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20.4431 · Postulato · 2020-12-09

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di raccogliere in un rapporto le cifre e i fatti riguardanti la pubblicità politica in Internet e di evidenziare la necessità di una relativa regolamentazione. L'obiettivo è di illustrare la portata del suo sviluppo, individuare i punti deboli dell'attuale situazione giuridica e delineare le possibili soluzioni per proteggere i processi di formazione dell'opinione democratica dalla diffusione intenzionale di notizie false e da annunci in Internet non trasparenti basati su algoritmi.

Begründung

Le campagne elettorali e di voto si stanno spostando sempre più verso Internet. A differenza di quanto accade alla televisione, alla radio e nella stampa, sulle piattaforme Internet, come i social network o i motori di ricerca, non esistono praticamente regole nel settore della pubblicità politica. Anche la pubblicità basata su algoritmi non consente la trasparenza.

La pubblicità politica è vietata in TV e alla radio, ma è consentita negli altri media. Tuttavia, un giornale può rifiutare un annuncio politico. Secondo il Consiglio della stampa, l'autorità di ricorso nel settore dei media, anche i criteri etici dovrebbero determinare se pubblicare annunci politici. Inoltre, secondo il Consiglio della stampa, l'impaginazione dovrebbe essere tale da rendere riconoscibile che si tratta di pubblicità politica e non di contenuti editoriali. Il divieto di pubblicità politica in televisione e alla radio è invece sancito dalla legge e mira ad evitare che la formazione democratica dell'opinione pubblica sia influenzata eccessivamente da attori economici in posizione dominante.

Finora in Svizzera non esiste una regolamentazione della pubblicità politica sulle piattaforme Internet. I gruppi esteri come Facebook pongono sfide considerevoli alla nostra democrazia. Gli algoritmi che diffondono e guidano gli annunci su Internet non sono trasparenti e non sottostanno al controllo democratico. Di conseguenza, anche le informazioni deliberatamente false (fake news) possono venire ampiamente diffuse senza che chi le genera debba renderne conto o che i contenuti possano essere verificati dal vasto pubblico. Gli attori economicamente potenti possono anche esercitare un'influenza eccessiva sulla formazione dell'opinione pubblica attraverso le piattaforme Internet. E questo senza alcuna trasparenza sulle loro attività. Per questo motivo Twitter ha vietato la pubblicità politica sulla sua piattaforma. Le altre piattaforme continuano a permetterla.

Ci si chiede perché la democrazia svizzera sia protetta da un divieto di pubblicità politica in televisione e alla radio e da regole di settore per gli altri media redazionali (Consiglio della stampa), ma in Internet non ci siano regole per la pubblicità politica a pagamento. Una discussione politica sulla base del rapporto richiesto dal presente postulato può e deve contribuire a chiarire la situazione.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

Stellungnahme des Bundesrates

Su piattaforme Internet come Facebook, YouTube o Twitter, persone e organizzazioni possono pubblicare i propri contenuti e discutere e diffondere i contenuti altrui. Anche in Svizzera queste piattaforme svolgono un ruolo importante e nel 2019 sono state utilizzate dal 71% della popolazione. Rappresentano quindi un fattore sempre più importante nella formazione delle opinioni. Ciò è particolarmente vero per le giovani generazioni, le cui abitudini di comunicazione sono fortemente influenzate dai servizi dei social media.

La decisione riguardante quali contenuti visualizzare (o meno) a quali utenti e quale importanza attribuire a questi contenuti nel relativo "feed", è in gran parte automatizzata ricorrendo ad algoritmi. Questi ultimi decidono secondo la logica programmata dagli operatori della piattaforma. Su molte piattaforme è possibile far diffondere a pagamento determinati contenuti, come la pubblicità commerciale o politica destinati a gruppi mirati.

Le piattaforme portano da un lato a un'ulteriore democratizzazione della sfera pubblica in quanto riducono gli ostacoli alla visibilità pubblica delle opinioni private e semplificano la loro diffusione. Dall'altro, però, vengono anche utilizzate per diffondere informazioni mirate, palesemente false o fuorvianti al fine di ingannare il pubblico, disinformazione e incitazioni all'odio (ad es. affermazioni razziste o discriminatorie). La portata e lo sviluppo di questi fenomeni sono però molto difficili da rilevare, anche perché la maggior parte delle piattaforme non consente l'accesso ai dati necessari e perché le aziende non pubblicano quasi mai rapporti in merito, a causa delle piccole dimensioni del mercato svizzero. Questo vale anche per la pubblicità politica. Google, ad esempio, fornisce informazioni per i Paesi dell'UE sul volume delle spese pubblicitarie in ambito politico, ma non per la Svizzera. Il Piano d'azione per la democrazia europea prevede che quest'anno la commissione presenti una proposta legislativa sulla trasparenza dei contenuti politici sponsorizzati.

Il Consiglio federale è consapevole del fatto che con gli intermediari digitali è emersa una nuova infrastruttura di comunicazione che funziona secondo le regole delle organizzazioni private estere, ma che ha un impatto in Svizzera. Ha pertanto commissionato un rapporto che intende individuare le opportunità e i rischi degli intermediari, raccogliere i risultati empirici esistenti, rilevare la necessità di agire ed eventualmente proporre misure. Il tema della pubblicità politica sarà parte di questo rapporto, in cui sarà discussa la necessità di eventuali prescrizioni sulla trasparenza. In tale contesto si terrà conto anche degli sviluppi normativi in Europa.

Il rapporto è previsto per la fine del 2021. La discussione richiesta può avvenire sulla base di questo rapporto.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.