23.3873 · Interpellanza · 2023-06-15
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Nel suo rapporto esplicativo concernente la revisione della legge federale sulla cartella informatizzata del paziente (LCIP), il Consiglio federale osserva che il processo di apertura della CIP deve essere strutturato in modo più efficiente e che gli ostacoli vanno ridotti. Per questo motivo, propone nuove possibilità per il consenso digitale (art. 3 LCIP) in alternativa alla firma autografa. È dunque lecito chiedersi se, oltre a queste, anche il certificato Covid tuttora disponibile non possa servire a ridurre gli ostacoli in questione. In Svizzera, oltre sei milioni di persone dispongono di un certificato Covid digitale e per ottenerlo hanno dovuto identificarsi più volte presentando un documento d’identità ufficiale. È quindi ragionevole sfruttare questo enorme potenziale per l’apertura di una CIP con l’opzione opt-in, informando gli utenti di questa possibilità. Un’altra via percorribile, già intrapresa da alcuni Cantoni, consiste nel trasformare il certificato in una piattaforma vaccinale digitale integrabile nella CIP. Soprattutto dopo il fallimento della piattaforma lemievaccinazioni.ch, un suo simile uso sarebbe oltremodo auspicabile.
A questo proposito, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. Condivide il parere che il certificato Covid abbia un grande potenziale per semplificare l’apertura digitale di una CIP, sostituire il consenso autografo o una firma elettronica qualificata e raggiungere in questo modo un numero maggiore di utenti?
2. È disposto a valutare, nel quadro della revisione della LCIP in corso, se il certificato Covid possa essere utilizzato per l’apertura digitale di una CIP?
Stellungnahme des Bundesrates
1. / 2. Il Consiglio federale condivide l’opinione che l’apertura digitale di una cartella informatizzata del paziente (CIP) debba essere semplificata. Al momento, per aprire una CIP è necessario il consenso mediante firma autografa o firma elettronica qualificata (FEQ), conformemente alla legge sulla firma elettronica (RS 943.03). Tuttavia, la limitazione alla FEQ applicata finora e la scarsa diffusione di quest’ultima non hanno permesso in molti casi di garantire un processo di apertura della CIP interamente elettronico e quindi più efficiente. Pertanto, il 6 settembre 2023 il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente la revisione della legge federale sulla cartella informatizzata del paziente (LCIP; RS 816.1). Oltre agli aiuti finanziari transitori per le comunità di riferimento, il disegno di legge prevede nuove possibilità di consenso digitale per l’apertura di una CIP, che permetteranno di effettuare l’intero processo in forma elettronica. Con la nuova normativa, i pazienti identificati in modo inequivocabile potranno per esempio rilasciare il proprio consenso digitale per l’apertura della CIP su un sito web protetto. Questa soluzione sarà coordinata con le comunità di riferimento e con i servizi di certificazione.
La possibilità di avvalersi del certificato COVID era già stata valutata a fondo in precedenza, ma ha dovuto purtroppo essere accantonata. Bisogna infatti considerare che i dati registrati in una CIP sono dati personali degni di particolare protezione. Occorre quindi evitare per quanto possibile che siano utilizzati in modo improprio, assicurandosi che il consenso alla gestione della CIP sia stato fornito effettivamente dalla persona legittimata. Il certificato COVID contiene soltanto informazioni minime e verificate sommariamente (nome e cognome, data di nascita) ed è significativo solo in combinazione con la relativa infrastruttura e con l’app mobile di verifica. È inoltre valido soltanto dietro presentazione di un documento d’identità. Infine, l’infrastruttura è già stata disattivata e il certificato COVID non può più essere utilizzato. Le basi legali contenute nella legge COVID-19 (RS 818.102) saranno abrogate soltanto il 30 giugno 2024. Tuttavia, il 10 maggio 2023 il Consiglio federale aveva deciso di non prorogare la validità dell’ordinanza sui certificati COVID-19 (RS 818.102.2) quale base legale per il funzionamento del sistema, a condizione che non fosse prorogata quella dei regolamenti dell’UE riguardanti l’EU DCC. Analogamente a questi ultimi, scaduti in giugno, l’ordinanza sui certificati COVID-19 è scaduta il 31 agosto 2023. Nel frattempo il sistema per i certificati COVID messo a disposizione dalla Confederazione è stato definitivamente disattivato e l’infrastruttura tecnica smantellata. Dal 1° settembre 2023 non è più possibile emettere certificati COVID.
Nonostante l’approccio proposto dall’autrice dell’interpellanza possa sembrare promettente, il Consiglio federale non vede purtroppo alcuna possibilità d’impiegare ragionevolmente il certificato COVID ai fini di semplificare l’apertura digitale di una CIP.