22.3653 · Interpellanza · 2022-06-15
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Dal 2006 la Costituzione federale sancisce l'equivalenza tra formazione professionale e formazione accademica e impegna la Confederazione e i Cantoni a fare in modo che le vie della formazione generale e quelle della formazione professionale trovino un riconoscimento equivalente nella società.
Tale obiettivo è ben lungi dall'essere raggiunto. Secondo il mondo economico, infatti, la formazione professionale non riesce più ad attirare i migliori talenti anche a causa dello scarso riconoscimento sociale di cui gode. L'opinione pubblica la considera spesso un'opzione per i giovani con uno scarso rendimento scolastico. Non di rado, poi, le scuole presentano la formazione professionale come una scelta di serie B mentre gli studi universitari sono elevati a standard di riferimento. In quest'ottica, persino la campagna "Inizia come ... diventa ..." di Formazioneprofessionaleplus, concepita con le migliori intenzioni, risulta problematica perché lascia intendere implicitamente che, per avere successo, il tirocinio deve essere seguito da una formazione di livello terziario.
Le cause di questo processo apparentemente inarrestabile sono molteplici, tra queste la presenza di statistiche sbilanciate, che analizzano la formazione professionale di base in maniera poco coerente rispetto alla formazione universitaria.
Infatti, mentre i dati sulle interruzioni dei tirocini, attualmente al 20 per cento, vengono pubblicati ogni anno con ampio risalto nei media e con tanto di accurata descrizione di ogni singolo parametro, quelli sulle interruzioni degli studi e sulla percentuale di bocciature in ambito accademico sono molto più scarsi. Pertanto, l'economia chiede che vi sia una statistica equilibrata.
I giovani non devono essere spinti a iscriversi all'università senza essere informati sui rischi di questo percorso. Devono sapere che potrebbero finire per cambiare indirizzo o interrompere gli studi, non superare gli esami e persino essere costretti a ritirarsi. Inoltre, devono sapere quali potrebbero essere le conseguenze a livello psicologico nel caso in cui fallissero gli studi e si ritrovassero a quasi 30 anni senza nessun titolo formativo.
Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti.
1. Condivide l'opinione secondo cui la formazione generale e la formazione professionale sono ben lungi dall'avere lo stesso riconoscimento nella società? In caso affermativo, quali misure e quali attività intende adottare e quanti fondi pensa di stanziare per raggiungere questo obiettivo?
2. Perché l'Ufficio federale di statistica pubblica i dati sull'interruzione dei tirocini e non - come per le scuole universitarie - quelli sulle persone che portano a termine con successo la formazione, che nel caso dei tirocini ammonta all'80 per cento?
3. Perché non viene svolta regolarmente una statistica sulle interruzioni degli studi nelle scuole universitarie svizzere? Le ultime analisi sistematiche risalgono al 1996 e al 2005?
4. Perché le analisi del "Rapporto sul sistema educativo svizzero" dedicate alle interruzioni degli studi si basano su studi di coorte, anziché utilizzare i dati degli uffici che si occupano di esami e immatricolazioni presso le università?
5. Il Consiglio federale è d'accordo sul fatto che una statistica equilibrata, che illustri in maniera trasparente i dati sulle promozioni e sulle bocciature nella formazione generale e in quella professionale, potrebbe contribuire ad aumentare il prestigio del tirocinio?
6. Il Consiglio federale condivide l'opinione che sia necessario effettuare regolarmente studi a lungo termine in materia di percorsi formativi, successi scolastici e prospettive salariali?
