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21.4558 · Interpellanza · 2021-12-16

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Le misure appena decise dal Consiglio federale per arginare la nuova ondata pandemica mancano ancora una volta di coerenza. In più, esse discriminano i cittadini svizzeri rispetto ai frontalieri. In particolare per quel che riguarda i requisiti posti per entrare nel nostro Paese.

Infatti, dal 6 dicembre i cittadini elvetici che volessero recarsi in un Paese UE a noi confinante, ma fuori da quelle che sono definite regioni di confine, per poter tornare in patria dovranno presentare un test PCR negativo, compilare un modulo d'entrata e poi sottoporsi ad un secondo test tra i 4 ed i 7 giorni dopo il rientro, comunicando tutti i risultati al Cantone.

Anche i vaccinati ed i guariti dovranno sottoporsi ai test, pagandoseli di tasca propria.

Per contro, i frontalieri - poiché residenti nella fascia di confine - continueranno ad entrare in Svizzera liberamente. Senza alcun controllo e senza bisogno di presentare tamponi negativi. Anche se prima di arrivare in Svizzera avessero trascorso un mese in Sudafrica.

I cittadini elvetici vengono dunque discriminati, dal loro governo, rispetto ai frontalieri. Questo non è accettabile.

Chiedo al Consiglio federale:

- È intenzione del Consiglio federale far cessare immediatamente la discriminazione dei cittadini svizzeri che rientrano al loro paese rispetto ai frontalieri? Oppure il Consiglio federale insiste nel privilegiare i frontalieri?

- Come intende il Consiglio federale verificare che chi entra in Svizzera in automobile o in treno asserendo di arrivare da una regione di confine (quindi senza obbligo di tamponi) venga effettivamente dalla località dichiarata? Il viaggiatore potrebbe infatti essere stato, ad esempio, a Roma, e sostenere di provenire invece da Milano per eludere tamponi e formulari.

- Perché chi si è vaccinato, e dunque ha fatto il proprio dovere nel combattere la pandemia, deve pagare i due test di rientro di tasca propria, al pari di chi ha invece rifiutato il vaccino? Non ritiene il Consiglio federale che in questo modo si frustrino ulteriormente i vaccinati, danneggiando una campagna vaccinale già claudicante?

- Se la Svizzera non avesse iniziato in ritardo la somministrazione delle terze dosi, le restrizioni ai danni dei viaggiatori elvetici ed altre limitazioni presenti e future si sarebbero potute evitare?

Stellungnahme des Bundesrates

1. e 3. Nelle regioni di confine, i frontalieri forniscono un contributo essenziale al mantenimento dell'operatività di infrastrutture critiche, in particolare nel settore sanitario o lungo la catena di approvvigionamento alimentare. Con la decisione di esentarli dai provvedimenti sanitari di confine, il Consiglio federale tiene conto dell'intenso scambio economico, sociale e culturale che ha luogo nelle zone di frontiera. Al contempo, a fronte della comparsa della variante Omicron, i provvedimenti sanitari di confine nei confronti delle persone che entrano in Svizzera erano inizialmente necessari per rallentare il più possibile la diffusione di questa variante contagiosa del virus nel nostro Paese. Questi provvedimenti di protezione sono stati successivamente revocati con decisione del 16 febbraio 2022. Per gli Stati limitrofi non vi sono più limitazioni all'entrata in Svizzera.

Durante una pandemia, i viaggiatori devono sempre aspettarsi modifiche delle disposizioni d'entrata, sia in Svizzera che all'estero. Vista la situazione, il Consiglio federale ritiene giusto che i viaggiatori paghino di tasca propria i test richiesti. Poiché è scientificamente provato che la variante Omicron può parzialmente aggirare la protezione vaccinale, fino al 21 gennaio 2022 anche le persone completamente vaccinate, con o senza richiamo, erano soggette all'obbligo del test.

2. L'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) può controllare a campione e in base ai rischi se le persone che entrano in Svizzera in automobile o in treno dispongono del risultato negativo di un test e se i loro dati di contatto sono stati registrati. In questo contesto i collaboratori dell'UDSC dipendono dalle informazioni fornite dai viaggiatori. I bagagli o la merce eventualmente acquistata all'estero possono fornire indicazioni supplementari sul luogo del soggiorno. Nell'ottica di impedire una diffusione transfrontaliera del coronavirus, sono tuttavia in primo luogo i viaggiatori ad avere il dovere di attuare i provvedimenti sanitari di confine, a prescindere dal fatto che siano o meno sottoposti a controllo. Un controllo sistematico di tutti i viaggiatori sembra essere sproporzionato rispetto al comportamento responsabile dei viaggiatori provenienti dai Paesi vicini.

4. Prima della comparsa della variante Omicron, non c'erano indizi che la protezione vaccinale delle persone completamente vaccinate, in particolare contro la variante Delta, diminuisse in modo marcato pochi mesi dopo l'immunizzazione di base. Con la comparsa, nel novembre 2021, della variante Omicron, si sono rese necessarie misure di protezione urgenti. I dati allora disponibili fornivano prove sufficienti che la nuova variante, a differenza della variante Delta, potesse aggirare la protezione vaccinale. Si è tuttavia rilevato che, almeno a breve termine, la protezione vaccinale aumenta in modo significativo dopo la vaccinazione di richiamo. Pertanto, dal 26 novembre 2021 la Commissione federale per le vaccinazioni (CFV) e l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) raccomandano la vaccinazione di richiamo a partire da sei mesi dopo l'immunizzazione di base a tutte le persone dai 16 anni per Pfizer e dai 18 per Moderna. Il 21 dicembre 2021, l'intervallo tra la conclusione dell'immunizzazione di base e la vaccinazione di richiamo è stato ridotto a quattro mesi.

Risposta del Consiglio federale.