Energie di origine russa. Gli abitanti della Svizzera alimentano i fondi russi per la guerra?
24.3335 · Interpellanza · 2024-03-15
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Da uno studio del Center for Research on Energy and Clean Air (CREA) pubblicato nel febbraio 2024 risulta che, dall’inizio del dibattito sull’aggressione russa in Ucraina, le entrate della Russia derivanti dall’esportazione di carburanti e combustibili fossili nei Paesi dell’UE superano di gran lunga gli aiuti che quest’ultima ha fornito all’Ucraina. Sebbene le esportazioni di energie fossili siano complessivamente diminuite in modo significativo, si stima che dall’inizio della guerra la Russia abbia venduto ai Paesi dell’UE carburanti e combustibili fossili per un valore di circa 188 miliardi di euro (stato: marzo 2024). Un semplice calcolo del CREA rivela che ogni abitante dell’UE ha «pagato» in media circa 420 euro ai fondi russi per la guerra per l’approvvigionamento di energie fossili, mentre l’importo corrispondente a favore dell’Ucraina si attesta a circa la metà.
A partire da febbraio 2022 la Svizzera, che dipende dall’UE, ha preso una serie di decisioni volte a ridurre il consumo di energie fossili provenienti dalla Russia (petrolio, gas e carbone). In alcuni settori, come quello del gas naturale liquefatto, la dipendenza dalle fonti energetiche russe sembra ancora molto elevata.
Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. Può fornire cifre precise, analoghe a quelle dello studio CREA o da esso estrapolate, sulle entrate derivanti dall’importazione in Svizzera di fonti energetiche fossili di origine russa? Quali sono le cifre corrispondenti per il gas (in tutte le sue forme), il petrolio (grezzo o raffinato) e il carbone?
2. In assenza di dati precisi è invitato a fornire le migliori stime a sua disposizione sulle quantità di carburanti e combustibili fossili di origine russa e sulle relative entrate per la Russia dall’inizio dell’aggressione in Ucraina, nonché sulla loro evoluzione dal febbraio 2022.
3. Basandosi sulla stessa metodologia, dispone di cifre precise o stime sui combustibili nucleari di origine russa utilizzati nelle centrali nucleari svizzere per la produzione di energia elettrica a partire da febbraio 2022?
4. Quali misure intende adottare per ridurre ulteriormente la dipendenza della Svizzera dalle energie fossili e dai combustibili nucleari provenienti dalla Russia?
Stellungnahme des Bundesrates
1.-3. I dati della statistica del commercio estero dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) si riferiscono al Paese in cui ha sede l’azienda fornitrice. Può trattarsi di un Paese diverso da quello di origine delle merci importate. Di conseguenza, la Confederazione non dispone di dati sulle importazioni indirette dalla Russia attraverso società di fornitura di Paesi terzi. Secondo la statistica del commercio estero, dal 2022 il volume delle importazioni di vettori energetici sulla base di relazioni commerciali tra importatori svizzeri e società di fornitura russe è insignificante. Solo il carbone rappresentava ancora il 3,7 per cento (2 milioni di franchi) delle importazioni totali nel 2022; secondo i dati provvisori, tale percentuale è scesa allo 0,1 per cento nel 2023. Nel 2020 e nel 2021 gli elementi di combustibile nucleare provenivano nella misura rispettivamente del 20 e del 34 per cento da importazioni da fornitori con sede in Russia. Nel 2022 e 2023 non sono stati importati elementi di combustibile nucleare da fornitori russi.Dal 2022 negli Stati membri dell’UE sono in vigore sanzioni severe per l’importazione, il transito, il trasporto, il commercio e l’intermediazione di petrolio, prodotti petroliferi, carbone e gas propano e butano liquefatti provenienti dalla Russia. Per contro, nessuna sanzione si applica al gas naturale russo. Tuttavia, anche in questo caso si osserva un calo significativo. Per il 2021, l’Associazione svizzera dell’industria del gas (ASIG) aveva stimato che il 43 per cento del gas importato in Svizzera era di origine russa. Da allora, questa percentuale è diminuita drasticamente in Europa e quindi anche in Svizzera. Nel 2023 il gas russo rappresentava ancora il 15 per cento delle importazioni totali nell’UE. 4. Il Consiglio federale intende ridurre radicalmente la dipendenza dai combustibili fossili. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario aumentare la produzione di energia elettrica da fonti non fossili in Svizzera. Questo è anche l’obiettivo centrale della legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili. Per quanto riguarda la Russia, il Consiglio federale decide caso per caso se la Svizzera debba adottare in toto, in parte o per niente le sanzioni imposte dall’UE. Finora ha aderito a tutti i pacchetti di sanzioni dell’UE, comprese le diverse restrizioni nel settore delle materie prime. Per contro, il Consiglio federale non dispone di una base giuridica che consenta alla Svizzera di imporre proprie sanzioni. Nel rapporto in adempimento del postulato 23.3959 «Applicazione e controllo delle sanzioni contro la Russia nel settore delle materie prime», spiegherà se ci sono lacune nell’attuale controllo e applicazione delle sanzioni nel settore delle materie prime e dove le misure potrebbero essere rafforzate, se necessario.