Stellungnahme des Bundesrates
1) Il riconoscimento equivalente della formazione generale e della formazione professionale nella società è uno degli orientamenti strategici degli obiettivi comuni della Confederazione e dei Cantoni in materia di politica della formazione per lo spazio formativo svizzero, approvati per la prima volta nel 2011 e da allora periodicamente aggiornati (l'ultima volta nel 2019). È importante che l'equivalenza dei percorsi formativi venga percepita e compresa dall'opinione pubblica, in particolare dai giovani e dai loro genitori. Per farlo è necessario che il sistema della formazione professionale funzioni in maniera efficiente e offra corsi interessanti, garantendo diverse opportunità di carriera e un'elevata permeabilità. Il livello terziario non comprende solo le scuole universitarie ma anche la formazione professionale superiore; pertanto la formazione professionale permette di conseguire una vasta gamma di qualifiche anche a un livello superiore. In questa prospettiva, la Confederazione contribuisce ai costi pubblici della formazione professionale nella misura del 25 per cento (valore indicativo). Oltre a questo finanziamento di base, sostiene diverse misure che puntano a rendere più attrattiva la formazione professionale, come ad esempio i campionati delle professioni o il finanziamento delle fiere regionali delle professioni, che permettono ai giovani e ai loro genitori di conoscere da vicino il funzionamento del tirocinio. L'edizione 2022-2024 della campagna Formazioneprofessionaleplus.ch, finanziata dalla Confederazione, si rivolgerà in maniera particolare ai genitori, informandoli sulle opzioni offerte dalla formazione professionale.
2) L'Ufficio federale di statistica (UST) non pubblica "i dati sull'interruzione dei tirocini" bensì i dati sulla disdetta dei contratti di tirocinio, sulla ripresa di una formazione professionale e sullo stato di certificazione. Dall'analisi dello stato di certificazione emerge, ad esempio, che nel 2020 circa il 90 per cento dei giovani della coorte 2015 ha superato con successo la procedura di qualificazione. Inoltre, con la pubblicazione del tasso di diplomati nella formazione professionale di base, l'UST richiama l'attenzione sui buoni risultati ottenuti dagli apprendisti.
3) Le interruzioni degli studi nelle scuole universitarie, l'andamento e le cause di questo fenomeno vengono costantemente monitorati. Nello studio del 2013 intitolato "Studienabbrüche an Schweizer Universitäten" (www.skbf-csre.ch > Bildungsforschung > Publikationen) il Centro svizzero di coordinamento della ricerca educativa (CSRE) ha presentato una ricerca approfondita sulle interruzioni degli studi presso le università svizzere nelle coorti comprese tra il 1975 e il 2008. Inoltre, l'UST pubblica alcuni studi longitudinali nel settore formativo che monitorano le transizioni e i percorsi nel livello terziario, mentre il Rapporto sul sistema educativo svizzero, che esce ogni quattro anni, contiene anch'esso un'analisi approfondita delle interruzioni degli studi nelle nostre università. Infine, la situazione viene monitorata dal Consiglio delle scuole universitarie, organo supremo nazionale in materia di politica universitaria.
4) L'analisi di una coorte (gruppo di persone che inizia gli studi nello stesso momento) permette di sapere se, dopo un certo numero di anni, queste persone hanno conseguito un titolo oppure hanno abbandonato gli studi. Non c'è contraddizione tra i dati dell'UST e del Rapporto sul sistema educativo, da una parte, e quelli sulle immatricolazioni nelle scuole universitarie, dall'altra, dal momento che i primi si basano sistematicamente sui secondi. Ad esempio, anche gli studi menzionati nel Rapporto sul sistema educativo si basano sui dati concernenti le immatricolazioni forniti dalle università. Tuttavia, solo incrociando i dati di diversi istituti, come fa l'UST, è possibile sapere se uno studente ha abbandonato gli studi definitivamente o se ha semplicemente cambiato ateneo. Infatti, la scuola universitaria nella quale avviene l'exmatricolazione non dispone di questa informazione.
5/6) La ricerca sulla formazione professionale, le rilevazioni statistiche e gli studi longitudinali sono tutti strumenti che consentono di acquisire know how a livello gestionale e di individuare alcuni aspetti del sistema potenzialmente migliorabili. I dati ottenuti con questi strumenti vengono sistematicamente analizzati affinché i partner responsabili siano in grado di adottare e realizzare eventuali misure. Il Rapporto sul sistema educativo svizzero, pubblicato con cadenza quadriennale, rappresenta una base importante per l'elaborazione del messaggio ERI, che il Consiglio federale sottopone al Parlamento ogni quattro anni.
Risposta del Consiglio federale.