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96.3676 · Postulato · 1996-12-13

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Le cosiddette misure di razionalizzazione messe in opera dalle aziende equivalgono in realtà a soppressioni di posti di lavoro, giustificate dalla necessità di ridurre i costi di produzione: il lavoro è diventato troppo caro, sia perché il progresso tecnologico rende superflua l'utilizzazione di manodopera in molti settori, sia perché altri paesi offrono il lavoro a prezzi molto più bassi.

In tale contesto, una delle strade da imboccare per la ricerca di soluzioni al problema della disoccupazione deve consistere nel tentare di rendere il lavoro meno caro e quindi più attrattivo. Un semplice ribasso generalizzato degli stipendi è una possibilità, ma provoca un calo del tenore di vita ed una diminuzione del consumo, ossia degli effetti negativi tanto sul piano sociale quanto su quello economico.

Noi siamo del parere che una riduzione di una parte dei contributi sociali sul costo del lavoro sia una risposta più adeguata, considerati i cambiamenti profondi che influenzano al giorno d'oggi il sistema di produzione. Si tratta, in particolare, di finanziare in maniera diversa la partecipazione del datore di lavoro alle assicurazioni sociali (circa 20 percento secondo i settori economici e le regioni). Chiediamo quindi al Consiglio federale di studiare riforme legali atte a diversificare quanto più possibile le fonti di finanziamento delle assicurazioni e delle prestazioni sociali, allo scopo di attutirne l'incidenza sul costo del lavoro. L'obiettivo perseguito è quello di rendere il lavoro più attrattivo agli occhi degli imprenditori nonché di mettere in atto politiche economiche e sociali coerenti.

Begründung

La globalizzazione dei mercati e della produzione, la rivoluzione nel settore delle comunicazioni e l'innovazione tecnologica in generale provocano mutamenti che stanno modificando profondamente la nostra società come in particolare lo sgretolamento del ruolo centrale del lavoro in seno al modello di sviluppo economico e sociale. Il lavoro tende infatti sempre più a diventare una variabile come le altre della funzione di produzione delle nostre aziende. Numerosi posti di lavoro diventano fragili, obsoleti e cari perché sostituibili. Di conseguenza la crescita economica non porta più necessariamente ad una crescita del numero di posti di lavoro; il tentativo di rilanciare la prima, mettendo in atto per esempio politiche di deregolamentazione o lanciando investimenti statali anticongiunturali, rischia di non produrre più il risultato atteso, cioè la creazione di nuovi impieghi. Per questo motivo si devono cercare in altre direzioni le soluzioni alla crisi del mercato del lavoro.

Una consiste nel rendere il lavoro più attrattivo modificando il sistema dei prelevamenti sociali che al giorno d'oggi poggiano esclusivamente sul lavoro stesso. Questi devono essere sostituiti da altre forme di prelevamento su altre componenti del valore aggiunto della crescita economica. Infatti, è preferibile mantenere gli stipendi reali e favorire l'occupazione diminuendo il peso dei carichi sociali, piuttosto che diminuire il reddito del lavoro. Quest'ultima soluzione presenta vari inconvenienti: non solo implica un calo del tenore di vita, il che equivale a sostituire un male con un altro, ma inoltre penalizza la prestazione lavorativa. Per questo motivo si deve intervenire piuttosto sulla parte dei salari costituita dai contributi del datore di lavoro alle assicurazioni sociali. All'estero si possono osservare modelli politici orientati nello stesso senso. Il sistema olandese prevede per esempio un alleggerimento dei carichi sociali per i datori di lavoro che assumono giovani o disoccupati.

Diversificando le componenti del prodotto nazionale lordo sottoposte ai prelevamenti sociali, si fraziona lo svantaggio economico che questi generano invece di farlo sopportare dalla sola componente lavoro. Ciò è molto importante in quanto, a causa dell'evoluzione demografica e della precarietà dell'occupazione, la pressione degli oneri sociali sul lavoro tende piuttosto ad aumentare.

Va sottolineato che tale cambiamento nella politica di finanziamento delle assicurazioni sociali, garantito del lavoro, si rivela ugualmente utile e perfino necessario se si vuol garantire a lungo termine questo finanziamento. Infatti, il nostro sistema di sicurezza sociale si basa sull'ipotesi della piena occupazione e della stabilità del lavoro. Se il lavoro diventa una variabile, la crisi del sistema è inevitabile. Bisogna quindi che il legame tra lavoro e socialità non sia più così stretto.

Altre persone hanno già affrontato tali questioni. Citerò a titolo d'esempio la mozione del 2 febbraio 1995 del gruppo radicale-democratico riguardante l'11a revisione dell'AVS o l'iniziativa popolare del partito ecologista depositata il 22 novembre 1994, intitolata "Per garantire l'AVS - tassare l'energia e non il lavoro!". Nella prima spicca l'idea di finanziare l'AVS con la parte di IVA che la costituzione riserva a tale scopo, invece di aumentare i prelievi effettuati sui salari. La seconda propone di finanziare le assicurazioni sociali con una tassa sull'energia destinata a ridurre i contributi dei salariati e dei datori di lavoro.

Il nostro postulato tuttavia si incentra su altri argomenti, poiché mira a trovare una risposta alla domanda "come rendere il lavoro più attrattivo" tendendo conto dei mutamenti che modificano il ruolo del lavoro nella nostra società. La mozione radicale invece intende piuttosto preservare il sistema di produzione dagli effetti negativi dei bisogni finanziari più elevati dell'AVS, mentre l'iniziativa ecologista sembra piuttosto voler semplicemente giustificare l'introduzione di una tassa sull'energia. D'altra parte il presente postulato chiede al Consiglio federale di cercare ogni possibilità atta ad alleggerire il peso degli oneri sociali sul lavoro e infine di integrare tali possibilità ad una impostazione complessiva del problema e non di escogitare una soluzione puntuale ad un problema settoriale.

Antrag des Bundesrates

Accogliere