14.3414 · Interpellanza · 2014-06-05
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il popolo ha respinto l'iniziativa sul salario minimo unico. Alla luce di questa situazione, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
1. Quali misure intende adottare il Consiglio federale nel futuro prossimo venturo per rialzare i salari bassi affinché siano sufficienti a coprire i fabbisogni vitali?
2. Che cosa intende fare il Consiglio federale affinché non sia l'assistenza sociale a dover intervenire contro i salari bassi, con conseguenti vantaggi finanziari per i datori di lavoro?
Stellungnahme des Bundesrates
Il 18 maggio 2014 il 76,3 per cento del popolo svizzero ha respinto l'iniziativa popolare "per la protezione di salari equi" (iniziativa sui salari minimi). Questa decisone popolare incoraggia il Consiglio federale a confermare la politica sulla formazione dei salari seguita fino ad oggi e a svilupparla in modo mirato.
Ciò significa che, per principio, le condizioni lavorative e gli stipendi vengono negoziati dalle parti sociali con i rispettivi rami economici e con le aziende, ma anche da singoli lavoratori con l'azienda. La Confederazione e i cantoni, dal canto loro, si battono contro gli abusi, ovvero il dumping delle condizioni lavorative e degli stipendi nel quadro delle misure collaterali. Inoltre, i nuclei familiari con un reddito insufficiente a garantire lo standard di vita vengono sostenuti in modo mirato dalla politica fiscale e dalla politica sociale, non da interventi dello Stato nel processo di formazione dei salari.
Alle singole domande il Consiglio federale risponde come segue:
1. Il 26 marzo 2014 il Consiglio federale ha varato ulteriori miglioramenti delle misure collaterali. Oltre all'ottimizzazione sistematica per applicarle, per contrastare eventuali abusi è stato introdotto un aumento delle sanzioni in caso di violazioni degli stipendi e ove necessario un aumento dei controlli nelle regioni di frontiera, specialmente nei settori a rischio.
In certi casi sarà più facile dichiarare di obbligatorietà generale anche i contratti collettivi di lavoro. Il Consiglio federale, inoltre, intende disciplinare i presupposti per la proroga di un contratto normale di lavoro (CNL). A fine settembre 2014 sarà pronto il documento da porre in consultazione.
Infine il DEFR ha istituito un gruppo di lavoro che, con la partecipazione delle parti sociali e dei cantoni, attualmente sta esaminando la possibilità di emanare un CNL in caso di abusi e altre misure destinate ai rami in cui le relazioni tra partner sociali non funzionano.
2. Stando alle cifre relative all'aiuto sociale pubblicate dall'Ufficio federale di statistica, nel 2012 sui circa 173 000 beneficiari dell'aiuto sociale (18-64 anni), 40 399 persone (apprendisti esclusi) esercitavano un'attività lucrativa, 8414 delle quali (21 per cento) a tempo pieno. Nel 2012 le persone attive a tempo pieno che usufruivano dell'aiuto sociale rappresentavano meno dell'1 per cento del totale dei lavoratori attivi a tempo pieno. In base ai dati statistici in nostro possesso non è dato sapere se questa dipendenza era dovuta a un salario basso oppure a motivi di ordine famigliare.
Uno degli obiettivi dichiarati dell'aiuto sociale è promuovere l'integrazione sociale e il reinserimento professionale. Di conseguenza è perfettamente auspicabile che le persone che ricevono l'aiuto sociale continuino a lavorare, anche a tempo pieno. Spesso l'attività lucrativa è una soluzione affinché le persone coinvolte si stacchino dall'aiuto sociale. Nel 2012 un caso di aiuto sociale su tre ha potuto essere chiuso grazie al miglioramento della situazione economica della persona in questione.
Alla luce di quanto appena descritto, il Consiglio federale ritiene che attualmente, oltre ai suddetti lavori in corso, non servano misure supplementari per rialzare i salari bassi.
Risposta del Consiglio federale.