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20.3076 · Mozione · 2020-03-09

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

La Confederazione limiti l'accesso dei lavoratori provenienti dalle Regioni e dalle Provincie italiane isolate verso il Canton Ticino, alle sole figure professionali indispensabili. Tra queste si annoverano ad esempio gli addetti del settore sociosanitario. La Confederazione inviti queste persone a rimanere sul nostro territorio a tempo indeterminato, rinunciando così al rientro giornaliero e settimanale, al fine di non divenire dei vettori, spesso inconsapevoli, del Coronavirus.

Begründung

Il Governo italiano ha "chiuso" la Regione Lombardia e 14 provincie. Il rischio che il Coronavirus si propaghi ulteriormente è altissimo. La mobilità in questi luoghi è stata limitata al massimo e si potrà entrare ed uscire solo per gravi motivi. I casi positivi totali in Italia sono ora 7375, i morti 366 e i guariti 622. In Lombardia si sono registrati 113 decessi in 24 ore. Questi dati oggettivi, accanto ai casi già registrati in Ticino e in continuo aumento, bastano a evidenziare, se ce n'era ancora bisogno, quanto sia ora fondamentale far sì che la Confederazione eserciti la sua competenza sulle nostre frontiere. Solo chi è strettamente necessario, leggi indispensabile, al nostro Cantone e alla sua popolazione deve poter entrare sul nostro territorio. E restarci. Penso in particolare agli addetti nel nostro settore sociosanitario e a poche rare altre eccezioni. E fondamentale evitare che dalle zone messe in emergenza sanitaria dallo stesso Governo italiano entrino tutti i giorni vettori, magari inconsapevoli, del virus. Vi é infatti una contraddizione flagrante tra le misure prese dal Governo italiano per evitare la diffusione della malattia a due passi dai nostri confini, restringendo di fatto drasticamente la mobilità nelle zone del contagio, e il libero accesso al nostro territorio. Fortunatamente molte ditte si sono già organizzate con il telelavoro. 70 000 persone che entrano ed escono tutti i giorni dal nostro Cantone e si dirigono in zone contagiate sono un rischio che non possiamo permetterci e a cui non vogliamo e non dobbiamo esporre la nostra popolazione.

Noi tutti comprendiamo le esigenze dell'economia, che comunque non intende certo indebolire le misure a protezione dei ticinesi, ma qui vi é in gioco la salute pubblica di tutto un Cantone e la propagazione del contagio anche al resto della Svizzera.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Il 13 marzo 2020 il Consiglio federale ha deciso, in sintonia con le disposizioni determinanti del codice frontiere Schengen, di ripristinare fino a nuovo avviso i controlli alla frontiera con l'Italia e di procedere a restrizioni d'entrata. Ha poi inasprito ulteriormente tali restrizioni estendendo gradualmente i controlli alla frontiera a tutti i Paesi ad eccezione del Liechtenstein. Conformemente a queste misure, in linea di massima possono entrare in Svizzera soltanto le persone che rientrano nelle categorie seguenti: i cittadini svizzeri, le persone in possesso di un titolo di soggiorno svizzero o i frontalieri per motivi professionali. Queste misure rispecchiano le restrizioni di movimento introdotte nei Paesi limitrofi allo scopo di frenare la diffusione del coronavirus, proteggere la popolazione in Svizzera e salvaguardare le capacità del nostro sistema sanitario.

Anche se l'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) permette, per motivi di ordine, sicurezza e salute pubblici, di limitare i diritti conferiti, il Consiglio federale ha consapevolmente rinunciato ad autorizzare l'entrata soltanto a determinate categorie professionali di frontalieri. Infatti, oltre al settore sanitario e sociale, anche altri settori in Svizzera dipendono in ampia misura dai frontalieri. Il 16 marzo 2020, proclamando la situazione straordinaria ai sensi della legge sulle epidemie (RS 818.101), il Consiglio federale ha disposto la chiusura di tutti i negozi, ristoranti e bar, nonché delle strutture ricreative e per il tempo libero. Questa decisione ha comportato anche la diminuzione del numero di frontalieri in entrata e in uscita, visto che molti di loro lavorano in questi settori. Il 29 aprile 2020 il Consiglio federale ha deciso di allentare in maniera progressiva le restrizioni d'entrata parallelamente alla graduale riapertura della vita economica. In una prima fase, dall'11 maggio 2020 saranno trattate le domande di lavoratori dell'UE/AELS e di Paesi terzi presentate rispettivamente prima del 25 o del 19 marzo. Se la situazione epidemiologica lo consentirà, in una seconda fase potranno essere trattate tutte le domande di lavoratori UE/AELS effettivamente in grado di esercitare la loro attività in Svizzera.

L'ALC prevede che i frontalieri devono ritornare almeno una volta alla settimana al luogo del proprio domicilio all'estero (art. 7 par. 1 in fine allegato I ALC). L'esecuzione di questo accordo compete alle autorità cantonali preposte al mercato del lavoro e alla migrazione, che possono, in singoli casi, rinunciare all'obbligo di ritorno al luogo di domicilio se i controlli di frontiera ostacolano eccessivamente o impediscono di fatto l'esercizio dell'attività. Il Consiglio federale continua a monitorare attentamente la situazione.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.