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00.3704 · Interpellanza · 2000-12-14

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

La presente interpellanza solleva domande legittime e tratta aspetti importanti della

politica fiscale a lungo termine. Purtroppo, nel quadro della risposta all'intervento non

è possibile fornire soluzioni definitive a tutte queste domande fondamentali che

hanno ripercussioni anche nel futuro.

La Costituzione federale (Cost.) disciplina in modo esaustivo la sovranità fiscale della

Confederazione. La Confederazione può quindi riscuotere un'imposta soltanto se è

autorizzata dalla Costituzione. La Confederazione ha il diritto esclusivo di

imposizione sulla maggioranza delle imposte federali.

Per contro, i Cantoni sono liberi di riscuotere ogni tipo di imposte, sempre che il

diritto federale non lo vieti loro espressamente.

La Costituzione autorizza la Confederazione a riscuotere le seguenti imposte:

- Imposta federale diretta

- Imposta sul valore aggiunto

- Imposta preventiva

- Tasse di bollo

- Imposte speciali sul consumo (tabacco, birra, bevande distillate; automobili)

- Dazi

- Tassa sul traffico pesante e quella per l'utilizzazione delle strade nazionali.

Anche i contributi alle assicurazioni sociali, almeno nelle classi di reddito più alte,

hanno il carattere d'imposta. Vi si aggiungono le tasse d'incentivazione. Sia il

Consiglio federale che la recente giurisprudenza nonché eminenti autori vedono nella

specifica competenza costituzionale una base sufficiente per l'introduzione di

corrispondenti tasse d'incentivazione attraverso leggi. Si pensi in particolare alle

tasse d'incentivazione nell'ambito della protezione dell'ambiente.

1.- Il Consiglio federale ha già definito i punti principali della sua strategia finanziaria

nelle Linee direttive delle finanze federali (LD) del 4 ottobre 1999 e ha definito una

serie di principi d'imposizione. Ad esempio, le LD prevedono che il sistema fiscale

contribuisca a preservare a lungo termine le basi vitali naturali. Per concretizzare

questo obiettivo si era previsto un "Nuovo ordinamento finanziario con incentivi

ecologici". Oltre al lavoro, al consumo e al capitale si sarebbe dovuto imporre anche

l'energia per creare, da un lato, nuovi incentivi volti a preservare le risorse naturali e,

dall'altro, per ampliare la base d'imposizione. Era inoltre previsto di utilizzare i

proventi dell'imposizione dell'energia per compensare l'aumento delle trattenute sul

salario.

Il 24 settembre 2000 popolo e Cantoni hanno chiaramente respinto la norma di base,

sulla quale avrebbe dovuto basarsi il nuovo regime finanziario federale

comprendente incentivazioni ecologiche. In occasione della stessa votazione sono

inoltre state respinte la tassa di incentivazione per le energie rinnovabili e l'iniziativa

solare. Per motivi di ordine politico, il Consiglio federale ha quindi rinunciato a

presentare, nel corso della presente legislatura, un nuovo articolo costituzionale per

un trasferimento dell'onere fiscale verso l'energia. Esso non presenterà nessun

nuovo progetto concernente la norma di base con il nuovo regime finanziario

federale 2007. La questione di un trasferimento dell'onere fiscale verso l'energia

potrà essere nuovamente esaminata soltanto fra parecchi anni. Anzitutto, dovranno

essere raccolte esperienze con la legge sul CO2. Un'eventuale tassa sul CO2 potrà

essere introdotta il più presto nel 2004. A questo proposito, il Consiglio federale

procederà a una prima valutazione della situazione presumibilmente nel corso del

2002.

2.- Il nostro sistema fiscale - come giustamente menzionato nell'interpellanza - è

essenzialmente incentrato sul reddito. Tuttavia, su questo punto esso non si

distingue quasi da altri Stati paragonabili dell'OCSE. Inoltre, la nozione di reddito è

definita molto ampiamente nel diritto fiscale della Confederazione e dei Cantoni.

Infatti, la totalità dei proventi, periodici ed unici, sottostà all'imposta sul reddito.

Neppure una nuova definizione del lavoro cambierebbe qualcosa.

a) Le nuove tecnologie d'informazione e di comunicazione rappresentano anche

per il fisco un'autentica sfida da prendere seriamente. Ciò vale non soltanto

per il nostro Paese, bensì anche per gli Stati nell'ambito internazionale.

