornitori privati presenti sul mercato (p. es. fiduciarie, studi di consulenza) la verifica dei controlli eseguiti autonomamente all'interno dell'azienda.
I costi a carico delle imprese con oltre 50 dipendenti - nel caso fossero obbligate a far attestare da un fornitore privato l'adozione di un sistema di controllo autonomo che garantisca l'effettivo rispetto della parità salariale - sarebbero dettati dal mercato e non possono essere stimati globalmente, in quanto commisurati all'impresa e alla sua situazione.
Il Consiglio federale precisa d'altra parte che nel 2013 è stato istituito un gruppo di lavoro interdipartimentale incaricato di valutare la fattibilità e l'opportunità di istituire un attestato di rispetto della parità salariale. Le imprese che ne diventerebbero titolari sarebbero dispensate dai controlli prescritti per le commesse pubbliche. Il gruppo di lavoro dovrebbe fornire i risultati delle proprie riflessioni entro la fine del 2014.
Risposta del Consiglio federale.