Lexipedia

19.4310 · Interpellanza · 2019-09-27

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Qualche tempo fa, la SSR e certi media hanno annunciato un progetto per la realizzazione di un login comune. Il progetto è volto a rafforzare l'offerta on line dei media svizzeri creando una banca dati sulla clientela per permettere di mirare meglio la pubblicità. Degli articoli più recenti annunciano la realizzazione del progetto che riunisce i gruppi Ringier, Tamedia, NZZ e CH-Media nonché la SSR. Quest'ultima, diversamente dai gruppi privati, non ha il diritto di ricorrere alla pubblicità mirata. I media di dimensioni più modeste non sono coinvolti.

Alla luce di tali constatazioni, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

1. Quali sono le conseguenze della partecipazione della SSR a questo progetto per quanto concerne i dati dei suoi utilizzatori? La SSR ha il diritto di trasmettere i dati dei suoi utenti a terzi?

2. Siamo sicuri che l'offerta della SSR resterà interamente accessibile senza login?

3. A livello di legge, di ordinanza o di concessione, esistono delle prescrizioni concernenti questo tipo di collaborazione tra la SSR e i gruppi mediatici privati?

4. I sostenitori del login comune affermano che tale login non servirà unicamente a mirare la pubblicità ma anche a proporre offerte giornalistiche su misura. Gli utilizzatori vedranno quindi degli articoli selezionati in base al loro comportamento. Questo fenomeno non fa altro che rafforzare le tendenze già note dei media sociali. Come valuta il Consiglio federale il rischio che la polarizzazione si rafforzi e che si creino bolle d'informazione?

5. Ritiene che una tale collaborazione tra la SSR e le imprese mediatiche sia opportuna considerato che non tutti i media possono o vogliono parteciparvi?

Stellungnahme des Bundesrates

Diversi gruppi mediatici svizzeri (Ringier, Tamedia, NZZ, CH Media e SSR) hanno annunciato che a partire da metà ottobre inviteranno i propri clienti a registrarsi se intendono accedere a offerte informative. Alla base di questi sforzi vi è l'intento di raccogliere i dati sull'utenza, il che tra l'altro permetterebbe ai gruppi mediatici di proporre alla loro clientela contenuti redazionali personalizzati e/o pubblicità personalizzata. Stando alle informazioni di cui dispone il Consiglio federale, molte domande in merito alla concreta attuazione del progetto sono ancora aperte.

Come ogni impresa anche la SSR è in linea di massima libera di esercitare le proprie attività entro i limiti concessi dall'ordinamento giuridico. Nel contesto in questione deve osservare in modo particolare le disposizioni della legge sulla protezione dei dati. Inoltre, diversamente dai gruppi mediatici, le è espressamente vietato di ricorrere alla pubblicità on line e alla pubblicità mirata a gruppi specifici. Per contro, né la legge federale sulla radiotelevisione (LRTV), né l'ordinanza sulla radiotelevisione (ORTV) o la concessione per la SSR (concessione SSR) contengono delle disposizioni sulla raccolta, il trattamento e la trasmissione dei dati degli utenti che potrebbero essere applicabili nel caso presente.

Alla luce di quanto esposto, il Consiglio federale risponde come segue alle domande poste dall'autore dell'interpellanza:

1. La SSR può trasmettere dati nel rispetto delle disposizioni del diritto in materia di protezione dei dati. Tuttavia, stando alle sue dichiarazioni, non scambierà dati nel quadro di questa alleanza.

2. Per il Consiglio federale l'accesso generale ai contenuti è un presupposto di base del servizio pubblico della SSR. Ciò significa che gli utenti anche senza login devono avere accesso a tutti i contenuti della SSR, (co-) finanziati con i proventi del canone radiotelevisivo.

Inoltre la SSR è libera di offrire ai propri utenti un valore aggiunto o servizi complementari per cui un login è posto come condizione. Un valore aggiunto può essere ad esempio una raccomandazione per un programma di un'altra regione linguistica. Un servizio complementare, secondo la SSR, può ad esempio essere l'utilizzazione dello streaming della SSR, ostacolato momentaneamente tramite geoblocking, per gli svizzeri che risiedono o soggiornano temporaneamente all'estero.

3. Né la LRTV, né l'ORTV né la concessione SSR dettano alla SSR esplicite prescrizioni per questa concreta alleanza o per altre simili cooperazioni. Tuttavia possono risultare condizioni derivanti da altre disposizioni; ad esempio dal diritto in materia di protezione dei dati o dal diritto sui cartelli.

4. L'impatto dei contenuti redazionali personalizzati dipende dalla loro struttura. Potenzialmente gli algoritmi possono sia limitare sia ampliare la pluralità delle offerte informative proposte agli utenti. Secondo lo stato attuale della ricerca, le teorie che predicono la creazione di bolle di filtraggio nell'ambito dei social media non hanno potuto essere finora provate empiricamente. Per contro, è sempre più evidente che l'utilizzo degli algoritmi mette gli utenti a contatto con contenuti più diversificati.

Diversamente dai gruppi mediatici privati, la SSR è tuttavia obbligata dalla concessione a proporre un'offerta che si distingue per la sua rilevanza, professionalità, indipendenza, varietà e accessibilità (art. 4 cpv. 1 concessione SSR). Il Consiglio federale ritiene che la SSR debba tenere in dovuta considerazione questa varietà anche nelle offerte personalizzate. E la SSR ha annunciato che nel processo di personalizzazione terrà conto della diversità dei contenuti di cui si fruisce ed eviterà che gli utenti vedano e sentano soltanto gli stessi temi, opinioni o formati.

5. Il Consiglio federale accoglie in linea di principio con favore le soluzioni adottate di comune intesa dal settore che rafforzano la piazza mediatica svizzera. Stando alle informazioni di cui dispone il Consiglio federale, l'alleanza è aperta ad altri gruppi mediatici svizzeri indipendenti. A queste condizioni e nell'ottica della cooperazione, secondo il Consiglio federale la partecipazione della SSR a questo progetto è di principio apprezzabile.

Risposta del Consiglio federale.