L'assenza di confini virtuali del commercio elettronico rende indispensabile

definire, attraverso condizioni quadro ampiamente sorrette a livello

internazionale, i principi d'imposizione applicabili per questo sistema di

rapporti d'affari. In questo settore le soluzioni individuali non hanno

sicuramente successo. La Svizzera sostiene quindi gli sforzi compiuti dal

Comitato degli affari fiscali dell'OCSE e da altri organi internazionali come

l'AELS e l'UE nella creazione di condizioni quadro sul piano internazionale per

l'imposizione del commercio elettronico.

b) Dall'interpellanza si può leggere il desiderio di spostare il peso

dell'imposizione dal reddito al consumo. Le LD riconoscono che sia l'ammontare

dell'onere fiscale sia la struttura del sistema fiscale sono fattori importanti per la

piazza economica. Quindi si dovrà dare più peso all'imposizione indiretta per poter

mantenere più basse le imposte dirette. Il pacchetto di misure fiscali 2001 costituisce

un importante passo in questa direzione poiché il progetto del Consiglio federale

prevede di ridurre l'imposta federale diretta sul reddito della coppia e della famiglia

per un importo complessivo di circa 1,3 miliardi di franchi.

c) Le LD postulano tuttavia chiaramente che si deve rafforzare l'attrattiva della

piazza economica del nostro Paese, in primo luogo riducendo il più possibile

l'onere fiscale generale. Per contro, lo studio sangallese "Un nuovo diritto fiscale per

la Svizzera", pubblicato nel novembre del 2000, pone l'accento su altri fattori. Tale

studio si basa, in effetti, sull'ipotesi che le ripercussioni di un regime fiscale sulla

crescita economica e sull'occupazione non dipendano tanto dall'ammontare

dell'aliquota d'imposta e dalla quota delle uscite dello Stato, bensì molto più dalla

struttura dell'onere fiscale. In quest'ottica, lo studio raccomanda di diminuire le

imposte a carico delle imprese a scapito delle imposte a carico delle persone fisiche.

Per le persone fisiche, lo studio propone di far vertere maggiormente l'imposizione

fiscale sul momento del consumo, aumentando le imposte indirette e calcolando

l'imposta sul reddito sempre più in funzione dell'ammontare del consumo. Le

proposte di riforma di questo studio sono dettagliate ed essenziali. Esse meritano

una discussione più approfondita. Tuttavia, prima di trattare le questioni di

sistematica e di tecnica fiscale, bisogna stabilire la plausibilità dal profilo economico

delle affermazioni in esso contenute. Non bisogna tuttavia sottovalutare il tempo

necessario a uno studio del genere. Gli eventuali progetti di riforma che ne

potrebbero scaturire non saranno certamente pronti così presto da poter essere

discussi insieme al nuovo regime finanziario 2007. Il dibattito a questo proposito

dovrebbe tuttavia essere condotto, insieme a quello sui temi sollevati nella presente

interpellanza, dopo che saranno state esaminate le conseguenze economiche di

questo studio.

3.- Un altro punto centrale delle LD è di conseguire un sistema fiscale sistematico e

chiaro mediante semplificazioni. A tale scopo, si è previsto di completare

l'armonizzazione formale delle imposte, unificando le basi di calcolo e riducendo il

numero delle deduzioni. Quindi si tratta soprattutto di una semplificazione materiale.

Inoltre, bisogna esaminare se è possibile ridurre il numero delle imposte esistenti.

In effetti, il nostro sistema fiscale non è particolarmente chiaro. Il federalismo non

contribuisce certamente a creare maggiore chiarezza. Il Consiglio federale pensa

tuttavia che il sistema fiscale debba essere strutturato in modo tale che, a lungo

termine, ogni livello dello Stato possa finanziare le conseguenze delle proprie

decisioni.

4.- Le LD postulano anche il principio secondo il quale le imposte devono

soddisfare il principio della redditività. Questo principio esige che un'imposta non

debba soltanto garantire un gettito elevato a breve termine, ma anche un consistente

provento netto a lungo termine. Ad eccezione dei dazi doganali, finora tutte le

imposte federali rispettano questo principio. I loro proventi tendono ad aumentare

costantemente.

Ciò vale del resto anche per le tasse di bollo, in particolare per la tassa di

negoziazione. Nella misura in cui si tratti di mantenere l'attrattiva della nostra piazza

finanziaria e di arginare il rischio d'emigrazione degli affari borsistici, negli ultimi due

anni sono state prese le misure necessarie per la via della procedura urgente.

Proprio su questo punto le Camere federali hanno saputo mantenere i nervi saldi e

conservare una fonte di reddito lucrativa nel rispetto dell'equità fiscale e compatibile

con la concorrenza internazionale.

Risposta del Consiglio federale.