21.1039 · Interrogazione urgente · 2021-06-03
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Per quasi un mese la potenza occupante israeliana, spinta dall'estrema destra alleata di Benjamin Netanyahu e inneggiante alla "morte degli Arabi", ha represso con violenza una popolazione mobilitata contro gli sfollamenti. La popolazione colpita subisce una politica che Human Rights Watch e le organizzazioni per i diritti umani israeliane B'Tselem e Yesh Din considerano un'apartheid imposta dallo Stato d'Israele.
Di fronte alla più grande mobilitazione degli ultimi anni e con il pretesto di reagire al lancio di razzi, le forze armate israeliane hanno bombardato con grande brutalità la Striscia di Gaza - che a tutt'oggi subisce un blocco che le truppe di occupazione israeliane impongono in violazione del diritto internazionale - uccidendo 250 persone, tra cui 67 bambini. Secondo l'alta commissaria dell'ONU per i diritti umani Michelle Bachelet, questi bombardamenti potrebbero configurare crimini di guerra.
Il 21 maggio è stata proclamata una tregua, ma la situazione della popolazione palestinese in Israele e nei territori occupati dal 1967 resta estremamente difficile (scuole, case e ospedali rasi al suolo).
Questo stato di fatto è stato confermato da una risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell'ONU, che il 27 maggio ha aperto un'inchiesta internazionale sulle violazioni dei diritti umani commesse dall'aprile 2021 nei territori palestinesi occupati e in Israele nonché sulle cause profonde delle ultime tensioni, dell'instabilità perdurante e della prosecuzione del conflitto, inclusa la discriminazione e la repressione sistematiche fondate sull'identità nazionale, etnica, razziale o religiosa.
Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande.
1. La Confederazione non dovrebbe prendere posizione di fronte alle violenze e alla politica dell'apartheid attuata nei confronti della popolazione palestinese?
2. Il Consiglio federale non dovrebbe richiamare l'ambasciatore svizzero a Tel Aviv per consultazioni?
3. La Confederazione non dovrebbe interrompere ogni transazione relativa alla compravendita di armi o materiale bellico tra Svizzera e Israele?
Stellungnahme des Bundesrates
1. La Svizzera ha preso ripetutamente posizione sui recenti avvenimenti e si è impegnata attivamente per una de-escalation in Medio Oriente, sia pubblicamente e bilateralmente sia in forum multilaterali. La Confederazione ha invitato tutte le parti a ottemperare ai loro obblighi di diritto internazionale e ad abbandonare immediatamente tutte le misure unilaterali che secondo la risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza dell'ONU minano la soluzione a due Stati. Ha anche sottolineato l'obbligo di garantire libero accesso umanitario alla Striscia di Gaza e ha chiesto la cessazione immediata del blocco. La Svizzera ha esortato i leader israeliani e palestinesi ad astenersi da qualsiasi provocazione e ad opporsi ad ogni forma di violenza. Una coesistenza pacifica tra Israeliani e Palestinesi è possibile solo se i diritti individuali vengono rispettati. Il DFAE ha ribadito la sua disponibilità ad aiutare le parti a riprendere il dialogo.
2. In relazione alle misure da adottare, il Consiglio federale ritiene che la Svizzera debba sollevare la questione del rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani innanzitutto nell'ambito delle sue relazioni bilaterali con le parti e in seno a organismi multilaterali, cosa che fa regolarmente.
3. Sulla base di una costante prassi di autorizzazione e considerata l'instabilità della regione in cui si trova Israele, in linea di principio la Svizzera non autorizza alcuna esportazione definitiva di materiale bellico nel Paese. Sono possibili solo forniture temporanee. Le esportazioni verso Israele avvenute nel 2020, pari a 1 008 608 di franchi, hanno riguardato materiale per la riparazione di beni forniti da Israele e la restituzione di merci importate temporaneamente in Svizzera. Quando la Svizzera acquista materiale bellico in Israele, generalmente valuta e considera sempre non solo gli aspetti tecnico-militari, ma anche i risvolti di politica estera e i propri obblighi internazionali.
Risposta del Consiglio federale.